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10 domande

Gentile Beatrice Cozzi Parodi,
come cittadino della provincia di Imperia, considerate le sue attività e il loro impatto sul territorio su cui sono cresciuto io e la mia famiglia, desidererei che rispondesse a queste 10 domande, nel modo più chiaro possibile:
1.
Lei è davvero convinta che “La Riviera di Ponente presenta ancora consistenti margini di espansione in materia di portualità” come ha dichiarato a Il Secolo XIX il 26 agosto 2009, oppure condivide semplicemente le attese dei grandi gruppi imprenditoriali nel settore dell’edilizia?

2.
Lei pensa davvero che “I porti turistici sono un incredibile volano economico, sia nella fase di costruzione, con l’impiego di centinaia di addetti, che in quella di gestione” (Il Secolo XIX il 26 agosto 2009)?
Può elencarci il numero degli addetti attualmente occupati presso Marina degli Aregai? Supera forse quello del Mercato dei fiori di Sanremo?

3.
La sua è una vera e propria “Rivoluzione degli approdi”. In alcuni tratti della Riviera finirà per esserci un porto ogni 3 miglia. E’ sicura che questo modello sarà davvero utile alla popolazione o servirà soltanto a chi potrà permetterselo per spostare la propria 16 metri da un parcheggio (barcheggio) ad un altro?

4.
E’ davvero convinta che la Riviera, con tutti i suoi problemi di trasporti accoglienza, orografia, possa assurgersi a “competitor” della Costa Azzurra o sarebbe meglio ideare un modello di turismo e sfruttamento del territorio più sostenibile e compatibile con il substrato culturale, economico, ambientale del Ponente Ligure?

5.
Crede davvero che rivestendo gli uliveti di campi golf e i fondali di moli e cemento gli operatori turistici si accorgeranno del valore intrinseco della Riviera di ponente?

6.
Tutti i porti di cui lei sostiene la necessità sorgeranno nelle acque del “Santuario dei Cetacei”. Il porto di Marina di San Lorenzo, quello di Imperia e quello di Baia Verde a Ospedaletti hanno già intorbidito le acque del Mediterraneo. Quello degli Scoglietti a Ventimiglia metterà a rischio grotte e sorgenti sottomarine. Le eliche dei natanti rappresentano un pericolo reale per balene e delfini. Lei pensa che i Cetacei si faranno più vivi a queste condizioni?

7.
Entriamo nel particolare.
Lei considera davvero che il porto di Marina San Lorenzo, sovrastato da un aborto di svincolo autostradale, a rischio di sversamenti di percolato dalla vicina discarica di Ponticelli, sia “un gioiellino” (Il Secolo XIX il 26 agosto 2009)?

8.
Lei dichiara di non essere interessata alla riqualificazione del porto vecchio di Sanremo (Il Secolo XIX il 26 agosto 2009).
E’ d’accordo con l’ipotesi del neosindaco Zoccarato ha ipotizzato di affidarla a Francesco B. Caltagirone, patron di Acquamare?

9.
Così lei descrive la struttura che ha intenzione di realizzare a Capo Verde: “un molo tecnico collegato ai cantieri. Si tratta di una struttura che potrà ospitare al massimo un paio di yacht di grandi dimensioni, fino a novanta metri, in attesa di essere sottoposti a lavori di rimessaggio”. Può descriverci la differenza tra l’impatto di questo cantiere (a due passi dalla pista ciclabile Area 24 e dall’area archeologica di Costa Balena) e quello di un porticciuolo turistico?

10.
Il ministro Scajola ha dichiarato che dopo il porto degli Scoglietti di Ventimiglia non esistono più spazi per ulteriori porticciuoli nel ponente ligure. Lei si trova d’accordo con lui?

In attesa di un suo gentile riscontro, porgo i più cordiali saluti.

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Caccia al piattello rosso

L’ingegner Brambilla è appena arrivato da Milano.
Ha portato la moglie al mare, che è una settimana che ne parla, di questo benedetto bellissimo mare di Sanremo, e poi ha puntato il muso dell’Audi su Capo Pino. L’estate sta finendo e non fa più quel caldo asfissiante di agosto. Le spiagge sono quasi deserte. Guarda l’ora. Sua moglie sarà già tutta unta e spaparanzata al sole.
Il vento è quasi assente, le condizioni sono ideali. L’ingegner Brambilla tira fuori il suo Beretta DT 10, un vero gioiello, con calcio memory sistem, 20 sparate in serie, 8 libbre. Indossa il giubbino, inforca gli occhiali. Imbraccia l’arma. Calca bene il calcio e punta. La canna segue il filo dell’orizzonte. Cara moglie, sarai contenta adesso, t’ho portata al mare, te l’avevo promesso. Gli pare di vederla, distesa sull’arena dell’Imperatrice.
Ma non c’è tempo per pensare. Punta. Spara.
Il piattello emette uno sbuffo arancione e poi precipita. Bel colpo! Gli dicono. E’ il geometra Bianchi, anche lui quella mattina ha preso il fucile e se n’è andato al tiro a volo a Sanremo.
Non c’è un posto migliore per sparare. Il contrasto tra il blu del cielo e del mare e il rosso arancio dei piattelli li rende immediatamente visibili. Il filo dell’orizzonte aiuta i cecchini a puntare. Gabbiani lì non ce n’è, è forse l’unico luogo in Riviera non frequentato da questi volatili.

Bianchi e Brambilla s’accordano per una sfida in trap sui 25 piattelli. Bianchi parte bene, ne infila 8 su 10. Ma l’ingegner Brambilla recupera la concentrazione e alla fine sono pari 15 su 24. Ne mancherebbe uno a testa, ma decidono di proseguire e giocarsi una birra. Il primo dei due che sbaglia paga. Parte il piattello, Bianchi centra, Brambilla pure. Poi un altro, un altro ancora. Siamo 18 pari. Bianchi spara. Manca il bersaglio. Ora tocca all’ingegner Brambilla. Tende l’arma, calca il calcio, inspira. Per un attimo gli viene in mente la moglie. Il piattello parte. Preme il grilletto. Colpito! Bianchi 18/25, Brambilla 19/25.

Una cosa viene da pensare. Ma i 6 piattelli mancati dal geometra Bianchi e i 5 mancati dall’ingegner Brambilla, dove sono finiti?
Se tutti li vedono partire in cielo come meteore, nessuno immagina quale parabola compia realmente la vita di un piattello da tiro a volo. Un piattello ha il proprio destino segnato: essere colpito. Dal momento in cui viene fabbricato (in una ceramica particolare, arricchita di una speciale vernice fluorescente rossa o gialla), non aspetta che il momento in cui verrà sparato.
I piattelli colpiti si sbriciolano e finiscono nel paradiso dei piattelli. Può anche accadere però, che venga mancato. E i piattelli mancati, quelli che riescono a sfuggire alla rosa di pallini sparati dal Bianchi o Brambilla di turno cominciano una nuova vita.

A Sanremo, i piattelli mancati finiscono in mare.
Se si pensa che nelle competizioni di Trap e Skeet si arrivano a lanciare fino a 75 piattelli per tutti, si può avere una misura di quanti piattelli possano esserci nel mare davanti a Capo Pino.
Proprio così. Il fondale attorno al tiro a volo di Sanremo è pieno di piattelli sommersi, sfuggiti alle mire di inconsapevoli geometri, dentisti, architetti, agenti di commercio. Ogni giorno una quantità di piattelli mancato saltano a pelo dell’acqua e si adagiano lemmi lemmi tra gli altri sul fondo. Lì, sicuri di sfuggire ai suoi nemici, rimarranno per anni perchè nessuno, nè il comune di Sanremo, nè la gestione del tiro a volo, nè Regione e Provincia si preoccuperà di raccoglierli.

Se avete mai provato a fare un’immersione a Capo Pino, forse è il momento di farlo. Due  miei amici biologi marini che si sono immersi recentemente sono rimasti sconcertati: con le pinne, il fucile e gli occhiali, a Capo Pino si potrebbe fare un tiro al piattello sottomarino. Il fondale è praticamente arancione. E pensare che si tratta di un’area protetta, siamo nel “Santuario dei Cetacei”, segnalata sulle carte del Ministero dell’Ambiente.

Non so se qualcuno ha mai proposto un rimedio a questa situazione.
Io avrei una soluzione: i tiratori potrebbero segnare i piattelli mancati e poi tuffarsi per raccoglierne un ugual numero a fine seduta. Sarebbe un bel gesto, di grande responsabilità. E poi, avrebbe certo anche notevoli conseguenze sul rendimento. Sono sicuro che nel giro di poco i tiratori sanremesi diventerebbero bravissimi. E le medaglie olimpiche fioccherebbero.

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