L’evoluzione degli ultracorpi

Sono indistruttibili. Ormai hanno conquistato il pianeta Terra e non se ne andranno prima di 1000 anni. I più infestano parcheggi, stazioni, strade e autostrade, ma non è difficile trovarne anche in montagna, nelle aree di sosta o nei parchi, tantopiù se vicini alle città. In mare, poi, hanno formato un’isola gigantesca, si dice addirittura 3,5 milioni di tonnellate disperse su 2500 chilometri: è il Pacific Trash Vortex, il vortice di spazzatura dell’Oceano Pacifico.
Sono loro, gli oggetti di plastica, i veri extraterrestri.

Solo ora, purtroppo, s’è corso ai ripari. Ci voleva il decreto mille proroghe: dal 1° gennaio 2011 l’Italia aderisce alla Direttiva europea 94/62 che prevede di immettere sul mercato soltanto imballaggi compostabili o biodegradabili, eliminando l’uso dei sacchetti per la spesa in plastica. L’amministrazione provinciale di Imperia ha subito aderito al progetto “Senza plastica Liguria più bella” della Regione Liguria.
Certo, per l’approvazione del nuovo piano provinciale dei rifiuti, il presidente della Provincia, Luigi Sappa, e l’assessore all’ambiente, Giovanni Ballestra, devono aver avuto il sonno abbastanza tormentato, così si sono immediatamente resi conto che cominciare dai sacchetti di plastica è un buon modo per iniziare a ridurre i rifiuti.

Ma noialtri, in provincia di Imperia, sulla plastica la sappiamo lunga e potremmo fare di più. Non solo per i 74 milioni di sacchetti che ogni anno aggiungiamo alla montagna già prodotta in Italia. Ci spetta un primato, infatti, spesso dimenticato: Giulio Natta, Premio Nobel per la Chimica 1963, che fu il primo a sintetizzare il Moplen, il polipropilene, nacque a Porto Maurizio nel 1903.
Come per molte delle invenzioni che hanno cambiato il mondo, anche dell’inventore della plastica non si sa quasi nulla. Molto si trova qui.
Giulio Natta era un uomo dedito al lavoro e alla scienza: 4000 i suoi brevetti, raggruppati in 333 famiglie. Studiò  in Germania, a Friburgo, con il gruppo di lavoro di Hermann Staudinger che si occupava dello studio delle macromolecole. Insegnò alla La Sapienza di Roma e poi al Politecnico di Milano. Nel 1963, per la “messa a punto di catalizzatori stereospecifici per la polimerizzazione stereochimica selettiva delle alfa-olefine”, gli venne conferito il premio Nobel.

Ecco, perchè allora, in memoria di questo grande chimico, non fare della nostra provincia il simbolo, il baluardo della raccolta differenziata della plastica?

Quella dei sacchetti, non è che una delle plastiche in giro nel mondo. Dopo il Moplen, brevettato dall’allora Montecatini, l’industria s’è sbizzarrita nel produrre molti tipi di plastica.
Quelle riciclabili sono 7, ognuna indicata da un codice riportato anche sulla confezione del prodotto: PET, HDPE, PVC, LDPE, PP, PS, più altri meno comuni.
I primi due sono i più riciclabili quindi vengono utilizzati per la produzione di imballaggi destinati ad alimentari di largo consumo. In particolare, il PET (polietilene tereftalato), utilizzato per le bottiglie di plastica, può essere riciclato con il metodo meccanico o quello chimico, ma la migliore soluzione è evitare di comprare acqua in bottiglia e bere quella del rubinetto (anche a causa dei pericolosi “flatati” che il PET rilascerebbe, come s’è scoperto recentemnte).
Le altre plastiche a volte, sono insidie nascoste: in una confezione di latte, la bottiglia può essere di una plastica, il tappo di un’altra; nel tetrapak se ne utilizzano molte insieme; alcuni yougurt faranno sì, bene al cuore, ma diffondono tre plastiche diverse con gli imballaggi. Dunque il miglior modo per riciclare la plastica e impedire che si disperda, è cercare di non utilizzarla proprio. Ma quella che c’è occorre riciclarla per evitare che si disperda nei mari, nei laghi e nei fiumi.

I sacchetti per la spesa, conosciuti come “shoppers”, sono, statistiche alla mano, gli oggetti meno usati del mondo, visto che il loro tempo medio di utilizzo non supera i 20 minuti. La loro vita, invece, rasenta i 500 anni. Verranno sostituiti da sacchetti in Mater-Bi, un materiale simile e biodegradabile creato a partire all’amido di mais. Ma solo in casi di emergenza: quando si dimentica la borsa a casa.
Ma allora, per non correre il rischio che lasciare la borsa della spera a casa diventi un’abitudine e il Mater-Bi, considerato come l’evoluzione naturale del Moplen, venga prodotto su economia di mercato mondiale sottraendo, come i bio-combustibili, alimenti a una parte del mondo che ne ha bisogno, occorre cambiare mentalità: basta con l’usa e getta e spazio all’usa e ri-usa.

Nel Ponente ligure esiste già una florida rete di distribuzione commerciale e si sta cercando una soluzione al “problema” rifiuti. Quale luogo più adatto per sperimentare idee e sistemi per il futuro?
Perchè allora non usare lo stesso materiale per i piatti e le posate nelle mense di scuole e ospedali? Perchè non cercare sponsor privati che con il loro logo sul Mater-Bi avrebbero la giusta promozione e aiuterebbero anche lo smaltimento dei rifiuti? Perchè non destinare parte o tutti quei 30 mila euro previsti per borse di tela dalla campagna regionale, in iniziative di questo tipo? Più che comunicazione, in questo caso serve ri-educazione. Qualcuno, Legambiente, si sta già muovendo in questo senso.

Siamo certi che anche Giulio Natta sarebbe d’accordo. Natta era un chimico, lavorava su formule e modelli di molecole che descrivevano la natura, ma quando poteva cercava la natura vera, amava l’ambiente.
Sulla strada che scende da Monte Ceppo, poco sopra Sanremo, in uno dei boschi più antichi della Liguria, c’è un castagno vecchio di 800 anni. Chi vi arriva trova una lapide a lui dedicata con la formula del polipropilene.
La formula soltanto, perchè quella parte di bosco, per fortuna, è pulita. Gli ultracorpi lì non sono ancora arrivati.

2 commenti

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2 risposte a “L’evoluzione degli ultracorpi

  1. arlette

    ciao Giacomo, sono stata in Germania e lì la raccolta differenziata seria la fanno da 10 anni, poi mi ha incuriosito ke le bottiglie d plastica grandi e piccole sono ”VUOTO A RENDERE’ e te lo pagano…ma prendere esempio dagli altri paesi nooooo è…ciao

  2. pia

    O per forza o per amore la direzione in cui si deve andare è quella. La disciplina è inversamente proporzionale agli italiani, ma se al supermercato non danno più la borsa (quella dei 20 min/500 anni), la volta dopo se la portano. Non si agisce per coscienza, ma per forza. Peccato che chi ha la possibilità di indurre i disubbidienti alla civiltà si adoperi così poco in tal senso: hanno altro a cui pensare.

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