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C’è movimento sulla terra

Se un marziano che avesse visitato il ponente ligure qualche anno fa, tornasse ora (non si capisce ancora perchè dovrebbe farlo) resterebbe stupito: c’è movimento sulla nostra terra.

Ma che cos’è?
L’eco di ciò che è accaduto e sta succedendo in altre italiche località?  Un improvviso innamoramento per la propria terra degli abitanti del Ponente?  Surf politico sull’onda di un argomento in voga per guadagnare i consensi erosi dalle amministrazioni? Come per tutti i minestroni, la ricetta non è una sola: un po’ dell’uno, un pizzico dell’altro. L’importante è che, finalmente, sulla terra del ponente ligure si muova qualcosa, non soltanto i camion targati Pellegrino o Fotia.

Dopo la fiaccolata contro le mafie a Sanremo di quest’estate e il provocatorio “funerale al territorio” celebrato da Legambiente e comitati, con tanto di Requiem di Mozart e la benedizione di Don Gallo, dopo lo scandalo di Rocca Croaire, dopo l’halloween dei cassonetti stracolmi a Sanremo, sembra sia nata un’attenzione nuova per il territorio, una sensibilità nuova per quel concetto di “environment” parola che in italiano viene tradotta con “ambiente” ma in inglese e francese significa ben di più: la realtà in cui cresce e si sviluppa la nostra vita.

Da mesi argomenti che rimanevano all’ubago delle cronachette di politici, sultani e feudatari locali o delle magnifiche sorti e progressive della nostra straordinaria e illuminata porticciuolità, hanno cominciato a venire al sole, prima timidamente, ora più forti e decisi.

Uno su tutti: cominciamo a parlare di rifiuti.
Si faceva così fatica a parlarne l’anno passato. Qualcuno ci provava ma tutto cadeva nell’oblio. Poi arrivava qualc’un altro che uscito dalla toilette di un consiglio o un’assemblea prospettava la soluzione delle soluzioni, magari l’inceneritore. Invece oggi no. Zoccarato che va a Vedelago per vederci chiaro è un segno. In altri tempi sarebbe andato a Las Vegas. Il fatto che il sindaco di Sanremo, non ufficialmente ma effettivamente, a nome degli altri amministratori della provincia di Imperia, si interssi ad un centro all’avanguardia per il riciclo dei rifiuti per portare qualcosa di simile anche da noi, è certamente incoraggiante. Non solo per i soliti ambientalisti “rompiscatole”. Che poi proprio il consiglio comunale di Sanremo abbia approvato all’unanimità un o.d.g. per limitare il problema rifiuti, con un question time di significativo interesse seguito da molti cittadini appartenenti a Sanremo Sostenibile, Legambiente e tante altre associazioni che si da tempo si battono per una soluzione a questo problema non lascia indifferenti.

E la manifestazione degli abitanti di Castellaro davanti al presidente Burlando di sabato mattina?  Non era un passatempo. Certo, c’è ancora molto da fare. Mentre Zoccarato sarà a Vedelago e il consiglio comunale di Sanremo dà una scopettata in città, da altre parti si continuna a nascondere la polvere sotto il tappeto.  E il tappeto, in Liguria, è sempre l’entroterra. Tra la fine di agosto ed i primi di settembre 2010, nottetempo, è stato scaricato materiale in una vecchia cava sulla strada tra Taggia e Badalucco, frazione Lona, di proprietà dei fratelli titolari di una nota impresa edile. Discarica, tra l’altro, praticissima con la statale 548. Testimoni hanno visto scaricare materiale e ricoprirlo immediatamente con utilizzo di ruspe. C’è poi chi, s’è trovato sulla stessa strada dei camion che da Imperia uscivano carichi dal porto in costruzione, finito nei guai recentemente proprio per il movimento terra. Il caso ha portato i camion sempre in valle Argentina, sulla statale 548.

Sindrome di Terzigno? Chissà. Ma il fatto che quella cava non stia nel comune di Taggia o in quello di Badalucco, ma nel più disponibile a compromessi Castellaro e che sia partita la compravendita dei terreni lì attorno, lascia pochi dubbi su dove si vuol fare la discarica di servizio del futuro impianto provinciale di separazione.

Staremo a vedere. Ma speriamo che il movimento “sulla” terra continui.

Dopo anni di oblio, qualcosa negli ultimi mesi si sta muovendo nella coscienze civili degli abitanti del Ponente Ligure.

Se un marziano che avesse visitato il ponente ligure qualche anno fa, tornasse ora (non si capisce ancora perchè dovrebbe farlo) resterebbe stupito: c’è movimento sulla nostra terra.

Ma che cos’è?

L’eco di ciò che è accaduto e sta succedendo in altre italiche località?  Un improvviso innamoramento per la propria terra degli abitanti del Ponente?  Surf politico sull’onda di un argomento in voga per guadagnare i consensi erosi dalle amministrazioni? Come per tutti i minestroni, la ricetta non è una sola: un po’ dell’uno, un pizzico dell’altro. L’importante è che, finalmente, sulla terra del ponente ligure si muova qualcosa, non soltanto i camion targati Pellegrino o Fotia.

Dopo la fiaccolata contro le mafie a Sanremo di quest’estate e il provocatorio “funerale al territorio” celebrato da Legambiente e comitati, con tanto di Requiem di Mozart e la benedizione di Don Gallo, dopo lo scandalo di Rocca Croaire, dopo l’halloween dei cassonetti stracolmi a Sanremo, sembra sia nata un’attenzione nuova per il territorio, una sensibilità nuova per quel concetto di “environment” parola che in italiano viene tradotta con “ambiente” ma in inglese e francese significa ben di più: la realtà in cui cresce e si sviluppa la nostra vita.

Da mesi argomenti che rimanevano all’ubago delle cronachette di politici, sultani e feudatari locali o delle magnifiche sorti e progressive della nostra straordinaria e illuminata porticciuolità, hanno cominciato a venire al sole, prima timidamente, ora più forti e decisi.

Uno su tutti: cominciamo a parlare di rifiuti.

Si faceva così fatica a parlarne l’anno passato. Qualcuno ci provava ma tutto cadeva nell’oblio. Poi arrivava qualc’un altro che uscito dalla toilette di un consiglio o un’assemblea prospettava la soluzione delle soluzioni, magari l’inceneritore. Invece oggi no. Zoccarato che va a Vedelago per vederci chiaro è un segno. In altri tempi sarebbe andato a Las Vegas. Il fatto che il sindaco di Sanremo, non ufficialmente ma effettivamente, a nome degli altri amministratori della provincia di Imperia, si interssi ad un centro all’avanguardia per il riciclo dei rifiuti per portare qualcosa di simile anche da noi, è certamente incoraggiante. Non solo per i soliti ambientalisti “rompiscatole”. Che poi proprio il consiglio comunale di Sanremo abbia approvato all’unanimità un o.d.g. per limitare il problema rifiuti, con un question time di significativo interesse seguito da molti cittadini appartenenti a Sanremo Sostenibile, Legambiente e tante altre associazioni che si da tempo si battono per una soluzione a questo problema non lascia indifferenti.

E la manifestazione degli abitanti di Castellaro davanti al presidente Burlando di sabato mattina?  Non era un passatempo. Certo, c’è ancora molto da fare. Mentre Zoccarato sarà a Vedelago e il consiglio comunale di Sanremo dà una scopettata in città, da altre parti si continuna a nascondere la polvere sotto il tappeto.  E il tappeto, in Liguria, è sempre l’entroterra. Tra la fine di agosto ed i primi di settembre 2010, nottetempo, è stato scaricato materiale in una vecchia cava sulla strada tra Taggia e Badalucco, frazione Lona, di proprietà dei fratelli titolari di una nota impresa edile. Discarica, tra l’altro, praticissima con la statale 548. Testimoni hanno visto scaricare materiale e ricoprirlo immediatamente con utilizzo di ruspe. C’è poi chi, s’è trovato sulla stessa strada dei camion che da Imperia uscivano carichi dal porto in costruzione, finito nei guai recentemente proprio per il movimento terra. Il caso ha portato i camion sempre in valle Argentina, sulla statale 548.

Sindrome di Terzigno? Chissà. Ma il fatto che quella cava non stia nel comune di Taggia o in quello di Badalucco, ma nel più disponibile a compromessi Castellaro e che sia partita la compravendita dei terreni lì attorno, lascia pochi dubbi su dove si vuol fare la discarica di servizio del futuro impianto provinciale di separazione.

Staremo a vedere. Ma speriamo che il movimento “sulla” terra continui.

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Welcome Mr Connett

A Sanremo tutto è pronto. Giovedì 24 settembre alle 21, alla F.O.S. la Federazione Operaia di Sanremo, arriverà Mr. Paul Connett.

E’ tutto pronto: quelli di Sanremo Sostenibile hanno tirato il pavimento a lucido come nelle migliori occasioni; luci, proiettore, microfoni, perfetti. Volantini e manifesti in giro per la città informano la popolazione da giorni sull’evento. C’è attesa, insomma.

Sì, ma, attesa per cosa? Per chi? Chi è sto Paul Connett?
No, non è uno stilista hipster newyorkese. Nè un coreografo di Amici o un folk singer scozzese. Tantomeno un pilota di Formula 1. Sì, lo so, se così fosse, sarebbe tutto più facile, a Sanremo siamo abituati bene, meglio scriverlo sottovoce che Paul Connett è “professore emerito di chimica ambientale presso la St. Lawrence University di Canton, New York”, perchè, altrimenti, metà dei destinatari cui il flyer può essere giunto tra le mani può intimidirsi e decidere di rintanarsi in casa a vedere Don Matteo e Porta a Porta.

Per definire Mr. Paul Connett si può usare la parola antipatica ma efficace di cui oggi si abusa quando si vuole descrivere qualcuno che, nel suo settore, siano le bocce o la briscola, la sa davvero lunga: “guru”.
Paul Connett è il guru della gestione ecologica e sostenibile dei rifiuti. La sua “Zero Waste Strategy”, Strategia Rifiuti Zero, sta facendo il giro del mondo e, come tutte le cose semplici e geniali, solleva spesso la domanda tipica : ” Ma perchè nessuno c’ha mai pensato prima?”

Paul Connett ha passato gli ultimi 20 anni della sua vita a studiare la gestione dei rifiuti e i rischi derivanti dall’incenerimento, cercando e trovando una valida alternativa alla combistustione dei rifiuti.
Semplice il ragionamento di Mr. Connett: perchè bruciare, incenerire o accumulare in enormi discariche le materie prime quando si potrebbe riutilizzarle, riusarle, riciclarle?

L’incenerimento non è affatto sostenibile.
Anche se la tecnologia riuscisse un giorno a realizzare il migliore degli inceneritori possibili, esente cioè da diossine, polveri sottili, SOx, NOx, CO, HCl, HF e furani, tutto ciò, insomma, che fuorisce dagli attuali fumaioli (da quello di Acerra a quelli iperpubblicizzati della padania a quelli tedeschi e pure a Montecarlo) si tratterebbe sempre e comunque di una macchina costosa e inutile, perché non ha senso spendere così tante risorse finanziarie per distruggerne altre che invece dovremmo condividere con le generazioni future.

Altra cosa poi è la ristrutturazione dei consumi: non abbiamo spesso un altro pianerottolo su cui trasferirci, figuriamoci un pianeta. Occorre abbandonare la filosofia dell’usa e getta, perchè compromette le nostre risorse. Per risolvere la questione “rifiuti” non dobbiamo cercare modi per nasconderli o eliminarli ma la vera sfida del 21 secolo sarà smettere di produrli.

Ora, sono argomenti questi, che sembrano assurdi, dalle nostre parti. Meglio parlare di Yatch e porticciuoli, o, al limite del decolléte della Clerici.

Per questo in un certo senso vorrei che Mr. Connett venisse qui a farci il pelo e il contropelo, perchè appena gli spiegheranno come siamo messi (provincia commissariata dalla Regione, con due discariche al collasso gestite in palese violazione delle leggi regionali e comunitarie da una lobby collegata con i poteri forti locali, nessun piano rifiuti ancora approvato ma solo una bozza di un ipotetico impianto di separazione) certo si metterà le mani nei capelli, lui che in 20 anni ne ha girati di luoghi, di platee, di microfoni e di province.

E vorrei che i nostri amministratori, dall’emerito presidente Giuliano all’arciemerito Assessore all’Ambiente Bellotti, al timido commissario Romano e i sindaci tutti, fossero presenti, ad una manifestazione organizzata dai cittadini risparmiando loro lo sforzo di informarsi, preferendola, almeno stavolta, alle kermesse che frequentano di solito in cui vanno a lisciarsi il pelo a vicenda.

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Per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, ed è quella sbagliata

“Per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, ed è quella sbagliata”
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault

Venerdì sera, durante la conferenza “Imperia, rifiuti: da Emergenza a opportunità” che, come Rete dei Cittadini per l’Ambiente abbiamo organizzato per introdurre – quantomeno – il discorso di una gestione dei rifiuti più intelligente (sarebbe troppo dire “sostenibile”?) in provincia di Imperia, questa frase mi circolava in mente. Un po’ ossimorica, un po’ enigmistica, oulipiana, com’è nello stile di Eco, è, in effetti, una vera verità.

Di per sé, la questione dei rifiuti non è un problema complesso: i rifiuti non esistono, basterebbe non produrli, e quelli che proprio vogliamo produrre, se proprio non ne riusciamo a fare a meno – perché è il nostro stile di vita a imporcelo o perché, sostanzialmente, “è bello” disfarsi di ciò che non serve più – basterebbe solo raccoglierli, riusarli, riciclarli.
Invece su questo problema, con cui l’uomo e la natura sono costretti a convivere da migliaia di anni (ma ci viene il sospetto sia diventato un vero problema solo negli ultimi 60), riusciamo ad arrovellarci incredibilmente, a complicarlo in maniera assurda tanto da allontanarci molto dalla sua soluzione.
Così, Eco non me ne voglia, nel nostro caso si potrebbero rivoltare i termini della sua frase:
“Per ogni problema semplice esiste una soluzione complessa, ed è quella giusta”.

I relatori della conferenza sono tutti molto precisi, in poco il quadro di ciò che sta accadendo e ciò che andrebbe fatto è definito: la provincia di Imperia, con attualmente una discarica sola in attività – per di più già stracolma e più volte chiusa per inadempienze varie – si sta avviando velocemente verso l’emergenza rifiuti. Quando si parla di emergenza significa letteralmente che tra poco non si saprà più dove mettere in rifiuti ed essi si accumuleranno vicino ai cassonetti per giorni, settimane, mesi, i sintomi li conosciamo bene, sono quelli di Napoli e Palermo più di recente.

Qualcuno, un commissario, in una oscura stanza dei bottoni, sta scrivendo il romanzo del nostro futuro. La trama è tuttora ignota: ancora discariche, incenerimento o “digestione anaerobica”, raccolta differenziata e riciclo, o un misto di tutto questo.
Il sindaco di Taggia Genduso e l’Assessore Lombardi, che, ahiloro, hanno dovuto farsi una cultura partendo da zero sui sistemi di raccolta differenziata perchè il Comune di Taggia dovrà ospitare l’impianto di trattamento, sostengono che la soluzione sia, appunto, la RD porta/porta + l’impianto di separazione secco/umido di Colli + il digestore anaerobico + la discarica di servizio. Una soluzione complessa.

Rete Cittadini per l’Ambiente, ha proposto, attraverso l’esperienza del comune di Ponte nelle Alpi brillantemente illustrata dalla dott.ssa Giorgiana Palman e l’apporto di un’imprenditrice dei “Materiali Post Consumo”, la signora Carla Poli del Centro di Riciclo di Vedelago, con il contributo della signora Stramigioli di Rete Rifiuti Zero, qualcosa di diverso.
Il comune di Ponte nelle Alpi è passato dal 23% all’80% di raccolta differenziata nel giro di 6 mesi riducendo notevolmente le spese di gestione e raccolta dei rifiuti. Il centro riciclo di Vedelago separa i materiali riciclabili e il resto lo utilizza per produrre un materiale utile per l’edilizia. Il compostaggio della frazione umida potrebbe produrre ottimo fertilizzante da impiegare nella nostra floricoltura. Dunque: RD porta/porta + compostaggio (domestico e non) + impianto di trattamento a freddo e riciclo. Una soluzione semplice.

Osserviamo ora i risultati della nostre due equazioni:
Equazione comune Taggia: RD porta/porta + l’impianto di separazione secco/umido di Colli + il digestore anaerobico + la discarica di servizio = produzione di ecoballe e CDR (Combustibile da Rifiuti), RD di minor qualità (perché il CDR abbia valore sul mercato deve contenere plastiche e carta), produzione di biogas e di Co2 da rifiuti, una ennesima discarica nella nostra provincia, flusso di camion, traffico, inquinamento.
Equazione Rete Cittadini per l’Ambiente: RD porta/porta + compostaggio (domestico e non) + impianto di trattamento a freddo e riciclo tipo Vedelago = RD di ottima qualità, niente CDR, niente biogas e CO2, produzione di compost/concime per la floricoltura, nessuna discarica da realizzare. Meno traffico, meno inquinamento.
Non è poi difficile capire quale sia la soluzione giusta.

Il problema è che a complicare lo scenario ci sono cose che non hanno nulla a che vedere con la fermentazione anaerobica o la separazione dei polimeri.
Un processo decisionale è qualcosa che non si può ridurre alla scelta della ‘migliore’ fra le alternative in un insieme in qualche modo predefinito. Si tratta di un processo che ha due elementi principali: apprendimento e partecipazione. Spesso è il processo decisionale in se stesso che produce risultati positivi al di là delle decisioni alle quali porta; questo per la sua caratteristica di essere un processo di apprendimento che in qualche modo cambia gli attori stessi in esso coinvolti.

Ma se questo processo avviene in un ambiente in cui ci sono interessi che hanno già deciso tutto, allora le sue premesse sono destinate a cadere e non avverrà né l’apprendimento, né la partecipazione. Questo è tipico dei regimi, delle dittature.
Sono le parole dell’assessore all’ambiente della Regione Liguria Zunino a chiarire le cose: “tenete conto che in questa zona ci sono poteri che punteranno all’emergenza nel 2010 per risolvere le scelte verso l’incenerimento. La soluzione potrebbe essere addirittura un inceneritore nella centrale di Vado a Savona.”

La soluzione più semplice. E, ancora una volta, quella più sbagliata.

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L’incredibile Mr.Nimby

Se fosse un fumetto sarebbe certo della Marvel, una sorta di Bruce Banner che, da tranquillo impiegato, massaia o commercialista, si trasforma in un irascibile Hulk strappandosi i vestiti di dosso dalla disperazione.
Mr. Nimby salta da un paese all’altro, da una città all’altra, ovunque si voglia costruire una centrale nucleare, un inceneritore, una discarica.

Ieri Mr. Nimby ha fatto un salto a Taggia. Solo che non s’è fermato in piazza Eroi a bere un bicchiere da Calcina, s’è manifestato improvvisamente in una seduta del consiglio comunale. A trasformarsi, questa volta, a gettare via i panni dello stimato psicologo, elegante e disponibile, con un sorriso per tutti, è stato il sindaco Genduso.

La seduta era straordinaria, quindi qualcosa di incredibile doveva succedere, ma che arrivasse il nostro eroe non se l’immaginava nessuno: in ballo c’era la famosa discarica di servizio, il backyard de noantri, il luogo, insomma, in cui dovrebbe finire il materiale non riciclabile del futuro impianto che sorgerà in regione Colli proprio a Taggia.
I manuali di ingegneria ambientale e il buon senso suggeriscono di realizzare una discarica di servizio in prossimità dell’impianto di separazione. Ma al momento di realizzare il piano rifiuti, con una trovata geniale, la provincia di Imperia ha deciso di separare le cose: a Taggia l’impianto, a Badalucco, o a Ponticelli la discarica. Ora, a Badalucco, si sa, era impensabile realizzarla, se non per altro (acqua, valore ambientale e antropologico), per i costi elevatissimi. A Ponticelli nemmeno perchè l’attuale discarica è illegale e in via di chiusura. Non restava che Colli a Taggia, zona peraltro già interessata dalla discarica di Collette Ozotto (ancora attiva) e sede dell’impianto.

Il sindaco Genduso s’è mosso per mesi nella no man’s land: un passo da una parte e gli avrebbero sparato dall’opposizione; un passo dall’altra e sarebbe passato come quello che ha portato la rumenta a Taggia. Posiozine certo non invidiabile. Indeciso, s’è scavato una tana profonda da cui solo il consiglio straordinario di ieri l’ha tirato fuori. E una volta lì, messo alle strette, trovatosi davanti ad una mozione che dichiarava di non volere la discarica a Taggia (promossa da tutti i gruppi tranne che dal centro sinistra), ecco che s’è trasformato nell’incredibile Mr. Nimby, Not in my back yard, non nel mio cortile.

A livello tattico, è stata davvero una mossa azzeccata: ha certamente stordito i suoi avversari. Però stupisce anche che proprio lui, uno psicologo, si sia fatto travolgere dall’irrazionalità collettiva, dal populismo elettorale, che si sia lasciato sopraffare dal timore di perdere consensi anzichè continuare a proporre un dialogo con i cittadini e dettagli tecnici per soffocare ogni dubbio e ogni paura. Anche perchè le conseguenze possono essere assai gravi: nello stesso consiglio è stato deciso di chiudere anche la discarica di Collette Ozotto. La provincia di Imperia si avvia verso l’emergenza rifiuti. Il commissario ad acta nominato dalla regione Liguria dovrà prendere decisioni drastiche. E non è detto che si non faccia comunque tutto a Taggia.

Ma se prima era possibile intavolare una discussione su quale tipo di impianto costruire a Taggia (separatore/digestore, trattamento meccanico e altro), ora il rischio di arrivare alla produzione di CDR (combustibile da Rifiuti) e all’incenerimento è sempre più alto. Ciò va contro gli stessi interessi dell’amministrazione Genduso che ha sempre dichiarato di aver voluto l’impianto a Colli per evitare l’inceneritore.

L’incredibile Mr. Nimby sarà già saltato da un’altra parte. Ma a chi in questi mesi s’è interessato della questione rifiuti e ha cercato di dialogare con la politica per proporre una soluzione quantomeno civile, ne è rimasto quantomeno calpestato. A questo punto, il sindaco di Taggia farebbe bene a chiarirsi con i propri cittadini, a proporre una discussione pubblica su questi argomenti e anche alternative valide a dove costruire la discarica di servizio, come hanno fatto i comitati locali finora. Altrimenti prevarranno ancora una volta gli accordi sotterranei, gli interessi di palazzo, la politica del sasso lanciato e della mano nascosta.

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Arriva il commissario

E’ proprio vero. La storia si ripete. 
Nella seconda metà del ‘700 la Repubblica di Genova fu costretta a mandare dei commissari a Imperia per risolvere le penose questioni dovute alla corruzione di chi doveva gestire il patrimonio boschivo.
Praticamente c’era chi tagliava boschi pubblici e li vendeva per il proprio tornaconto foraggiando adeguatamente le istituzioni locali perchè tacessero.

Più di recente non si contano i commissari giunti in Riviera. Ultimo è il caso di Sanremo, dove, per un motivo o per l’altro, il sindaco è stato deposto da un commissario.

Ora ci risiamo. La Regione Liguria ha deciso di nominare un Commissario ad acta per risolvere la questione rifiuti.
Trovate la notizia in anteprima su: http://www.regione.liguria.it.

La proroga concessa a ottobre dalla Regione alla Provincia di Imperia per far fronte all’emergenza rifiuti è scaduta il 7 gennaio senza nessuna novità di rilievo. La provincia ha presentato la gara soltanto il 12, con 5 giorni di ritardo.
Mercoledì il presidente Claudio Burlando nominerà un commissario. Il nome non c’è ancora, si tratterà però di qualcuno esterno alla politica e all’economia del ponente ligure, per evitare conflitti d’interesse.

La notizia è di quelle gravi naturalmente, che faranno discutere. Imperia come Napoli. Caso “rumenta” dopo quello “munnezza”.
Di fatto c’è che il piano dei rifiuti preparato in fretta dal Presidente Giuliano e dai suoi tecnici per evitare il commissariamento, in cui si progetta un impianto di separazione a Taggia e una discarica di servizio nel Vallone dei Morti, una zona boschiva che con le sue acque rifornisce molti paesi della provincia, non è servito ad evitare il peggio. Il commissario arriverà e deciderà di conseguenza.

Viene da chiedersi che succederà adesso per chi sta lottando contro la discarica del Vallone dei morti.
Ma ad un’altra domanda bisognerebbe rispondere: perchè proprio da noi tutto sto fiorire di commissari?

Sarà perchè il ponente è un bel posto, con un bel clima. Altrimenti come si spiegano? Adesso ne arriverà un altro, l’ennesimo. Ci mancano Montalbano e il tenente Colombo e poi siamo al completo (Derrick aveva già preso casa a Dolcedo).
Il problema è che da noi non arrivano solo per rilassarsi, arrivano per lavorare.

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