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Narrando Realdo: 6 – 9 agosto 2015

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http://imperia.mentelocale.it/66175-imperia-narrando-realdo-alla-scoperta-cultura-brigasca/

Tre giorni per raccontare la cultura brigasca. A Realdo, piccolo borgo a pochi chilometri da Triora, dal 7 al 9 agosto, cori, trekking, libri e racconti per parlare la cultura brigasca.

I brigaschi sono un popolo diffuso, che la storia ha sparso tra Italia e Francia, tra Piemonte, Liguria e Provenza, ma con una sua specificità culturale, un’identità da riscoprire.

Se volete incontrarli, ascoltare la loro lingua, assaggiare la loro cucina e sentirli raccontare le loro storie, dovete andare a Realdo, vicino Triora, d’estate, quando il paese rivive. Ogni estate, da Briga, da Nizza, da Imperia come da Bordighera o da Torino, molti brigaschi realdesi tornano nei luoghi dove sono cresciuti, rinsaldano il legame con la loro terra.

Quest’anno c’è un motivo in più per venire a Realdo dal 7 al 9 agosto. E’ “Narrando Realdo“, l’evento che racconterà la cività brigasca, per innescare la sua trasmissione, la sua conservazione.

Popolo a forte vocazione pastorale, la tradizione dei brigaschi è prevalentemente orale. Sono sempre stati presenti quindi i racconti, tramandati di padre in figlio, narrazioni che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale (il territorio è stato protagonista della lotta di Resistenza e mutilato dai nuovi confini del 1947), alla Prima Guerra Mondiale e anche oltre, fino al periodo Napoleonico. Tutto è tramandato oralmente dagli anziani durante le veglie, i momenti serali di incontro tipici delle civiltà pastorali.

Ma oggi, con l’estinzione della cultura pastorale, questi racconti rischiano di perdersi e venire dimenticati per sempre. “Narrando Realdo” vuole ricreare le condizioni e l’atmosfera delle veglie, perché le narrazioni continuino a trasmettersi, di padre in figlio.

Organizzato da A VAŠTÉRA – Üniun de tradisiun brigašche, Narrando Realdo attraverso trekking, concerti corali, presentazioni di libri, conferenze e soprattutto dal racconto degli anziani del paese, racconterà i brigaschi, cercherà di far emergere la loro identità, forte un tempo ma resistentissima anche oggi, dopo che la storia, l’economia e le attività umane hanno portato questo popolo a frammentarsi e dividersi tra Italia e Francia.

Nei tre giorni della prima settimana di agosto il borgo risuonerà di racconti, musiche, cori e storie. Storie e Storia, frontiera, sapori, vita, esperienze: nulla è escluso nell’identità di un popolo.

Si comincerà con un trekking, in cui Laura Guglielmi e Giacomo Revelli racconteranno della loro terra, il ponente ligure, attraverso le parole degli scrittori che li hanno influenzati. Poi concerti corali, incontri come quello con l’antropologo Marco Aime, quello con gli scrittori Giacomo Revelli e Marino Magliani e racconti, quelli degli anziani del paese, alla ricerca o alla riscoperta di un’identità collettiva.

Questo il programma della manifestazione

venerdi’ 7 agosto 2015

– ore 10

Trekking nell’ubago

Trekking letterario a cura di Laura Guglielmi e Giacomo Revelli col supporto di una guida della Compagnia delle Guide Ambientali Escursionistiche (MY)

Un percorso sui confini. Camminando, ci fermeremo a leggere, raccontare, appuntare. I colori, gli odori, i gusti. Tutto ciò che ci arriva dall’ubago.

Al termine, per i partecipanti Merenda Sinoira al Rifugio di Realdo

– ore 18:00

Voci brigasche si incontrano: Concerto corale

Il coro dei “Cantaùu” di Realdo incontra “I Cantori” di La Brigue

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sabato 8 agosto 2015

– ore 10

Partenza dalla piazza della fontana

Due passi ne Ër Carùgë Sutàn, con Nino Lanteri

E’ la strada che corre sulla roccia tutta recintata da orti, dove è stato aperto un punto panoramico che consente di ammirare dall’alto lo strapiombo sul quale si erge il paese, con Nino Lanteri

– ore 11

Ër Carùgë

Chi siamo. Francesi, italiani, brigaschi. Il rattachement e altre storie.

– ore 17.30: Piazza della fontana

Il lato narrativo del tempo

Incontro con Marco Aime

Intervista di Laura Guglielmi

Racconti delle montagne. Il lato narrativo del tempo, sottratto alla fretta, ai media, regalato alla forza poetica della narrazione per recuperare luoghi, eventi e persone altrimenti ineluttabilmente perduti.

Antropologo e scrittore, Marco Aime ha esplorato il mondo delle culture e tradizioni alpine.

– ore 18.30 Piazza della Fontana

Presentazione di “Nel tempo dei lupi”, Giacomo Revelli

Intervengono Laura Guglielmi, Nino Lanteri.

– ore 20

Borniga, Festa della Madonna della Neve

Eduardo racconta.

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Domenica 9 agosto

– ore 12 Piazza della Fontana

Luigi: storie della Resistenza

– ore 16: Museo Ca’ de’ Brigaschi

La frontiera: lo scrittore Marino Magliani legge i suoi brani sull’entroterra e la frontiera

Su facebook: https://www.facebook.com/NarrandoRealdo

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Il Far West della porta accanto

Questa è una brutta storia, tenetevi forte. Queste storie, più che comparire sui giornali, si ascoltano tendendo l’orecchio in coda dal droghiere o in qualche bar, infine circolano in paese. E’ una di quelle storie che appartengono alla piccola cronaca di tutti i giorni, e quando uno l’ascolta, dentro di sè un po’ è contento, perchè tanto è successo a qualcun altro.

Non farò nomi, nè cognomi, nè luoghi, perchè non è mia intenzione denunciare persone ma soltanto fatti e anche perchè tutto quello che sto per raccontare è successo a persone che conosco da una vita e a cui voglio bene. Narrerò solo le circostanze in cui tutto ciò è avvenuto. Chi vuole dei particolari, non sarà difficile trovarli a Taggia, in Piazza Eroi.

Venerdì 9 settembre scorso, circa le 18, due giovani ladruncoli si sono introdotti in un condominio di Taggia. Il palazzo, una costruzione dei primi anni ’60 è abitato da gente tranquilla, semplice, poco avvezza ai moderni sistemi di sicurezza. C’è, sì, un citofono ed un elettromagnete che comanda il portone, ma, il più delle volte, lo si trova aperto, o per errore o perchè la serratura è rotta. Ma i condòmini non si sono mai o quasi preoccupati di questo: tutto si è sempre basato sulla più semplice fiducia nel prossimo o incoscienza dei rischi. Non è mai successo niente di grave.

Entrati nel palazzo, i due, un ragazzino e una ragazza adolescente, si sono subito interessati al primo piano.
Gli appartamenti del primo piano hanno da tempo montato porte blindate, segno che il timore dei ladri comunque ha portato i condomini a tutelarsi. Ma, si sa, una porta d’acciaio, seppur blindata, poco può contro una carta di credito se è chiusa senza mandata. Dunque la signora inquilina del primo piano, intenta sul terrazzino a stendere i panni, non ha nemmeno sentito che la porta di casa sua si apriva, con i due ladruncoli che entravano, violando penalmente il suo domicilio.
I due, soprattutto la ragazza, non devono nemmeno essere nuovi a questa esperienza, perchè non hanno dato segni della loro presenza fino a quando la signora, rientrata da stendere i panni, non ha scorto la ragazza che rovistava in casa. Il suo spavento (della signora) dev’essere stato enorme. Ma anche la ragazza deve essersi messa una gran paura, perchè buttata una voce al collega si è data immediatamente alla fuga. Bottino, ipotizziamo zero o pochi euro. Spavento invece mille, da infarto, per tutti.
Due rampe di scale a scapicollo e via. Intorno al palazzo qualche orto e larghe strade asfaltate, nessun impedimento alla fuga. I tre sono scomparsi in poco tempo.

Qui finisce la prima parte della storia e, chi lo vuole, può già emettere un giudizio, una sentenza, su quanto è accaduto. Che non è possibile, che non si sta più tranquilli nemmeno in casa propria, che, hai visto, a Taggia non era mai successo, ma guarda un po’ lì. Come potremmo interpretarlo? Segno dei tempi? Pura statistica? Sintomo di disagio sociale? Integrazione fallita? Un collegamento con i recenti furti in appartamento compiuti a Sanremo quest’estate da componenti della famiglia Dragutinovic, Rom e Sinti che vivono in Piemonte, potrebbe esserci.
Fate vobis. Però prima ascoltate la seconda parte della storia.

L’allarme della signora è ovviamente stato grandissimo. Vicini, amici, parenti, sono immediatamente stati avvisati con urla, richiami, telefonate: al ladro, ci sono dei ladri in giro.
La voce corre veloce attorno all’obelisco dei Ruffini, rimbalza sui bastioni e sulle mura che un tempo proteggevano i taggiaschi, ma oggi, chissà.

La storia potrebbe finire qui, ma ha una svolta.
Immediatamente, in tempi brevissimi, qualche parente o amico della signora si mette in macchina alla ricerca dei ladruncoli. Li trovano poco distante: sprovveduti o incuranti, quasi a sfidare il destino, come se niente fosse si sono messi ad aspettare l’autobus ad una fermata sulla statale per Arma di Taggia. E’ un errore che non faranno mai più e pagheranno caro. I “vendicatori”, chiamiamoli così, perchè di quello si stavano occupando visto poi com’è andata, li bloccano e probabilmente li caricano in macchina. Dico “probabilmente”, perchè non sarebbe consigliabile picchiare selvaggiamente un ragazzino in mezzo alla strada invece che portarlo dai Carabinieri. Chiunque, si spera, sarebbe intervenuto o avrebbe fatto intervenire le forze dell’ordine.
Il regolamento di conti deve essere avvenuto in qualche luogo negli orti. Risultato: il ragazzino finisce al pronto soccorso in gravi condizioni, con diversi traumi e un’abbondante emorragia. Lei se la cava meglio, ma le notizie sono discordanti. Concordano invece con il fatto che nella borsetta della ragazza sono stati trovati i documenti: lui 12 anni, lei 17. Probabilmente stranieri, di origine zingara. I sanitari hanno appurato anche che lei è incinta.

Questo è quanto. Morale della favola? Nessuna, perchè questa non è una favola. E’ quanto di peggio possa accadere nella vita quotidiana Ponente Ligure. Isola felice fino all’altro ieri, la Provincia di Imperia si risveglia oggi di soprassalto da un lungo, bellissimo, sogno: piccole bande si aggirano anche qui tra le case per compiere piccoli furti. Ma, allo stesso modo, se non ci si fida della giustizia ordinaria, non ci si può abbandonare alla giustizia personale, alle ronde private, alle spedizioni punitive. Il nostro bel Ponente sta diventando un Far West come il resto d’Italia.

Non sappiamo se ai Carabinieri sia arrivata qualche tipo di denuncia, e nemmeno se al Pronto Soccorso, vedendosi arrivare un ragazzino sanguinante, si siano chiesti se fosse solo caduto dalla bicicletta o qualcos’altro. Non si trova traccia della notizia sui giornali.
Una cosa è certa. Il problema dei piccoli furti e della sicurezza rimarrà anche dopo questo episodio. Non sappiamo perchè stessero rubando, possiamo ipotizzarlo, anche se la fame, quella vera, non può costituire un’attenuante per entrare in casa di qualcuno e derubarlo.
Ma l’odio che ha portato alla vendetta è stato totalmente cieco, un odio atavico. Cinico. Etnico. Tale da far passare in ombra che le “vittime” erano un ragazzino di 12 e una ragazza incinta. Qualcosa già visto in altri tempi e altrove, in Europa.

Beh, molti diranno, dopo tutte quelle botte, al ragazzino verrà un po’ meno la voglia di rubare. Certo.
Forse, invece, si farà più furbo la prossima volta.

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