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Sanremo seduti

Da oggi sono ufficialmente tra coloro che non si potranno sedere in piazza Colombo a Sanremo.
Accidenti. Devo ricordarmelo. Devo ricordarmi che il gran visir non vuole.
Se, passando di lì, mi si slacciasse una stringa e mi sedessi un momento a legarmi le scarpe, guai. Se, passando di lì, mi sentissi improvvisamente stanco, stessa cosa, guai, sono in contravvenzione. Se, passando di lì incontrassi un amico e decidessimo di fare due parole al fresco in una piazza della Riviera Ligure, a Sanremo, città dei Fiori dei sorrisi e delle canzoni, guai. Non saranno magari frustate, ma verbali di sicuro.

Non posso perchè il gran visir, appena salito al trono, investito a furor di popolo della libertà, ha deciso così: “Udite udite: sarà consentito sedersi sul bordo delle fontane di piazza Colombo e sugli scalini del solettone solo ai cittadini del regno al di sotto dei 12 anni e al di sopra dei 60”.
Io sono uno splendido 34enne e dunque non potrò farlo.

Facciamo mentelocale sulle categorie escluse dal decreto: dal ragazzino di Baragallo di 13 anni compiuti al geometra torinese che ne ha 59. Anche lo stesso sindaco, in teoria sarebbe escluso. Ha 35 anni. Ma l’età biologica, si sa, non corrisponde a quella mentale. Forse quest’ultima non gli impedirà di accomodarsi sul solettone. Deve averci di sicuro pensato.

Non suoni assurdo questo editto. Siamo fortunati. Si narra che a Dolceacqua come a Badalucco, quasi mille anni fa, il feudatario locale impose lo ius primae noctis. Il sovrano poteva approfittare di tua moglie la prima notte di nozze. E allora, cosa volete che sia a confronto un banale divieto di sedere vicino ad una fontana, riservato poi, ad una parte di popolazione sempre più piccola in Riviera: i giovani.
Il sultano delle Mille e una notte invece, faceva tagliare la testa a coloro che non riuscivano a farlo addormentare con le loro fiabe la sera. Solo Sherazad ci riuscì.

Voglio dire, se fossimo in Iran, potrei essere arrestato se mettessi una maglietta verde. Se fossimo in Nepal, potrebbero arrestarmi se vestissi di arancione. Se fossimo in Russia e fossi una giornalista, potrebbero ammazzarmi in un portone. Se fossimo in Italia, il Presidende del Consiglio limiterebbe la mia libertà di espressione con il suo perpetuo onnipresente Drive-in.
No, per fortuna siamo solo a Sanremo. In Riviera certe cose non accadono.

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