Narrando Realdo

A Realdo, dal 7 al 9 agosto, si è tenuta la piccola grande manifestazione dedicata alla identità e cultura brigasca

Si può raccontare una cultura, un popolo, una civiltà in tre giorni? Bastano tre giorni – i più caldi d’agosto –  per trasmettere quel che sono e sono stati i brigaschi? E sono sufficienti parole, sapori e suoni per trasmettere l’identità di un luogo?
Sicuramente no, ma da qualche parte occorre cominciare.

E’ quel che abbiamo fatto con Narrando Realdo, la piccola manifestazione dedicata alla cultura e all’identità brigasca, conclusasi ieri a Realdo.
Piccola la manifestazione lo è stata non perchè ci fosse poco da raccontare e poco da dire, ma perchè le risorse che avevamo erano davvero limitate.
Avvicinandosi ai brigaschi si scopre un mondo sempre più sfaccettato, interessante e unico, fatto di usi, tradizioni, della storia e delle storie di quelle genti di montagna.  Per completare il quadro, forse, bisognerebbe fare quel che fece Pierleone Massajoli nel 1982, che si immerse in quella cultura ancora viva per documentarla.

Unico come la loro lingua, il brigasco, che non è francese, non è piemontese, nè ligure, ma riflette pienamente l’identità del popolo che la parla, un vero melange di tutti e tre, una lingua capace di adattarsi ai valloni alle cime dei monti che lo racchiudono.

Venerdì, nel nostro trekking letterario abbiamo attraversato boschi e parole: i primi erano quelli tra Realdo e Borniga, le seconde quelle degli scrittori che hanno raccontato la Liguria, con lo scopo di far uscire per un attimo Realdo e il popolo brigasco dall’Ubago, dall’ombra, per dirla come Italo Calvino, cui la storia lo ha condannato.

La stessa sera, il Coro I Cantauù ha dimostrato come le lingue dei monti siano musicali, fatte apposta da e per chi lavorava nei campi, melodie che favorivano l’unione e la socialità, invece delle attuali suonerie di smartphone che privilegiano il singolo.

Al suo interno, Narrando Realdo è stato anche un piccolo Festival Letterario.
Se nel “Trekking nell’Ubago”, il trekking letterario di venerdì, il contributo critico di Laura Guglielmi ha legato ai passi le parole di Italo Calvino, Francesco Biamonti e di altri scrittori importanti che hanno raccontato la Liguria, proprio in una delle valli rimaste più intatte,  “autentiche”, nella loro parte superiore, la Valle Argentina, la presentazione de “Nel tempo dei lupi”, nel pomeriggio, ha dimostrato che è possibile raccontare un territorio come quello brigasco in modo efficacie con le parole di oggi, facendo passare la sua forte identità.

Marino Magliani, domenica, ha invece parlato di frontiera e del “nostos”, la nostalgia di chi deve abbandonare i luoghi per un esilio volontario o necessario. Cosa che i brigaschi, condannati dalla frontiera del 1947, conoscono bene.

Ma l’esperienza più emozionante è stata ascoltare Nino Lanteri raccontare la nascita di Realdo e di come gli orti proteggevano la popolazioni dal baratro, su un paese costruito su una falesia.
Oppure sentire Eduardo raccontarci la storia dei soldati napoleonici sepolti sotto la chiesa di Sant’Antonio, o Luigi che ci ha parlato di come si viveva sotto il Redentore quando lui era giovane, oggi che ne ha 82.

Non bisogna solo saper narrare, serve un pubblico che sappia ascoltare.
Ora sapppiamo che c’è.

1 Commento

Archiviato in Centroterra

Una risposta a “Narrando Realdo

  1. Pia Viale

    Bravi. Iniziare è importante, poi si può andare avanti arricchendo. Intanto respirare quell’atmosfera è salutare.

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