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Dio perdona… Scullino no

La vicenda ha ormai i toni di uno spaghetti-western. Anzi, meglio, un propoli-western. I titoli sui giornali sono vagamente sergioleoneschi. Mancano solo le affiches alla stazione e nel saloon, con il ritratto e sotto la scritta “Wanted. Reward 5 millions €”. Lo sceriffo di Ventimiglia ha messo una taglia di 5 milioni sulla testa di Marco Ballestra. Questa è la cifra che il comune di Ventimiglia intenderebbe chiedere al battagliero apicoltore come risarcimento per per diffamazione aggravata e continuata nei 22 mesi di attività del sito alzalatesta.net (chiuso dalla prefettura, ma l’attività di Marco prosegue su www.beveraedntorni.com).

Certo che 5 milioni di euro di sono davvero tanti. M’immagino il povero Ballestra a scervellarsi la notte su come fare a raggranellare tale gruzzoletto. Ma anche per il Comune di Ventimiglia è stata una trovata geniale: con un gettito tale forse si potrebbe finalmente avviare la sudata zona franca senza problemi.

Per cui, se Marco Ballestra, oltre che “apiculteur transhumant”, vuole diventare un vero benefattore, deve cominciare a darsi da fare. Trovare idee nuove. Essere creativo.
Dopo l’annuncio del maxi risarcimento, in questi giorni gli giungono le proposte più varie.

Da Giampiero Ricolfi di Castellaro arriva forse quella migliore: compriamo tutti un vasetto del suo miele. Ma il numero dei vasetti necessari a coprire la cifra sfiorerebbe probabilmente la quota di produzione nazionale (e non so se l’Unione Europea imponga “quote-miele” oltre che quote-latte).

Altra idea: “privatizzare” le sue arnie. Vanno tanto di moda, oggi, le privatizzazioni. Potrebbe fare un po’ come Alitalia o come il decreto Ronchi stabilisce per l’acqua pubblica: cedere il 40% delle arnie a privati. Le api resterebbero comunque sue, s’intende. M’immagino già le multinazionali del miele a mettersi in fila.

Oppure potrebbe vendere le api. Sarebbe come una specie di adozione a distanza: un euro l’una, dieci la regina, cinque i fuchi. Ogni ape avrebbe un nomignolo: Fuffy, Pallina, e, perchè no “Tanina”, “Sciaboletta”, “Bea”. Poi Marco ci spedirebbe a casa le foto della nostra ape al lavoro su una margherita di Saorge o mentre sta impollinando un’acacia in val Bevera.

E poi, caro Balestra, si potrebbe fare un bel discorso sul brand. Registrare il marchio “alzalatesta” inventarsi un bel logo e farne una linea di vestiario per giovani incazzati. (Pensaci, Marco: passiamo jeans e magliette ai senegalesi al mercato di piazza Eroi di Sanremo. Dopo poco anche le boutique di via Matteotti le venderebbero al triplo del prezzo.)
Con una piccola modifica si potrebbe aprire anche una catena di ristoranti con specialità marinare: “Alzalacozza”.

A mente fredda, la cosa che più infastidisce di questa storia, è che il risarcimento venga richiesto a nome del Comune di Ventimiglia. Su questo, certo, occorrerebbe aprire un altro discorso, quello della rappresentanza, e cioè, se il sindaco e le istituzioni rappresentino sempre il volere dei cittadini. Non credo che tutti i cittadini di Ventimiglia si sentano offesi da quello che ha scritto Marco Ballestra sul suo sito. Anzi, molti continuano ad attestagli la propria solidarietà e, anche se solo con le parole, lo sostengono. La via scelta da Comune di Ventimiglia, oltre ad essere un bluff clamoroso, rischia di ritorcersi contro chi la scatena. Le api operaie hanno il loro linguaggio, la loro rete. In una frazione di secondo riescono a comunicare, attraverso una strana danza che ancora oggi ci risulta incomprensibile, dove trovare i fiori più ricchi. E percorrono chilometri per raggiungerli.
Allo stesso modo avviene su Internet. Chi usa la Rete per esprimere le proprie idee sa che un atteggiamento censorio non giova a nessuno, nemmeno a chi lo mette in pratica. Potrebbero scatenarsi sciami di semplici operaie contro chi vuole loro nuocere. E la protesta potrebbe estendersi di alveare in alveare. Non è, certo, questo il caso di Ventimiglia, nè quello del Ponente Ligure, dove più che le api dominano le formiche, chi lavora senza alzare la testa e pungere; oppure imperversano le cicale, che fanno lavorare gli altri per godersi una bella stagione sempre più breve.

“Alzo la testa, stretta è la via,
qualcuno s’arrabbia se dico la mia..”

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