Catasto furbastro

Secondo le recenti stime dell’Agenzia del Territorio, la Valle Argentina e il Ponente ligure pullulerebbero di immobili non accatastati. Non si finirebbe di contarli: ogni casone, ogni sgabuzzino, ogni capanno d’attrezzi, costruito anche in tempi Napoleonici o usato dai pirati saraceni come dimora, è passibile, oggi, nel 2010, di catalogazione, certificazione, registrazione e accertamenti, pena pesanti sanzioni amministrative e dunque pecuniarie.

E’ il colpo di coda dello stato contro l’abusivismo edilizio. Prendersela con i più deboli, con chi non può.
Mentre un po’ ovunque si sfasciano colline, si smontano arenili, si parcheggiano yatch tra le scogliere, gli 007 dell’Agenzia del Territorio si accaniscono sui capanni, le baracche, i “casui”, costruiti magari anni fa dai floricoltori per rinchiudervi decesugliatori e anticrittogamici.
Del resto, se esiste un'”Agenzia del Territorio”, da qualche altra parte ci dev’essere un’ufficio segretissimo della “Spectre del territorio” che tutti i giorni apre Google Earth e sceglie dove colpire, come le freccette al pub, con un casone, una casella, una baracca.

Per fortuna, lo stato italiano, come sempre magnanimo in questi casi, ha subito approntato una “sanatoria”. E’ così che si fa quando non si hanno più soldi: si inventa un problema e poi il modo di risolverlo è sempre lo stesso. Come i ciarlatani che giravano una volta i paesi vendendo pomate contro l’aerofagite.

In Italia poi, si sa, c’è una sanatoria quasi ogni giorno, ma questa va fatta entro il 31 dicembre 2010.
In molti hanno già ricevuto una lettera firmata “Agenzia del Territorio”, che intima loro la regolarizzazione dell’abuso e la sua iscrizione al catasto. Scritto nell’antilingua dei borocrati, si tratta della “sanatoria catastale, prevista dal decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010”. Nella loro lotta contro il male, quelli dell’agenzia fanno sul serio, tanto che hanno emanato la successiva circolare 3/2010 di interpretazione dell’art. 19 del D.L. 78/2010 convertito nella legge n. 122/2010, al fine di fornire una panoramica sulle novità di maggior rilievo dicharando che per le locazioni e le compravendite degli immobili non correttamente censiti: “gli atti pubblici e le scritture private autenticate che hanno per oggetto il trasferimento, lo scioglimento o la costituzione di un diritto reale su un fabbricato urbano devono contenere, a pena di nullità, oltre al corretto identificativo catastale anche il riferimento alla planimetria depositata presso l’Agenzia del Territorio nonché una dichiarazione degli intestatari circa la conformità dei dati catastali e delle planimetrie allo stato di fatto”. In parole povere, se siete nel bel mezzo della vendita di un terreno che ha un casone, vi conviene accatastarlo, altrimenti puff, l’atto scompare come una bolla di sapone.
Inoltre “ai soggetti che non rispettano i termini per le dichiarazioni sarà applicata una rendita presunta da iscrivere in via transitoria in Catasto”.

Insomma, chi, cresciuto in Riviera, non si ricorda dei “casui”, quelle costruzioni dove il nonno nascondeva la motozappa o l’atomizzatore, infestate da vespe e ragni, ma buone per giocare a nascondino e dove a volte dal buio e dal silenzio spuntava il cocò di una gallina? Oppure erano usati come minaccia per i monelli: “Se nun ti fai u bravu a te seru intu casun!”.
Fanno parte ormai del paesaggio. Non tanto quello fisico, sicuramente quello dell’anima. Solo oggi, grazie all’Agenzia del Territorio”, ci accorgiamo che erano quelli giochi, ricordi abusivi. E’ l’ennesimo condono mascherato.

Ma la scappatoia, come al solito, c’è. Se il capanno supera gli 8 mq (è il minimo per muovercisi dentro con un’atomizzaotore o una motozappa) e non si vuole essere salassati dall’Agenzia del Territorio, se ne deve demolire il tetto. A questo punto il casone diventa “unità collabente” e il catasto si placa.
In pratica, dobbiamo demolire una parte di ciò che abbiamo vissuto. O dobbiamo ricomprarcela con un pizzo salato.

1 Commento

Archiviato in Contromano, Cronache del Sol Ponente

Una risposta a “Catasto furbastro

  1. pia

    Bastardi.
    Non mi dire niente.

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