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Insalata di Posidonia

Sarà la specialità della Riviera, tra qualche anno. Altro che oliva taggiasca e sarderara. Andrà a ruba. Ristoratori e bar faranno una fortuna. A Bussana faranno la sagra.

Perché nel mare tra Arma, Bussana e Sanremo c’è n’è una vera prateria e tra poco, quando sarà pronto il nuovissimo progetto di darsena a Capo Verde che il Gruppo Cozzi Parodi ha presentato ieri in Comune a Sanremo, ne troveremo a quintali, arenata sulle spiagge.

Gli chef di tutto il mondo sono già al lavoro: la posidonia sarebbe ottima saltata in padella con i capperi, o in umido, con un po’ di bruss delle Alpi Marittime. Caso strano poi, fiorisce d’autunno e produce frutti galleggianti chiamati “olive di mare”: i frantoiani di Badalucco sono già pronti a metterle nei gumbi.

Molti se lo aspettavano, altri si chiedevano perché non lo avessero ancora fatto, qualcuno pensava ci fosse già, con la rassegnazione di chi vive in un posto dove c’è chi può fare tutto. E prima o poi lo fa.
Ma il progetto di darsena a Capo Verde non è altro che il copia/incolla di altri progetti simili già realizzati o in corso di realizzazione in provincia di Imperia: il territorio appartiene sempre meno a chi lo abita e sempre di più ai grandi gruppi edilizi/finianziari.
L’iter è sperimentato. Si trova un’area che può andare bene. Se c’è un Sic o una prateria di un’alga pelagica importantissima per l’ecosistema nel Santuario dei Cetacei, va bene lo stesso. Si butta lì un progettino, magari un molo soffolto, con la scusa di creare lavoro e valorizzare una zona perennemente lasciata in degrado dalle pubbliche amministrazioni che ci misero un depuratore. Si cavilla sulle concessioni, si arzigogola sulle leggi.
E in provincia di Imperia tutto avviene sotto la luce del sole, con il benestare di una amministrazione conciliante: il consiglio comunale ha già costituito una commissione “bipartizan” (parola che i politici usano per dire che qualcosa si farà senza consultare i cittadini). La commissione è presieduta da Elio Bossi, composta dall’Alessandro Dolzan, entrambi del Pdl (non Popolo, ma Porti delle libertà). Per pulirsi un po’ la coscienza si fa realizzare il progetto al solito pool di tecnici-carnefici: stavolta tocca all’architetto Paolo Bandini di Genova. Ecco fatto, se non è un porticciuolo, come vogliamo chiamarlo?
Santa Maria dei Porticciuoli benedice.

Il lifting del territorio continua, qualcuno insiste a fargli iniezioni di botulino perché non invecchi naturalmente. Come una donna che un giorno, svegliandosi e guardandosi allo specchio, si accorga improvvisamente di aver messo su qualche ruga e corra inutilmente ai ripari.
Tutti partecipano alla chirurgia estetica, sindaci, assessori, architetti, giornalisti. Nell’articolo, l’autore, Claudio Donzella, con indulgenza da pennivendolo, dice che si tratta di “Un’operazione articolata e delicata, chiamata a cambiare il volto di una vasta area costiera oggi già in parte dedicata alla cantieristica, e in parte degradata”: è come dire “commissione bipartizan”. E, ancora “un’operazione che ha ancora maggiore valenza proprio perché siamo in un periodo di crisi, in cui invece che comprare imbarcazioni nuove molti proprietari preferiscono investire nella manutenzione di quelle vecchie”.
La frase suona un po’ ironica. Come se invece che la nuova ICI la preoccupazione della gente fosse rifarsi la barca. Come se tra Imperia e Ventimiglia tutti ne avessero una. Come se in provincia di Imperia si vivesse tutti di cantieri navali. Eh, già: storicamente quelli di Bussana, di Taggia, di Ospedaletti, Ventimiglia sono predoni dei mari.
Ma non c’è la crisi? Ma il governo Monti non ha appena annunciato tasse su yatch e imbarcazioni? Aveva ragione Berlusconi? I ristoranti e gli (aero)porti sono pieni di gente?

Nell’articolo c’è poi la solita elaborazione grafica, la solita anteprima che tanto piace ai politici e ai realizzatori: si vede la zona dall’alto, dall’Aurelia, da dove gran parte di noi non la vedranno mai perché non volano. E anche rappresentata livello strada la farebbero superfica: si promette di mantenere l’altezza dei manufatti (a scanso di equivoci, saranno capannoni, come a Imperia, le barche mica stanno in garage) e di valorizzare la pista ciclabile con un parco di 10 mila metri quadrati. Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima?

A tutti coloro che non hanno una barca, in provincia di Imperia, non resta che una grossa, enorme, colossale insalata di posidonia. Chi lo sa che nei centri commerciali di Shopville tra qualche mese non comincino a venderla. Dev’essere buonissima.

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Bollettino medico

Sono sensibilmente migliorate le condizioni del capannone della cantieristica del nuovo porto di Imperia, ricoverato d’urgenza l’altro ieri dopo un improvviso mancamento negli uffici della procura di Imperia.
L’ultimo bollettino emesso dalla P.M. Marrali è rassicurante: gli indici volumetrici sarebbero rientrati in quelli progettuali e le perizie dei tecnici dimostrerebbero la sua ottima salute. Presto, dunque, l’edificio dovrebbe tornare a occupare gran parte della visuale sul mare della zona di San Lazzaro, come ben noteranno i viaggiatori dalla soprastante ferrovia.

Il povero capannone, già oggetto, l’estate scorsa, di un’indagine della Guardia Costiera e di un esposto della minoranza per una sospetta abusività, è stato oggetto durante le verifiche della magistratura ad un improvviso calo della cubatura arteriosa – 30 mila metri cubi contro i 52 mila previsti dal progetto originale – e ha rischiato di accasciarsi ai piedi del Palazzo di Giustizia di Imperia.

Subito soccorso dal presidente della società Porto d’Imperia s.p.a. Paolo Calzia, è stato sottoposto alle attenzioni di legali e manager del gruppo Caltagirone, che ne curano personalmente la cartella clinica da quando la Conferenza dei servizi ha bloccato il cantiere in attesa dell’evolversi dell’inchiesta, i quali gli hanno somministrato una cospicua dose di variante in corso d’opera, un rimedio non di ultima generazione ma ritenuto miracoloso.

Molte le attestazioni di solidarietà ricevute nel periodo di degenza: oltre alle visite della Guardia di Finanza, della Sovrintendenza e dei Carabinieri, sono arrivate anche quelle ben più gradite dell’imprenditrice Beatrice Cozzi Parodi che ha dichiarato di volerlo veder presto ristabilito nel pieno delle sue facoltà, del sindaco di Imperia Paolo Strescino che ha ribadito che solo in queste occasioni si capisce il valore di questo tipo progetti di cui nessuno altrimenti si accorgerebbe e del neoeletto presidente della Provincia Sappa, per il quale “la sinistra ingiusta non potrà abbattere lo sviluppo e il progresso del comprensorio imperiese”.

Anche gli organizzatori di Abusivissima, la manifestazione che l’estate scorsa ha raccolto sulle spiagge decine di giovani contro gli abusi e le speculazioni edilizie, ritenuti dai più i responsabili della pressione psicologica che in questi mesi avrebbe minato i plinti nervosi del capannone, hanno inviato il loro saluto. In particolare, il giornalista Marco Preve, autore del blog “Trenette e mattoni” ha dichiarato che non cercherà più la ricetta giusta per il territorio del ponente ligure sui piani urbanistici di Imperia ma sui libri di cucina di Suor Germana.

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10 domande

Gentile Beatrice Cozzi Parodi,
come cittadino della provincia di Imperia, considerate le sue attività e il loro impatto sul territorio su cui sono cresciuto io e la mia famiglia, desidererei che rispondesse a queste 10 domande, nel modo più chiaro possibile:
1.
Lei è davvero convinta che “La Riviera di Ponente presenta ancora consistenti margini di espansione in materia di portualità” come ha dichiarato a Il Secolo XIX il 26 agosto 2009, oppure condivide semplicemente le attese dei grandi gruppi imprenditoriali nel settore dell’edilizia?

2.
Lei pensa davvero che “I porti turistici sono un incredibile volano economico, sia nella fase di costruzione, con l’impiego di centinaia di addetti, che in quella di gestione” (Il Secolo XIX il 26 agosto 2009)?
Può elencarci il numero degli addetti attualmente occupati presso Marina degli Aregai? Supera forse quello del Mercato dei fiori di Sanremo?

3.
La sua è una vera e propria “Rivoluzione degli approdi”. In alcuni tratti della Riviera finirà per esserci un porto ogni 3 miglia. E’ sicura che questo modello sarà davvero utile alla popolazione o servirà soltanto a chi potrà permetterselo per spostare la propria 16 metri da un parcheggio (barcheggio) ad un altro?

4.
E’ davvero convinta che la Riviera, con tutti i suoi problemi di trasporti accoglienza, orografia, possa assurgersi a “competitor” della Costa Azzurra o sarebbe meglio ideare un modello di turismo e sfruttamento del territorio più sostenibile e compatibile con il substrato culturale, economico, ambientale del Ponente Ligure?

5.
Crede davvero che rivestendo gli uliveti di campi golf e i fondali di moli e cemento gli operatori turistici si accorgeranno del valore intrinseco della Riviera di ponente?

6.
Tutti i porti di cui lei sostiene la necessità sorgeranno nelle acque del “Santuario dei Cetacei”. Il porto di Marina di San Lorenzo, quello di Imperia e quello di Baia Verde a Ospedaletti hanno già intorbidito le acque del Mediterraneo. Quello degli Scoglietti a Ventimiglia metterà a rischio grotte e sorgenti sottomarine. Le eliche dei natanti rappresentano un pericolo reale per balene e delfini. Lei pensa che i Cetacei si faranno più vivi a queste condizioni?

7.
Entriamo nel particolare.
Lei considera davvero che il porto di Marina San Lorenzo, sovrastato da un aborto di svincolo autostradale, a rischio di sversamenti di percolato dalla vicina discarica di Ponticelli, sia “un gioiellino” (Il Secolo XIX il 26 agosto 2009)?

8.
Lei dichiara di non essere interessata alla riqualificazione del porto vecchio di Sanremo (Il Secolo XIX il 26 agosto 2009).
E’ d’accordo con l’ipotesi del neosindaco Zoccarato ha ipotizzato di affidarla a Francesco B. Caltagirone, patron di Acquamare?

9.
Così lei descrive la struttura che ha intenzione di realizzare a Capo Verde: “un molo tecnico collegato ai cantieri. Si tratta di una struttura che potrà ospitare al massimo un paio di yacht di grandi dimensioni, fino a novanta metri, in attesa di essere sottoposti a lavori di rimessaggio”. Può descriverci la differenza tra l’impatto di questo cantiere (a due passi dalla pista ciclabile Area 24 e dall’area archeologica di Costa Balena) e quello di un porticciuolo turistico?

10.
Il ministro Scajola ha dichiarato che dopo il porto degli Scoglietti di Ventimiglia non esistono più spazi per ulteriori porticciuoli nel ponente ligure. Lei si trova d’accordo con lui?

In attesa di un suo gentile riscontro, porgo i più cordiali saluti.

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Orazione a N.S. dei Porticciuoli

Questa orazione è stata rinvenuta dentro un antico manoscritto conservato nell’ormai ex convento dei RR.PP. Domencani di Taggia. E’ dedicata a N.S. dei Porticciuoli, culto antichissimo ma sempre di grande attualità. Lo dimostra il fatto che sia in terzine dantesche. Forse che il Poeta sia passato a Ponente nelle sue peregrinazioni e abbia composto lui questo inno a Beatrice?

O Scignua du nostru su punente
donna de virtù e sentimentu
pe’ terra e sciù mà cuscì putente
da cangià l’eleziùn du ventu
nui te pregamu, aù, pu nostru bèn,
de sarvà a Riveia da stu turmentu
de pilastri, grü, rüspe e scimèn.

A tü a levamu dispeau u cantu
tü a supplicamu, man in man:
fa ch’in belu giurnu, cume d’incantu
au postu d’i plinti negri e grixi
de boschi verdi truvamu in mantu
e cun l’ambiente turnamu amixi.

Tü che de miàcüli ti ne fai
e dunde ti pasci, in pochi mexi
au postu d’i scöji sbeccài
se tian sciù maìne e porti
Impeia, San Luenzu, Aregai.

E duve gh’eia d’i uivi storti
l’è nasciùu u to’ gran resort
che nuatri vixitemu da morti.

Per tü, l’è urmai bellu sport
cunvinze scindeghi e assessui
che u to’ mudelu l’è ciù forte
e dopu i pepèi i ariva i maùi.

Tü che ti l’hai tantu talentu
ascurta e paole de sti’ belinui
nu vuremu miga tantu,
volgi a nui i toi begli öggi:
cumenzamu dau travajiu intantu;
che, cun sta crisi, au giurnu d’oggi,
nu te ragià, ne semu zerti,
vuremu ciù stipendi che urmeggi.

E se propriu te piaxe i trasporti
basta gözzi e approdi!
pensa l’utustrada e a feruvia;
eccu due semplici rimedi:
l’üna menu chèa, l’autra ben tegnùa.

Se invece i turisti te sun cài
imità a Costa Azura l’è düa:
porsche, yatch, aerei privai…
Nui l’amu natüa, uive, tradiziùn
a gente a vegne in amicizia
p’ù mà, p’u sù, pe’ mangià u cundijùn.

E se ti l’ami a giüstizia,
duna nui in po’ de paxe
fa’ che nu se mesce ciù cun l’edilizia.

Perdunine se a levamu a nostra vuxe:
séea ina grossa cruxe
che da pruvincia d’Impeia
nu reste ciù in belu quadru
ma sulu ina triste curnixe.

Traduzione

O Signora del nostro sol ponente
donna di virtù e sentimento
per terra e per mare casì potente
da cambiare la direzione del vento
noi ti preghiamo, ora, per il nostro bene,
di salvare la Riviera da questo tormento
di pilastri, gru, ruspe e cemento.

A te leviamo disperato il canto
te supplichiamo, mano nella mano:
fa che un bel giorno, come d’incanto,
al posto dei travi neri e grigi,
di boschi verdi troviamo un manto
e con l’ambiente torniamo amici.

Tu che di miracoli ne fai,
e ovunque passi, in pochi mesi,
al posto degli scogli sbeccati,
si tirano su marine e porti
Imperia, San Lorenzo, Aregai…

E dove c’erano degli ulivi storti
è nato il tuo gran resort
che noi visiteremo da morti.

Per te è ormai bello sport
convincere sindaci e assessori
che il tuo modello è il più forte
e dopo le carte arrivano i mattoni…

Tu che hai tanto talento
ascolta le parole di questi cretini
non vogliamo mica tanto,
volgi a noi i tuoi begli occhi:
cominciamo dal lavoro, intanto;
che con la crisi, al giorno d’oggi,
non ti arrabbiare, ne siamo certi,
vogliamo più stipendi che ormeggi.
E se proprio ti piacciono i trasporti,
basta gozzi e approdi!
pensa all’autostrada e alla ferrovia,
ecco due semplici rimedi:
l’una meno cara, l’altra ben tenuta.
Se invece i turisti ti sono cari,
imitare la Costa Azzurra è dura,
porsche, yatch, aerei privati…
noi abbiamo la natura, le olive, le tradizioni
la gente viene in amicizia
per il mare, per il sole, per mangiare il condiglione.
E se ami la giustizia,
dona a noi un po’ di pace:
fa’ che non si mescoli più con l’edilizia.
Perdonaci se alziamo la nostra voce
sarebbe proprio una grossa croce
se della provincia di Imperia
non restasse più un bel quadro
ma una triste cornice.

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Una pietra sopra gli Scoglietti

Gli architetti del pregiato studio Alborno di Bordighera non c’hanno dormito su per mesi. Tira questo molo di qua, stringi quest’appartamentino là. Lima un centimetro dalla Margunaria, ma attenti di là che ci sono le grotte e poi gli ambientalisti s’incazzano. E più in là ci sono le Calandre, hai visto mai che invece della sabbia naturale con le mareggiate arrivi il cemento.

E’ stata dura, ma ora il disegno definitivo del porto di Ventimiglia è finalmente pronto. Le 241 “sudate tavole” del progetto sono state consegnate in comune al sindaco Scullino: 430 posti barca per imbarcazioni medio grandi, tra i 12 ed i 50 metri. Sei moli per barche medio grandi. Quattro palazzine a due piani, per un totale di 44 appartamenti da realizzarsi al Funtanin, un parcheggio interrato con ascensore-metrò di sette fermate. Una zona di verde (artificiale) con mini-golf e giochi per i bimbi, un giardino pensile.

Le cifre le ho tratte dall’articolo uscito sul Il Secolo XIX domenica 5 luglio, in cui, estasiata, la giornalista definisce il tutto come “un piccolo gioiellino”. Una sapiente ridondanza, uno dei tipici artifici retorici che un certo tipo di scrivani lacchè della politica e dell’imprenditoria nostrana sa usare benissimo per minimizzare gli effetti devastanti delle loro speculazioni.

L’ultimo (o il penultimo, sappiamo che qualcosa in cantiere c’è pure a Bussana) dei progetti che la società Cala del Forte si appresta a realizzare sulle coste del Ponente ligure, l’ennesimo, gigantesco parcheggio per barche, l’ulteriore colata di cemento in riva al mare, ormai sembra proprio impossibile da evitare. L’unica probabilità (la giornalista parla invece di “rammarico”) per salvare la zona degli Scoglietti dallo scempio sarebbero “i lunghi tempi legati in parte ad un iter burocratico complesso”. Sì, perché finora, né l’opposizione degli uffici di Regione Liguria, né il movimento di protesta popolare che si è opposto al progetto (approposito, c’è ancora qualcuno che protesta? Fatevi vivi!) sono riusciti a fermare Beatrice Cozzi Parodi, amministratrice del gruppo Cala del Forte, più che mai intenzionata a realizzare l’ennesimo, gigantesco parcheggio per barche.

Con quello degli Scoglietti saliranno a 5 i “porticciuoloni” realizzati dalla Parodi, già venerata come “Nostra Signora dei Porticciuoli” (come la definisce Marco Preve): Imperia, San Lorenzo al Mare, Aregai di Cipressa, Sanremo (interessi), Ospedaletti e Ventimiglia. Uno ogni 12 km.

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