Chi trova una discarica trova un tesoro

Attenzione: il seguente articolo è stato pubblicato per errore. Era stato programmato per il 25 gennaio 2026, in uno speciale previsto dalla rubrica Contromano sulla questione rifiuti. Invece, non se ne capisce ancora il motivo, il computer lo ha pubblicato oggi. Ci scusiamo per il disguido.
La redazione, dopo una lunga e sofferta riuninone ha deciso tuttavia di lasciarlo.
Vista l’importanza e l’attualità dell’argomento rifiuti per la provincia di Imperia e per il comune di Taggia in particolare, c’era il timore che la sua lettura fornisse informazioni sbagliate, false speranze o interpretazioni tendenziose.
Del resto, anche oggettivamente, non sono questi i pezzi che fanno vendere i giornali o fanno aumentare i click e quindi le inserzioni pubblicitarie sui portali. Quando si tratta di rifiuti, meglio pubblicare articoli contrari alle discariche e raccogliere allarmismi, diffondere timori, sparare sui sindaci senza proporre alternative. E’, ad esempio, ciò che fa “L’Eco della Riviera”. Quello sì che è un giornale. Ma non è giornalismo.
Dunque, contro ogni regola editoriale e ogni logica di profitto, abbiamo deciso di lasciare questo articolo perchè crediamo possa dare un contributo alla questione. E poi anche altri giornali, come Repubblica presentano casi virtuosi, non sempre si deve protestare.
Anche se è possibile, come molti affermeranno, che tutto ciò che dice verrà smentito, contraddetto, disatteso, resta la registrazione di un parere fuori dal coro, diverso, contrario, a suo modo “Contromano”. Come dal titolo di questa rubrica.
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Taggia, 25 gennaio 2026

Chi trova una discarica trova un tesoro.

Approvato tra mille polemiche 15 anni fa, l’impianto di Colli a Taggia è oggi un modello per la soluzione del disastro rifiuti. Mentre altre città italiane, come vulcani in eruzione, si circondano di discariche e veleni, Taggia sembra aver risolto il problema da tempo.
Deciso dall’amministrazione provinciale, lungamente discusso e prefezionato dall’allora sindaco di Taggia Genduso, l’accordo tra Provincia di Imperia e Comune di Taggia prevedeva che per ogni tonnelata di rifiuto solido urbano, il comune incassasse 13 euro e una royalty di un milione e mezzo.
Con la collaborazione dei comitati locali, l’amministrazione di Taggia aveva chiesto precise condizioni: che venissero comminate sanzioni ai comuni che non facevano raccolta porta a porta nelle percentuali previste e che l’impianto non producesse combustibile da rifiuti (CDR) buono per un inceneritore. Era l’unica via per accettare l’impianto sul proprio territorio. Dopo lunga trattativa si trovò un accordo.
In questo modo la proposta di referendum avanzata dai comitati fu ritirata e si passò dall’opposizione all’impianto ad una migliore informazione per i cittadini. E mentre c’era chi, per interesse o ignoranza della situazione, proponeva di realizzare una discarica in luoghi protetti o incontaminati o addirittura di riaprire Ponticelli che per anni aveva servito la provincia, ma, ormai satura, è una vera e propria bomba ecologica, l’impianto è entrato in funzione. Poco a poco tutte le città limitrofe si sono adeguate. Anche Sanremo, dopo una pesante sanzione e l’aumento vertiginoso delle tasse, ha dovuto cedere e allestire la raccolta differenziata porta a porta per rientrare nei margini obbligatori.

Oggi, dopo 15 anni, a Taggia, i risultati di quel momento difficile sono evidenti. Mentre i vicini comuni sono quasi alla bancarotta, Taggia – che nel frattempo non ha cambiato nome per non produrre ulteriore spazzatura – naviga in buone acque. Abbiamo intervistato l’attuale sindaco. Vincenzo Genduso, dopo la battaglia della rumenta, non fu ovviamente riconfermato nelle successive elezioni, ma molti oggi capiscono quella scelta e ne apprezzano le qualità. L’allora opposizione, legata a doppio filo al PDL, con l’atteggiamento servile che aveva sempre dimostrato nei confronti dell’amministrazione provinciale, non avrebbe fatto di meglio e ceduto a condizioni peggiori.

“Che sia rumenta di Taggia o di Arma, o proveniente da Sanremo, Imperia, addirittura anche Badalucco, non facciamo distinzioni – dice il primo cittadino di Taggia – A Taggia, come a Vedelago e altre località, s’è pensato al futuro e messo da parte per un attimo la politica. La spazzatura, qui, paradossalmente, da problema, è diventata una risorsa.
Molti soldi ci arrivano dall’energia elettrica prodotta dal biogas. Grazie ad una viabilità migliorata e alla vicina autostrada, i compattatori arrivano e scaricano senza disturbare la popolazione. I rifiuti in attesa di essere trattati, in particolare la frazione umida, vengono subito coperti di argilla: in questo modo si evitano cattivi odori e gabbiani.
Prima il bilancio del comune era risicato, ma adesso possiamo fare cose importanti, che nessuno era mai riuscito a fare prima: nessuna Tarsu, l’Ici è scomparsa (appena al 4 per mille, qualcuno l’aveva promesso, ma da noi è una realtà). Niente Irpef. Le coppie che hanno il primo figlio ricevono 500 euro. Per il secondo, 1000 a testa. Quando i figli vanno a scuola arriva un contributo di 500 euro all’anno. Asilo nido, scuola materna, costano pochissimo: per la mensa si paga la metà di Sanremo e un terzo di Imperia -.

Nelle parole del primo cittadino più invidiato del ponente, s’intuisce un po’ d’orgoglio.
E ha ragione. Taggia sembra rinata. L’area ex Caserme Revelli, una volta fatiscente, oggi ospita una piscina e un complesso sportivo. La stazione, costruita con un progetto che non teneva conto delle esigenze del paese, è oggi ricca di uffici e servizi. Addirittura, i treni Intercity preferiscono fermare qui piuttosto che a Sanremo. L’area commerciale, la maggiore della provincia e quindi responsabile della produzione della maggior parte dei rifiuti, ha aderito alla politica Rifiuti Zero eliminando gli imballaggi ed è attenta al riuso e al riciclo.

“In questi casi bisogna usare la testa – continua il sindaco – allontanare gli eccesi umorali, le sindromi NYMBY o i banali fini politici. A quei tempi fu difficile, ma bisognava cambiare testa. Questo è stato fatto. Non si poteva continuare a dire: “I rifiuti da qualche parte bisogna mandarli, ma non qui da noi”. Oppure: “Noi abbiamo già dato”. O: “Siamo una città a vocazione turistica”. Perchè? I turisti forse non producono rifiuti? O la loro rumenta è più pregiata della nostra?
A volte ci vuole coraggio, non difendere solo il proprio orticello. Altrimenti, l’alternativa è il caos.”

3 commenti

Archiviato in Contromano, Cronache del Sol Ponente

3 risposte a “Chi trova una discarica trova un tesoro

  1. nadina.

    non penso che ti possa fare dei nemici , la possibilità descritta sarebbe
    troppo bella per avverarsi se solo mettessimo la politica da parte e
    si facesse realmente convenienza del paese tutto sarebbe più facile .
    bravo.nadina

  2. gianni

    “Non ha cambiato nome per non produrre altra rumenta” è perfida.
    Ma ho riso per un quarto d’ora.😀

  3. giarevel

    per la spazzatura, in politica, non conta la riciclata😉

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