Lena per bella Lena. In memoria di Renato

Renato Varese ci ha lasciati. Rilancio un post del 20 lughio 2009 che lo vede protagonista.
Perchè i madaenanti non muoiono mai. Trionfano sempre.

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Renato è lì con la camicia bianca.

Sua moglie, la Enza, ieri sera gliel’ha stirata come meglio non poteva fare. Ed eccolo, lui è lì, in piedi, bello come può esserlo solo lui; per noi è come se fosse sempre esistito, se ci fosse da sempre.
La musica s’è fermata. Dopo Rosamunda, l’orchestrina sa che può suonare ancora uno o due valzerini e poi i Madalenanti cominceranno a desiderare, a chiedere, a invocare la marcetta del Ballo della Morte. E’ un anno che aspettano.

I bambini corrono tra le gambe della gente. Oppure rimangono sul bordo della pista a tenere un cagnolino che punta il bosco. Balla balla saccu de paia, balla balla saccu de fen.

Sono 40 anni che Renato fa “U Masciu”. Prendete il giorno di oggi in un anno qualsiasi da qui al 1969 e lo troverete con la fusciacca a fare il Ballo della Morte assieme alla “Lena”. Ad alzare le mani al cielo, a buttare a terra dalla disperazione il berretto rosso quando lei muore. E sa l’è morta rivegnià.
Le foto degli anni ’70 lo mostrano più giovane, magro, con le basette, che gioisce quando Lena rinasce. Negli anni ’80 ha solo cambiato il colore della camicia. Nel ’91 ne aveva una melange color carta zucchero. Sempre stirata perfetta. Gli anni di piombo. Il compromesso storico. Tangentopoli. Abbiamo vinto due volte i mondiali. Passato tre papi. Lui era lì.

Portano la lavanda. Ci siamo. Ghe semu. La gente fa cerchio attorno al palo, davanti alla chiesetta dell’eremo. Non c’è molto spazio. Per aria c’è odore di caffè, di fumo, di bosco, di piscio di cavallo. Di sudore d’ascella da ballo. Ma la lavanda comincia il suo mestiere. In poco è tutto viola.
Portano il telo rosso. I u fàn! I fàn u ballu! Ma chi? Renato? Davide? Ivan?
Renato si avvicina. E’ successo 40 volte, potrebbe succedere ancora una. Guarda la Enza. Gli ha stirato 40 volte la camicia, ieri sera ha fatto la stessa cosa, come sempre. Glielo legge negli occhi. Anche i suoi diventano umidi. Restano un po’ lì. Arrivano Davide e Ivan. In silenzio. La banda non sa che fare. Poi intona un altro giro di Rosamunda. Si ricomincia a ballare.

Renato e Davide parlano. Uno ha quaranta anni di Ballo della morte, l’altro 40 anni di vita. Uno piange per un addio, l’altro trema per un’eredità. Ti u fai, Scì, au fazu, Stà tranquillu, u gh’è Ivan, Ma l’ho puia, forsci a sun troppu zuenu, Ma va, a l’axevu i toi anni a prima vota. A Madaena triunfeà.
Le donne stanno a guardare. Alcune di loro aspettano questo momento da anni. Eh, Renatu u l’è bravu, ma u cumenza a ese veiu. Davide? Ah, a vieemu. Ma u fa u Masciu o a Lena? Per una settimana in paese non s’è parlato d’altro.

La musica si ferma di nuovo. Il cerchio si stringe. Arriva il Contestabile. Guarda Davide. Lo stringe forte. Stendono il telo. Ivan è già lì pronto con la lavanda infilata nella fusciacca. Sarà lui u Masciu. Renato deglutisce. E’ a un passo dal passato e a un passo dal futuro. Ne fa uno indietro. Resta solo Davide. Il Contestabile chiede la parola. Per un momento così ci vuole un suggello. Non capita sempre di cambiare i “configuranti”. Quando accade spesso è doloroso. Lo è stato quando è morto Mìn u Fodeu. Lo è stato quando è morto u Bazurìn. Solo adesso capiamo il gesto di Renato. La sua camicia bianca, stirata perfettamente. Le sue lacrime. Parte un applauso. Se potessimo gli lanceremmo il cuore.

Parte la musica. Tutti s’inchiodano a guardare. I bambini saltano, le donne battono le mani. Davide sa quel che deve fare, l’ha visto tante volte. E lo fa. Anche per Ivan è la prima volta da Masciu. E’ lui che comanda. Insegue Davide, che si nega, non ne vuole sapere. Poi è Davide che insegue Ivan. Poi s’incontrano. L’amore è così. Vince chi fugge. Ma Davide incomincia a barcollare, sta male, cade. Ivan, lo guarda, lo sostiene, lo regge. Poi lo lascia e l’altro cade sul tappeto rosso. La musica cambia. Da allegretto diventa un lamento da pantomima. Ma non tragedia. C’è sempre dell’attesa in quei fiati, c’è una speranza nascosta anche per quell’amore sfortunato.

Ivan si dispera. Non si spiega. Chiede, guarda il cielo. Nessuno sa dargli una risposta. Prende la testa di Davide. La muove a destra e poi a sinistra. Davide solleva il piede opposto. Ma che vuol dire? E’ morto? E’ vivo? Disperato, Ivan prende la lavanda dalla fusciacca. La strofina addosso a Davide. Sulla pancia. Sulle braccia, sul ventre, sul collo. Sul naso. Ne strappa i fiori e glieli getta addosso. Lena, per bella Lena, la Maddalena, trionferà!
Ivan fa un cenno al’orchestrina. E’ impercettibile, solo chi se ne intende lo vede. Il trombone capisce. Lo seguono la tuba e la tromba. Riparte la marcetta. Balla Balla saccu de paia, balla balla saccu de fen! I due si abbracciano. Volano mazzi di lavanda. La gente batte le mani a tempo.
Era Davide? Era Ivan? Era Renato? Era Enzo? Era Cristò? Era Franco? Era Giacomo? La Madaena siamo stati tutti noi.

Renato e Ivan nel Ballo della morte su Zemiafilm.

12 commenti

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12 risposte a “Lena per bella Lena. In memoria di Renato

  1. pia

    Splendidi! li ho visti su youtube e Ivan era proprio lui, il figlio du Balilla…
    Sapevo della festa, i miei c’erano stati più di una volta, ma non conoscevo questa tradizione del Ballo della Morte.
    La Maddalena, patrona di Isolabona, la figura più interessante del Cristianesimo, insieme a San Paolo.

  2. Grazie Giacomo, bellissimo post.
    La Maddalena è patrona anche a Pompeiana, San Lorenzo al Mare e in tanti altri paesi della Riviera.
    Quando poi non è patrona ha comunque gli “onori” di una piccola cappella (Terzorio), dipinti o altro.
    Sarebbe interessante fare un censimento e ancora di più capire il motivo di una devozione così diffusa.

    Ciao

  3. Bella idea sarebbe, fare un censimento della Maddalena. La Santa che ha fatto più chilometri della storia. Se la gioca con San Paolo…😉

  4. Molto bello.
    Anche Isolabona ha come patrona la Maddalena.

  5. Ponentino

    Anni fa realizzai una mappatura, basata sulle informazioni in mio possesso, delle testimonianze cultuali legate alla figura della Maddalena nel ponente ligure. Questo “censimento” distigueva patronati e luoghi di culto principali, edifici secondari, testimonianze figurative (quadri, affreschi, sculture…), toponimi e cappelle scomparse, tracce documentali. Se a qualcuno potesse interessare, metterei a disposizione questo materiale, che potrebbe sicuramente essere ulteriormente implementato e aggiornato con nuove informazioni locali.
    Per quanto riguarda le ragioni di una diffusione così capillare della devozione a Maria di Magdala nelle nostre terre, vi sono più ordini di possibili spiegazioni, che nel corso dei secoli si sono sovrapposte e incrociate.
    Da un lato la contiguità territoriale con la Provenza, che secondo una radicata tradizione popolare risalente all’alto Medioevo sarebbe stata la seconda patria della santa penitente, che vi avrebbe trascorso il resto della vita nella Sainte Baume, mentre a Saint-Maximin sarebbe stata sepolta (nella grande e bellissima cattedrale gotica è tuttora venerato il teschio attribuito alla santa, unico sopravvissuto alle devastazioni rivoluzionarie). Questa vicinanza ha probabilmente condizionato il diffondersi del culto in particolare nelle zone costiere, che avevano stretti contatti (migratori, commerciali, marinari) con la Francia meridionale. E’ sicuramente il caso, ad esempio, di Bordighera. Sarebbe inoltre interessante approfondire il ruolo di eventuali infiltrazioni catare dalla Provenza verso la Liguria (non dimentichiamo che i catari coltivavano una significativa devozione nei confronti della Maddalena).
    Per quanto riguarda invece i casi già citati di Terzorio, Pompeiana e Taggia, il culto della Maddalena dovrebbe essere stato importato/imposto dai benedettini di Santo Stefano ai tempi del principato monastico della Villa Regia. Di matrice benedettina sarebbe, secondo la tradizione, anche la fondazione di Santa Maria Maddalena del Bosco.
    Discorso diverso invece quello relativo alle “terre alte” della nostra regione, dove i culti “femminili” presenti nelle valli e sui valichi affondano le loro radici nel sostrato celto-ligure e nella sua teogonia naturalistica preromana e precristiana.
    Particolarmente rilevante, in questo contesto, il culto delle acque e delle sorgenti, a cui erano legati culti di carattere muliebre attinenti la fertilità e che in epoca paleocristiana e altomedievale furono “cristianizzati” sostituendoli con indirizzi devozionali mariani (si pensi ai numerosi santuari dedicati alla Madonna “dell’Acquasanta” o, appunto, “maddaleniani”.
    Ciò si riscontra in tutta l’area d’insediamento degli antichi liguri, come dimostrano ad esempio i numerosi luoghi di culto dedicati alla Maddalena in tutte le vallate del Piemonte meridionale, almeno fino alle alpi Cozie.
    Nella nostra zona è significativo il caso del Santuario mariano di Lampedusa, ai piedi del monte Settefontane, che sostituì un precedente edificio religioso dedicato alla Maddalena posto alcune centinaia di metri più a monte, al limitare dell’ “ubago” di Castellaro. Non escluderei che radici di questo tipo possano riguardare anche la Maddalena del Bosco, posta in luogo ricco di fonti sorgive, e dei riti decisamente “paganeggianti” e palingenetici che vi si svolgono e così ben raccontati da Giarevel. Segnalo anche, per chi non le conoscesse, la quattrocentesca Maddalena di Lavina (immersa nella vegetazione e ormai purtroppo quasi irragiungibile) e soprattutto la coeva chiesa campestre di Lucinasco, che vale da sola una gita indimenticabile sia per la bellezza architettonica che per il contesto naturale.

  6. giarevel

    Grazie molte per le informazioni. Se hai del materiale sul culto di Maria Maddalena a me interessa molto. Mettiamoci in contatto!

  7. gianni

    grande ponentino, sei un pozzo di scienza.
    molto interessanti le osservazioni sul culto di M.Maddalena.

  8. gianni

    Non avevo mai notato la categoria ZirichilTaggia.

    Grande omaggio al mitico Faber.

  9. Alessandro "Scatulin"

    Non sono riuscito a trattenere le lacrime… il mio corpo tremava… il mio cuore batteva… come quando ero lì! Mi è bastato chiudere gli occhi e all’improvviso ero lassù, all’eremo, in mezzo all’odore di caffè, di fumo, di bosco, di piscio di cavallo e di lavanda! Grazie Giacomo… Questo significa che tutti i nostri sforzi non sono invani. Grazie a qualcosa a qualch’uno o a tutti, o forse proprio grazie alla Santa ci sono persone che ancora vivono, credono e sentono La Madaena…
    Lena, pè bella Lena, a Madaena triunfeà!
    Grazie……….
    Un maddalenante da generazioni

  10. giarevel

    Scatulin, il tuo commento mi fa un piacere immenso. La Madaena trionferà sempre!

  11. Macciantelli

    Ci siamo quasi mancano piu’ poche ore… In paese si sente gia’ aria di festa le donne sono in cantina a fare la lavanda e noi siamo per i boschi a fare le “brundie” per l’ombreggiatura dell’eremo e gli ultimi lavoretti per rendere la festa al meglio….
    un abbraccio a tutti i maddalenanti ……….

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