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Grazie dei fiori

Ci sono riti che vanno rispettati. Cose semplici, magari innocue, ma che a ignorarle poi ci si sente in debito, come se mancasse qualcosa.
E non c’è un periodo come le Feste di Natale in cui se ne contino più esempi. Vai dalla zia a fare gli auguri. Chiama quest’altro zio che è Natale. Fai il bis di ravioli altrimenti la nonna si offende.

Uno di questi appuntamenti è il Concerto di Capodanno di Vienna. Penso che esista da prima che nascessi, cioè, per me, da sempre. Sono cambiati i tempi, abbiamo inventato i cellulari, le staminali, Internet. Ma Das Neujahrskonzert der Wiener Philharmoniker è sempre lo stesso. Arriva puntuale ogni primo dell’anno come un treno altoatesino. C’è sempre il Bel Danubio blu e la Radetzky Marsch.

In famiglia lo seguiamo con devozione assoluta. Ma più che le arie e i passaggi dei vari Strauss, in casa mia ci si interessa più qualcos’altro.

Tutti gli anni accade la stessa cosa. La filarmonica viennese spande note mentre finiamo il secondo. Dopo un po’, mia madre, molla il coniglio e si avvicina allo schermo. Sorride. No, non è per una esilarante polka.
Eccu! Eccu! dice, u nostru ruscu!
Poi, quando il direttore si sbraccia dietro ad un valzer:
Uh! Mia in po’! U miriu! E strelizie! U plumosu!

Papà fa lo scettico e si ostina a dire che è impossibile. Nonna invece sostiene di sì. Nel giro di pochi minuti, la sala da pranzo, ancora invasa da panettoni e prosecchi, diventa come la sala delle grida del Mercato dei fiori di Sanremo. Ogni volta, mia madre, mio padre, mia nonna e quando c’era mio nonno, credono di riconoscere in uno qualsiasi dei fiori che ornano la sala del Musikverein di Vienna, uno dei loro.

Si sa, i fiori a Vienna li mandano da Sanremo. E’ un sodalizio che dura da anni. E da anni a Capodanno in casa mia si ripete la stessa storia. Io non dico nulla. E’ una deformazione professionale penso.
Però li capisco. Li ho visti per anni sollevarsi lenzuae sulla schiena. Li ho sentiti partire al mattino presto, prima che uscisse il sole. Li ho visti piangere per le gelate.
Se anche un solo rametto partito da Taggia fosse arrivato al concerto di Capodanno di Vienna, auguri e grazie, grazie dei fiori.

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