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Ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più?

Non è mai stata una storia d’amore. Come fai a innammorarti di un ciccione vestito di verde che vomita cazzate.  Sarà perchè lui è così insistente. Ci prova e ci riprova. E adesso lo sdoganano come cultore delle tradizioni locali.

Qualche anno fa s’è già presentato a Sanremo (è arrivato in treno, come il duce) e, assieme ad altri tre sfigati “padani” con il sostegno di altri due scagnozzi della destra matuziana s’erano messi in testa di scacciare “i negri” dalla Pigna.
Un proposito da Cinegiornale Luce. Naturalmente “negri” per loro è un concetto molto allargato. Ci stanno dentro quelli nati da Sarzana in giù e tutti i possibili mezzosangue, anche quelli abbronzati.
Non trovando “negri” in giro, disperati per il fallimento di quella loro ronda ante-litteram, prima di convertirla nel solito puttan-tour, han giocato l’ultima carta:
– Camerati! Ai citofoni!

I nostri arditi si sono messi a perlustrare così i portoni. A scandagliare i nomi sui citofoni. Grande la fatica, d’inverno, al buio, con gli accendini. Ma il loro ardore venne infine premiato. Eccolo! Ecco l’agnello, il capro espiatorio, ecco il nome contro cui levarsi per difendere i “nostri” (loro) valori. Interno 5: Ahmed. Uno dei 99 nomi di Maometto.
E giù a suonare, giù a pigiare quel bottone, nemmeno cercassero Gigi e la cremeria. S’affaccia qualcuno. E’ nero. Di pelle e di rabbia. E’ quasi mezzanotte e lui domattina si deve svegliare alle 3 per fare il mercato della frutta.
– Scendi abissino!, gli urlano i prodi, Scendi! Padroni a casa nostra!
Lui scende, tranquillo. Non ho mai visto un senegalese incazzato, ma preferirei evitare l’esperienza.
– Te ne devi andare, hai capito?
– Chi, chi se ne deve andare?, dice lui.
– Tu e tutti i tuoi amici africani. Questa è casa nostra.
– No, vi sbagliate amici, forse c’è un errore – per fortuna Ahmed l’ha presa sul ridere.
– No, devi tornare a casa tua.
– Ma ci sono già, risponde lui.
Il manipolo è spaesato. Non sa più che pesci pigliare. L’onorevole Borghezio si ritira, cerca un bar. Forse deve cambiare il pannolone. Avevano beccato un italiano, uno che lavora nel nostro paese da anni, s’è comprato casa e manda i suoi figli a scuola in Via Zeffiro Massa.

In un’altra delle sue avventure, l’eurociccione si permise di prendere gli interregionali con il vetril per pulire i vagoni dove dormivano le nigeriane.

E per poco non c’eravamo di nuovo. Ancora lui. Domenica 4 ottobre alle ore 11, l'”onorevole” Borghezio doveva essere a Triora all’hotel ‘Colomba d’Oro’ per aprire e chiudere il convegno “La montagna e la tradizione, simboli, riti… e streghe”, organizzato dalla “Fondazione federalista per l’Europa dei popoli” di cui è presidente.
Certo non è difficile indovinare quali sarebbero state le tradizioni esaltate da quel convegno. Sicuro indovinarle se si ha la pazienza di seguire questo video pubblicato su youtube e diffuso dai media nazionali anche qualche mese fa.
In un convegno simile a Nizza, Borghezio si abbandonò a qualche consiglio, qualche pratico aiutino ai giovani nazi per proseguire la loro carriera. Strategie di infiltrazione politica per ricreare cellule naziste e fasciste facendole passare come partiti di tutela delle tradizioni locali e addirittura di orientamento cattolico.

Il convegno è stato annullato a causa di presunte minacce no-global: http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=99979

Nella sua nota da Bruxelles Borghezio parla di no-global, di minacce, idiozia e paura.  Noi preferiamo pensare che i nostri valori sono lontanissimi dai suoi.  Noi crediamo che non si possa andare in giro a seminare odio e ignoranza come fa lui. Tanto più in una valle che ha subito le vessazioni dei nazifascisti. E conosco decine di persone che la pensano come me e non hanno mai spaccato una vetrina o bruciato un’Audi in via Tolemaide.
E se questo significa essere no-global, allora siamo tanti, signor Borghezio. Per fortuna.

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Mille di questi Millo

La notizia è di quelle che, sui giornali, finiscono nei trafiletti, nelle colonnine della cronaca locale, apparentemente innocue rispetto ai grandi lenzuoloni a metà pagina (in questi giorni dedicati al sontuoso raduno dei Motoryatch d’epoca). Ma sono quelle che fanno più male.

Se n’è andato Lodovico Luigi Millo, storico partigiano sanremese, memoria storica della Resistenza sulle Alpi Marittime, compagno del “Lupo rosso” del “Sentiero dei nidi di ragno”. Aveva 88 anni.

Non so, ma ogni volta che leggo sul giornale o vengo a sapere della morte di un partigiano, mi sento molto più povero, come cittadino e come raccoglitore di storie.
Nel primo caso, perchè se ne va qualcuno che ha combattuto per donarmi la pace e la giustizia. A me che sarei nato 30 anni dopo, a me, a noi che neppure, forse,  ci saremmo mai conosciuti.
E poi, c’è la qualità dell’uomo come fondaco, magazzino, archivio, arsenale della memoria: e il partigiano Millo lo era.

Non per nulla quando, il giorno della Liberazione i partigiani occuparono la tipografia Gandolfi in via Roma e, con i caratteri ancora freschi de L’Eco della Riviera – house organ del regime a Sanremo – decisero di stampare “La voce della democrazia”, organo ufficiale del Comitato di liberazione nazionale, fu proprio a Millo che il CLN decise di affidare il giornale (e lui subito chiamò Italo Calvino a scrivere).

Le storie di Millo erano prive della retorica che tanto male ha fatto alla Resistenza negli ultimi anni e anche dell’edulcorata (seppur comprensibile) memoria delle imprese compiute in gioventù. Quella non è stata una gioventù “normale”, trascorsa tra i dischi, lo sport, i weekend; di fronte c’era un mostro nero, gente con il teschio sul cappello o due “s” sul bavero, lottare era sopravvivere, come in un videogame, in un gioco di ruolo, un angoscioso reality così vicino, così lontano.

Ed è singolare che le esequie di Millo, si siano svolte in concomitanza con il primo giorno di scuola. Se tutto fosse diverso, se la scuola non fosse ormai un parcheggio dell’educazione, se non fossimo ormai “turisti della democrazia” (la più bella frase mai detta dall’attuale Egoarca, il nostro Sorridente del Consiglio), ieri mattina alle 10.30 la chiesa di San Rocco avrebbe dovuto essere gremita di studenti.

Al partigiano Millo mio fratello Franco  aveva fatto una bella intervista qualche anno fa. La trovate su ZemiaFilm.
Ciao Millo, fischia il vento.

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