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Aragiaive!

Un consiglio comunale in provincia di Imperia sciolto per “forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”. Ma non succedevano altrove queste cose? Invece.

Un sindaco invitato più volte a mettersi da parte per rispetto dell’istituzione che ricorre al T.A.R. e parla dello scioglimento ordinato da un ministro della repubblica come di un “atto abnorme, inspiegabile, illegittimo”. (Ma non ha giurato sulla costituzione?)  E’ accadduto anche questo.

Il presidente di una squadra di calcio locale arrestato per minacce ai suoi giocatori. Che cos’è? Un sequel polizziottesco dell'”Allenatore nel pallone”?

Un “porticciulo”, quello di Imperia, partito con l’ambizione di essere il più grande d’Europa diventato invece più grande la bufala degli ultimi anni.

Un ex ministro dimessosi già due volte per clamorose gaffe che dichiara che da quando non c’è più lui “ci si accanisce contro il ponente” e va a tirar la sottana del presidente del consiglio, minacciando di formare una corrente. Ma quando “c’era lui” le cose erano diverse?

Se unite tutto questo al deficit Area 24, alla pista ciclabile senza luce, all’Amaie che rischia la privatizzazione, all’autocombustione di negozi in pieno centro, alla crisi della floricoltura, dei trasporti, alle discariche abusive, perfino della spazzatura e ai morsi del cemento sulla costa e sulle colline ce n’è abbastanza: Aragiaive! Per i foresti: Indignatevi!
In Francia, un libretto scritto da un vecchio partigiano di 94 anni, Stéphane Hessel, sta scuotendo le coscienze civili del paese. Si chiama “Indignez-vous!”, costa pochissimo e in quattro mesi ha venduto più di 650mila copie.
L’abbiamo letto: non è il solito mugugno di un vecchio nostalgico, nè il suo canto del cigno prima di affidarsi alla grande consolatrice. Chiama in causa le idee, i valori, gli stessi che hanno ispirato la resistenza contro il nazismo, il male assoluto. Dov’è finito tutto ciò per cui i nostri nonni solo 60 anni fa hanno combattuto e tanti sono morti? Potrebbe sembrare la retorica a cui ci siamo abituati nei discorsi da 25 aprile, invece no: in Hessel, ex allievo di Sartre, si legge la nausea per il mondo di oggi e si schiera contro il male principale che lo affligge: l’indifferenza. E’ l’indifferenza che gradino, dopo gradino, ci porterà ad accettare tutto, ingiustizie economiche, sociali, spostando il limite sempre più in là, fino alle discriminazioni razziali e religiose, finchè diverrà nouveau regime.

Questo libretto, come scrive anche Le Monde, “non è certo un programma di governo. Ma è un serio avvertimento al governo”. E’ un avvertimento alla sinistra perchè torni a suscitare speranze, alternative, argomenti. Tra pochi mesi in Francia ci sono le presidenziali. Non è un caso infatti che Sarcozy abbia dichiarato di voler bombardare Gheddafi: speculazioni elettorali. Da noi in Italia le elezioni sembrano lontanissime e non sembrano rappresentare più una soluzione, la classe politica nel frattempo si è decomposta. L’Italia è il paese dove la politica è più distante dalla realtà, un vero parassita di privilegi.
Gli stessi privilegi che nel Nord Africa islamico, tanto condannato da noi puristi occidentali, hanno provocato uno tsunami di rivolte e rivoluzioni. Dietro i paraventi messi su dai governi trentennali di Ben Ali, Gheddafi e dagli emiri sauditi, c’è chi non ne può più, chi s’è indignato, s’indigna.

E allora, perchè confinare l’indignazione a Ponte San Ludovico? Anche in Italia, anche in provincia di Imperia abbiamo i nostri buoni motivi, ce ne accorgiamo tutti i giorni.
Ma che fare? Abbiamo visto che non serve scendere in piazza. Sindaci, presidenti, politici stanno a guardare (magari partecipano pure, come Bosio alla manifestazione contro le mafie), al limite offrono cappuccino e brioche al popolo, come Maria Antonietta. Non serve sbraitare, insultare sul web: scatenano solo azioni legali e risarcimenti. Ma indignarsi è fondamentale per cambiare le cose. Serve uscire da questa indifferenza in cui siamo finiti, annebbiati, anestetizzati da un benessere di base e dai modelli della TV. Cominciamo con lo spegnere quella e verrà di conseguenza indignarsi, “aragiase”. La soluzione può essere politica o no, ma deve arrivare da una giusta incazzatura.

Questi sindaci amici su facebook di camorristi, ci rappresentano?
Questi politici che non si mettono mai da parte ma hanno l’arroganza dei salvatori della patria, hanno migliorato il nostro territorio in tutti questi anni?
Questo ambiente una volta straordinario e invidiato da tutti e oggi colonizzato dai cementieri e imprenditori con la cazzuola, ci piace?

Questa è una resistenza, una nuova resistenza.

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C’è movimento sulla terra

Se un marziano che avesse visitato il ponente ligure qualche anno fa, tornasse ora (non si capisce ancora perchè dovrebbe farlo) resterebbe stupito: c’è movimento sulla nostra terra.

Ma che cos’è?
L’eco di ciò che è accaduto e sta succedendo in altre italiche località?  Un improvviso innamoramento per la propria terra degli abitanti del Ponente?  Surf politico sull’onda di un argomento in voga per guadagnare i consensi erosi dalle amministrazioni? Come per tutti i minestroni, la ricetta non è una sola: un po’ dell’uno, un pizzico dell’altro. L’importante è che, finalmente, sulla terra del ponente ligure si muova qualcosa, non soltanto i camion targati Pellegrino o Fotia.

Dopo la fiaccolata contro le mafie a Sanremo di quest’estate e il provocatorio “funerale al territorio” celebrato da Legambiente e comitati, con tanto di Requiem di Mozart e la benedizione di Don Gallo, dopo lo scandalo di Rocca Croaire, dopo l’halloween dei cassonetti stracolmi a Sanremo, sembra sia nata un’attenzione nuova per il territorio, una sensibilità nuova per quel concetto di “environment” parola che in italiano viene tradotta con “ambiente” ma in inglese e francese significa ben di più: la realtà in cui cresce e si sviluppa la nostra vita.

Da mesi argomenti che rimanevano all’ubago delle cronachette di politici, sultani e feudatari locali o delle magnifiche sorti e progressive della nostra straordinaria e illuminata porticciuolità, hanno cominciato a venire al sole, prima timidamente, ora più forti e decisi.

Uno su tutti: cominciamo a parlare di rifiuti.
Si faceva così fatica a parlarne l’anno passato. Qualcuno ci provava ma tutto cadeva nell’oblio. Poi arrivava qualc’un altro che uscito dalla toilette di un consiglio o un’assemblea prospettava la soluzione delle soluzioni, magari l’inceneritore. Invece oggi no. Zoccarato che va a Vedelago per vederci chiaro è un segno. In altri tempi sarebbe andato a Las Vegas. Il fatto che il sindaco di Sanremo, non ufficialmente ma effettivamente, a nome degli altri amministratori della provincia di Imperia, si interssi ad un centro all’avanguardia per il riciclo dei rifiuti per portare qualcosa di simile anche da noi, è certamente incoraggiante. Non solo per i soliti ambientalisti “rompiscatole”. Che poi proprio il consiglio comunale di Sanremo abbia approvato all’unanimità un o.d.g. per limitare il problema rifiuti, con un question time di significativo interesse seguito da molti cittadini appartenenti a Sanremo Sostenibile, Legambiente e tante altre associazioni che si da tempo si battono per una soluzione a questo problema non lascia indifferenti.

E la manifestazione degli abitanti di Castellaro davanti al presidente Burlando di sabato mattina?  Non era un passatempo. Certo, c’è ancora molto da fare. Mentre Zoccarato sarà a Vedelago e il consiglio comunale di Sanremo dà una scopettata in città, da altre parti si continuna a nascondere la polvere sotto il tappeto.  E il tappeto, in Liguria, è sempre l’entroterra. Tra la fine di agosto ed i primi di settembre 2010, nottetempo, è stato scaricato materiale in una vecchia cava sulla strada tra Taggia e Badalucco, frazione Lona, di proprietà dei fratelli titolari di una nota impresa edile. Discarica, tra l’altro, praticissima con la statale 548. Testimoni hanno visto scaricare materiale e ricoprirlo immediatamente con utilizzo di ruspe. C’è poi chi, s’è trovato sulla stessa strada dei camion che da Imperia uscivano carichi dal porto in costruzione, finito nei guai recentemente proprio per il movimento terra. Il caso ha portato i camion sempre in valle Argentina, sulla statale 548.

Sindrome di Terzigno? Chissà. Ma il fatto che quella cava non stia nel comune di Taggia o in quello di Badalucco, ma nel più disponibile a compromessi Castellaro e che sia partita la compravendita dei terreni lì attorno, lascia pochi dubbi su dove si vuol fare la discarica di servizio del futuro impianto provinciale di separazione.

Staremo a vedere. Ma speriamo che il movimento “sulla” terra continui.

Dopo anni di oblio, qualcosa negli ultimi mesi si sta muovendo nella coscienze civili degli abitanti del Ponente Ligure.

Se un marziano che avesse visitato il ponente ligure qualche anno fa, tornasse ora (non si capisce ancora perchè dovrebbe farlo) resterebbe stupito: c’è movimento sulla nostra terra.

Ma che cos’è?

L’eco di ciò che è accaduto e sta succedendo in altre italiche località?  Un improvviso innamoramento per la propria terra degli abitanti del Ponente?  Surf politico sull’onda di un argomento in voga per guadagnare i consensi erosi dalle amministrazioni? Come per tutti i minestroni, la ricetta non è una sola: un po’ dell’uno, un pizzico dell’altro. L’importante è che, finalmente, sulla terra del ponente ligure si muova qualcosa, non soltanto i camion targati Pellegrino o Fotia.

Dopo la fiaccolata contro le mafie a Sanremo di quest’estate e il provocatorio “funerale al territorio” celebrato da Legambiente e comitati, con tanto di Requiem di Mozart e la benedizione di Don Gallo, dopo lo scandalo di Rocca Croaire, dopo l’halloween dei cassonetti stracolmi a Sanremo, sembra sia nata un’attenzione nuova per il territorio, una sensibilità nuova per quel concetto di “environment” parola che in italiano viene tradotta con “ambiente” ma in inglese e francese significa ben di più: la realtà in cui cresce e si sviluppa la nostra vita.

Da mesi argomenti che rimanevano all’ubago delle cronachette di politici, sultani e feudatari locali o delle magnifiche sorti e progressive della nostra straordinaria e illuminata porticciuolità, hanno cominciato a venire al sole, prima timidamente, ora più forti e decisi.

Uno su tutti: cominciamo a parlare di rifiuti.

Si faceva così fatica a parlarne l’anno passato. Qualcuno ci provava ma tutto cadeva nell’oblio. Poi arrivava qualc’un altro che uscito dalla toilette di un consiglio o un’assemblea prospettava la soluzione delle soluzioni, magari l’inceneritore. Invece oggi no. Zoccarato che va a Vedelago per vederci chiaro è un segno. In altri tempi sarebbe andato a Las Vegas. Il fatto che il sindaco di Sanremo, non ufficialmente ma effettivamente, a nome degli altri amministratori della provincia di Imperia, si interssi ad un centro all’avanguardia per il riciclo dei rifiuti per portare qualcosa di simile anche da noi, è certamente incoraggiante. Non solo per i soliti ambientalisti “rompiscatole”. Che poi proprio il consiglio comunale di Sanremo abbia approvato all’unanimità un o.d.g. per limitare il problema rifiuti, con un question time di significativo interesse seguito da molti cittadini appartenenti a Sanremo Sostenibile, Legambiente e tante altre associazioni che si da tempo si battono per una soluzione a questo problema non lascia indifferenti.

E la manifestazione degli abitanti di Castellaro davanti al presidente Burlando di sabato mattina?  Non era un passatempo. Certo, c’è ancora molto da fare. Mentre Zoccarato sarà a Vedelago e il consiglio comunale di Sanremo dà una scopettata in città, da altre parti si continuna a nascondere la polvere sotto il tappeto.  E il tappeto, in Liguria, è sempre l’entroterra. Tra la fine di agosto ed i primi di settembre 2010, nottetempo, è stato scaricato materiale in una vecchia cava sulla strada tra Taggia e Badalucco, frazione Lona, di proprietà dei fratelli titolari di una nota impresa edile. Discarica, tra l’altro, praticissima con la statale 548. Testimoni hanno visto scaricare materiale e ricoprirlo immediatamente con utilizzo di ruspe. C’è poi chi, s’è trovato sulla stessa strada dei camion che da Imperia uscivano carichi dal porto in costruzione, finito nei guai recentemente proprio per il movimento terra. Il caso ha portato i camion sempre in valle Argentina, sulla statale 548.

Sindrome di Terzigno? Chissà. Ma il fatto che quella cava non stia nel comune di Taggia o in quello di Badalucco, ma nel più disponibile a compromessi Castellaro e che sia partita la compravendita dei terreni lì attorno, lascia pochi dubbi su dove si vuol fare la discarica di servizio del futuro impianto provinciale di separazione.

Staremo a vedere. Ma speriamo che il movimento “sulla” terra continui.

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Vado, Vedelago e torno

 

La pregiata RT Travels (Rifiuti Trasporti), rinomata agenzia di viaggi della Provincia di Imperia, che cura direttamente già molti tra i collegamenti più importanti oggi in Riviera, come quelli quotidiani tra Sanremo, Imperia e Vado o Collette Ozotto, organizza per il prossimo 4 novembre una gita-viaggio-studio a Vedelago, località in provincia di Treviso nota per ospitare uno dei centri benessere più efficienti del paese.

La quota di partecipazione, di solo 9,99 a persona (esente T.A.R.S.U.), comprende: trasferimento in pulmann gran turismo super equipaggiato e compattato con fermate ad ogni cassonetto;  sosta ai santuari di Ponticelli e Scarpino, pranzo al ristorante tipico “da Berto & Laso” (tutte le pietanze sono avanzi del giorno prima riciclati, non si butta via niente); visite con guida professionale al centro (compresa la possibilità di gettarvi cartacce, lattine, bottiglie e vedersele tornare miracolosamente trasformate in spiccioli e monetine); maglietta con la foto di Sanremo invasa dai rifiuti e la scritta “c’ero anchio”.
A causa del patto di stabilità, la quota non comprende: pasti non esplicitamente indicati in programma, escort di lusso, appartamenti e souvenir comprati a insaputa; extra in genere e tutto quanto non espressamente indicato alla voce “la quota comprende”.

Per allietare i partecipanti durante i quasi 1000 km da Sanremo a Vedelago e ritorno, la RT travels ha assunto una serie di animatori che con gags, battute e freddure, intratterranno i partecipanti durante le circa 10 ore e mezza di viaggio.

Si tratta di grandi artisti del cabaret matuziano, imperiese e intemelio, con anni di esperienza alle spalle, ma anche di personalità salite di recente sul palcoscenico di Sanremo e dintorni, come il sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato. Grande l’attesa sulla sua partecipazione: chissà se l’esperienza servirà a fargli cambiare ancora una volta idea: inceneritore si, inceneritore no, inceneritore chissà, l’accendiamo o no?

L’Assessore all’Ambiente Antonio Fera, ancora offeso per essere stato escluso da una recente riunione in Regione per i rifiuti, ha voluto venire a tutti i costi, anche come autista di riserva. Avrebbe già però mandato il suo ultimatum al sindaco: “O mi fai guidare o mi dimetto”.

Il sindaco di Imperia, Paolo Strescino, invece, sfrutterà la gita per l’azienda di famiglia: porterà con sé una valigia con un campionario di tupperware di tutte le misure. Sul tratto più noioso, appena prima dell’autostrada del Brennero, è sicuro di venderne qualcuno. A chi non serve un contenitore per il pesto o le acciughe, le lasagne della sera prima?

Prevista nella comitiva anche la presenza del vicesindaco di Camporosso Marco Bertaina, ex campione provinciale di raccolta differenziata. Terrà un corso su come differenziare correttamente: i capi estivi da quelli invernali, le chiavi inglesi da quelle a pappagallo, i fox terrier dai labrador. Ah, già, si dovrebbe trattare di differenziare rifiuti? Ma tanto in provincia di Imperia non interessa a nessuno.

Della partita anche il presidente della Casinò di Sanremo Donato Di Ponziano che allestirà una roulette durante le fermate in autogrill. Ma i maligni dicono che la sua presenza dipenda da ben altro: interessato sempre ad eliminare qualsiasi tipo di concorrenza al Casinò, vorrebbe verificare alcune voci che lo inquietano: che al centro di Vedelago la percentuale di riciclo raggiungibile sia del 99%. Ma al Casinò di Sanremo fanno molto meglio: a seconda dei casi si arriva tranquillamente al 150% e più, dipende.

Invitiamo chi fosse ancora interessato al viaggio a mettersi in contatto con la RT Travels. L’offerta è aperta anche alle famiglie: per i più piccoli Zoccarato ha detto che porterà il Gameboy. Per i più maliziosi invece, si terranno esempi di raccolta differenziata “spinta”.
Venghino signori, venghino.

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Per chi soffia nella vuvuzela

Il problema rifiuti è ormai il tormentone, la vuvuzela dell’estate nel Ponente ligure. Giunta a “tappo” la discarica di Collette Ozotto a Taggia e chiusa la discarica di Ponticelli che per anni ha servito i comodi di un’amministrazione, quella di Gianni Giuliano, che non ha mai preso in seria considerazione la realizzazione di un’alternativa al sistema vetusto di gettare e comprimere i rifiuti in modo indifferenziato in una discarica, il nuovo presidente della provincia Sappa si trova ancora una volta di fronte il problema.

Che sia Scarpino, giudicato inadatto, che sia Vado, su cui probabilmente convergeranno i compattatori della provincia di Imperia nei futuri mesi, si tratterà comunque di una soluzione provvisoria, temporanea alla decisione di risolvere in loco il problema dello smaltimento rifiuti con la realizzazione un impianto di separazione in regione Colli a Taggia -impianto contro cui si sarebbe già formato un comitato di cittadini – mentre Ventimiglia balla da sola, allettata dalla proposta di smaltire i suoi rifiuti a Chambery, sopra Grenoble.

Tutte le soluzioni probabili o meno, dovranno però fare i conti con la loro incidenza sui cittadini, attraverso la TARSU che sembra destinata a lievitare, al pari del volume delle eco-balle con i nostri rifiuti sotto il sole estivo.

Ma la vuvuzela dei rifiuti sembra destinata a non esaurirsi con la fine dell’estate (e dei mondiali), bensì a continuare, a divenire una situazione cronica il Ponente ligure.

Questo perché, dalle nostre parti come nel resto d’Italia, non ‘è ancora formata quella coscienza che alcuni potrebbero chiamare ecologica, altri semplicemente civile, ragionevole, che considera il “rifiuto” come una risorsa da cui trarre materie prime e risparmiare energia. Tutt’altro: la spazzatura, la nostra “rumenta” va nascosta, sotterrata, allontanata a spese del cittadino per non disturbare proprio coloro che la producono. Tuttalpiù va distrutta, bruciata con un qualche tipo di inceneritore (oggi la stessa cosa si chiama con molti nomi, inceneritore, termovalorizzatore, gassificatore) come ha sostenuto recentemente il sindaco di Sanremo, Zoccarato: ma si sa, a Sanremo si risolvono molte cose con il fuoco ultimamente, il sindaco dev’essersi fatto prendere la mano pensando che la camorra potesse risolvere il problema.

Non abbiamo ancora raggiunto quella maturità che permette agli altri esseri viventi di lasciare il luogo che hanno attraversato come l’hanno trovato: noi c’impegnamo anzi ad arricchirlo, lasciandoci residui di ogni tipo, anidride carbonica, idrocarburi, metalli pesanti e ceneri, possibilmente radioattive, in modo da farle durare un pochino di più.

Su tutti il caso di Rocca Croaire, tra Taggia e Castellaro: quella che era un cava di puddinga (si chiamano così i conglomerati di ciottoli e materiali derivanti da sedimenti naturali) è diventata nel tempo luogo preferito in cui stipare qualsiasi tipo di materiale di scavo e di risulta, rifiuti comuni, gomme e motrici di camion. Addirittura contenenti amianto. Questi materiali, legatisi ai depositi di limo essiccato, renderebbe quella zona molto pericolosa per le polveri che vi si formano durante le giornate di vento, oltre che per la presenza di diossine, diserbanti, oli e combustibili. Sono già diversi i casi di tumore e le malattie riscontrate nella zona.

E’ quello che ha denunciato il circolo Legambiente “Valle Argentina” nell’esposto che ha presentato alla Commissione Europea ed al Dott. Guariniello della Procura di Torino in relazione alla cava nel comune di Castellaro.

Ormai è un meccanismo consolidato nella Liguria di Ponente: le cave che servirono un tempo per i cantieri dei condomini sulla costa, per la speculazione edilizia, dopo un certo periodo di abbandono (il che non vuol dire, ovviamente bonifica) sono diventate progressivamente luogo adatto a stipare ciò che non serve più, buone per la speculazione immondizia. Ciò a tutto vantaggio di amministratori e imprenditori poco responsabili che trovano dove mettere i rifiuti e pure dei proprietari che scoprono una fonte insperata di guadagno dove invece avrebbero solo spese. A tutto danno dell’ambiente e di chi abita nelle vicinanze.

Chi è fortunato se ne accorgerà solo quando pagherà la TARSU. La tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani è destinata ad aumentare nella nostra provincia. Portare i rifiuti a fare un viaggetto fuori provincia ha dei costi e questi ricadranno sui cittadini naturalmente.

Con un’alternativa: che perdurando da molto tempo questo stato di cose, i cittadini stessi per una volta non pretendano delle “royalties”, ossia decidano di far pagare la tassa ai responsabili, a quelle amministrazioni che in anni di governo non hanno fatto nulla ma hanno chiuso gli occhi, prorogato concessioni, evitando di guardare le offerte delle nuove tecnologie, senza studiare una soluzione definitiva.

Continuando, di fatto, a soffiare nella vuvuzela.

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Prescritti e proscritti

La lingua è una macchina perfetta che si perfeziona tutti i giorni, ora dopo ora. E noi che ne abusiamo, noi che tagliamo e cuciamo tutti i giorni i nostri cappotti di parole, non immaginiamo che in esse risieda anche la nostra storia. Prendiamo queste due parole: “prescrizione” e “proscrizione”. Cambiare una sola e semplice vocale può servirci per raccontare qualcosa di molto vicino a noi, tipico di questo periodo storico.

Prescrizione (wikipedia): istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo.
Descrive, in sintesi, la funzione che lega la colpa al tempo. Non essendo la macchina dello Stato assolutamente perfetta, non si tratta purtroppo di qualcosa di lineare. Dopo un certo periodo di tempo, più o meno lungo a seconda del reato, lo Stato rinuncia a punire.
Negli ultimi anni, grazie ad una serie di provvedimenti governativi ad hoc (ad personam, corrigo) il legame tra colpa e tempo s’è sempre più paurosamente avvicinato allo zero.
Per una lunga serie di reati per la prescrizione arriva così prima della fine del processo. Se si collega a questo il fatto che nel nostro paese la durata dei processi è in costante aumento, esiste una certa categoria di privilegiati che ha praticamente la certezza di poter commettere un reato senza venire in alcun modo condannata.
E’ come se, una volta commesso il reato, la colpa si separi dallo stesso e non gli sopravviva. Gli effetti dello stesso permangono, ma decade chi lo ha commesso. E poichè l’equazione prescrizione = assoluzione imperversa sui giornali, una volta celebrato in tribunale il funerale della colpa, gli ex imputati ne possono uscire a testa alta, puliti dentro e belli fuori, candidi, spesso addirittura candidati.

Esempio : il 10 marzo il tribunale di Sanremo si è pronunciato su una tranche del processo “tangenti & mattoni” che vedeva imputato l’imprenditore Giuseppe Bianchi per la corruzione dell’ex assessore regionale Vittorio Adolfo in relazione all’aggiudicazione all’impresa Bianchi di una serie di interventi post-alluvionali finanziati con soldi pubblici. I fatti contestati risalivano al 2002, anno dal quale ci separano anni luce ma soprattutto la legge  n. 251 del 5 dicembre 2005 detta Ex-Cirielli che riforma l’istituto della prescrizione. Risultato è che il reato rimane ma è cambiata la legge, dunque l’imprenditore e l’ex assessore non sono più punibili. Certo, nel 2002, all’epoca dei fatti, non potevano sapere che sarebbe arrivata la ex-Cirielli. Ma chi ci assicura che qualcun’altro non stia facendo lo stesso calcolo in questo istante?

Proscrizione è invece una parola meno famosa, antica, Wikipedia la fa arrivare dalla Roma Repubblicana quando si pro-scrivevano i nomi dei debitori di cui venivano messi in vendita i beni, sistema poi divenuto arma di distruzione di massa dei rivali politici. Il termine avrebbe successivamente assunto il significato di “allontanamento forzoso dalle cariche pubbliche dei singoli, o di intere classi dirigenti, imposto da un regime alla caduta del regime precedente.”

Anche per questa parola possiamo trovare un esempio molto vicino a noi. Sempre il 10 marzo: il CSM comunica al pm Filippo Maffeo che dovrà lasciare la procura di Imperia.
I motivi di questo allontanamento sarebbero di tipo disciplinare a causa di una denuncia di “stalking” da parte della collega Marrali. Come trapelato dagli articoli pubblicati dai giornali, (alcuni con dovizie di particolari) e sbandierato addirittura in TV nella buridda pomeridiana di Barbara D’urso, ci sarebbe di mezzo una serie di molestie e intimidazioni via sms ai danni della collega. Ci si potrebbe fermare qui, ma non sarebbe abbastanza per parlare di proscrizione. C’è da dire che il pm Maffeo è impegnato in una serie di inchieste sulla discarica di Ponticelli. E che la collega che lo ha denunciato è la compagna dell’ex revisore dei conti della società che gestisce la discarica. La coincidenza è singolare e giustifica a fare congetture. Ci si augura che non sia così ovviamente, e soprattutto che il pm Maffeo si salvi dalla proscrizione e sia messo in grado di fare il suo mestiere.
Sempre che i reati su cui sta indagando non risultino alla fine già prescritti.

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