Appuntamento a Shopville

Mitica come Samarcanda, diafana come Timbuctù. Virtuale come Atlantide, più reale di Las Vegas.
Shangri-la delle casalinghe, Wonderland della Riviera, Eldorado dei commercianti. Riviera Shopville c’era una volta, c’è adesso e sempre ci sarà.
Nessuno ammette di andarci, ma tutti ne veniamo. Non ci siamo mai stati eppure ne siamo appena usciti. Chi può dire di non esserci passato?
Nessuno l’ha voluta, eppure ce la siamo meritata. Shopville era già nei nostri salotti, nelle nostre dispense, nei nostri freezer ancora prima che venisse costruita. Era inevitabile.

Ma cos’è davvero Shopville? Shopville è Taggia, ormai non lo si può più negare. Forse è questa la soluzione al problema di toponomastica sollevato di recente da un comitato locale: nè Taggia, nè Armataggia. Shopville e basta.
L’area commerciale si sta progressivamente sostituendo alla città medievale e alla periferia marittima. Lo fa negli scopi e nelle intenzioni: una volta capitava di essere fermati da sconosciuti che chiedevano del Convento dei Domenicani o, al limite, di via della Cornice; oggi gli stessi sconosciuti sono francesi che si sono persi a qualche rotatoria e cercano Shopville. Non c’è da stupirsi se all’uscita A10 comparirà un giorno una segnaletica che porterà dritta a Shopville ignorando castelli e spiagge. Il medioevo e il solleone sono solo un contorno inutile, a volte dannoso. Del resto, con la realizzazione del futuro impianto unico di trattamento dei rifiuti a Collette Ozotto (lo chiameranno Trashville?), sulla collina soprastante, Taggia vantare di una qualità unica nel suo genere: produzione, consumo e trattamento dei rifiuti concentrate a pochi metri di distanza. Siamo alla fantascienza.
E’ una fagocitosi inarrestabile, un processo naturale: da sempre la vita dell’uomo avviene attorno ai mercati, ai luoghi di scambio. Da ciò si sarebbe sviluppata la nostra civiltà. Solo che, in questo caso, non si sa a quale altra civiltà superiore potrebbe portare quella attuale.

Le premesse, a dire il vero, c’erano già agli inizi. A ricordarcele, proprio in questi giorni, le udienze del maxi-processo Bianchi o “Tangenti e mattoni”. Un vero legal thiller degno di John Grisham. Per la concessione delle licenze e la realizzazione dell’ipermercato Leclerc-Nordiconad e la galleria commerciale Shopville, sono alla sbarra l’ex sindaco di Taggia Lorenzo Barla e l’ex presidente della Camera di Commercio di Imperia, Giuseppe Bianchi, più una serie di geometri e funzionari minori.
Erano anni di vacche grasse quelle: due zone commerciali in costruzione sui vecchi orti di plumosus e sulla vecchia fabbbrica di mattoni e tanti altri progetti edilizi in corso.
Un sindaco, chiamato a furor di popolo a bissare il mandato, che invece incassa a destra e a manca: le mazzette da Bianchi per Shopville e quelle dell’A&G Sviluppo, società che costruiva l’altra area commerciale dietro la ferrovia. E, poi, la presunta tangente sotto forma di sconto, per l’acquisto di un attico alle “Torri di Colombo” predisposta da Bianchi per i favori dell’assessore provinciale Gilardino. Intanto a Taggia, con una perizia addomesticata, a Borgo San Martino si costruivano case su zona soggetta a rischio alluvionale. A Taggia si poteva fare tutto. Taggia era la casa, il condominio delle libertà.
Barla c’aveva preso così gusto che a un certo punto, stufa di pagare, Aurora De Julis, dell’A&G Sviluppo, lo minaccia di organizzare una rivolta contadina se non avesse concesso il nulla osta ai lavori.
Una “rivolta contadina”? A Taggia? Nemmeno fossimo tra i peones messicani.

Partita con i migliori auspici, Shopville non s’è smentita gli anni successivi.
E l’albergo che “La Fornace”, società realizzatrice  di Nordiconad, s’era impegnata a realizzare come ricompensa alla variante al Piano regolatore necessaria per costruire il centro? 51 camere, panoramico, gran charme. Sarebbe pronto da tempo, mancano solo gli arredi, precisano. Ma non s’è mai visto.
C’è poi la piscina promessa come ricompensa del fatto che per la costruzione del centro commerciale era stata privatizzata una strada pubblica. Sei corsie da 25 metri, due milioni e mezzo di euro, di cui il comune non dovrebbe spendere una lira. Ancora niente.
Da veri piazzisti, quelli di Shopville sanno proprio vendere. E quella della piscina, a Taggia, se la sono proprio bevuta. Del resto, ad affidare la costruzione di una piscina ad una società che si chiama la “La Fornace”, qualche dubbio poteva venire.
Non parliamo poi della viabilità attorno a Shopville. Degna di un rompicapo cinese.
Ma cos’ha fatto poi il centro commerciale per la città? Posti di lavoro? Molti dei negozi in galleria o sono rimasti vuoti o cercano commesse che poi non si trovano. E pensare che chi voleva lavorare in shopville, doveva mandare domanda di assunzione al Comune.
Attività culturali? Degne di Vanna Marchi.
Però forse non tutto è perso. Scorrendo le notizie di cronaca, leggo che, mesi fa, proprio a Shopville, assieme alla gente comune, sarebbe entrato a Shopville anche un gufo. Dopo aver terrorizzato i negozianti, preoccupati per le vendite, l’animale sarebbe stato subito catturato dalle guardie del corpo forestale e liberato nei boschi. Ma ormai si sa, in Riviera, parlare di gufi porta bene.

6 commenti

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6 risposte a “Appuntamento a Shopville

  1. Forse i gufi porteranno bene a Sanremo, ma a Taggia chissà. E poi peggio di così.

  2. Ma non hanno, per caso, messo qualche deposito di furgari da quelle parti?

  3. A volte sogno un (neo-neo-neo)rinascimento, locale, limitato almeno a noi, una rivoluzione in ciabatte, un colpo di stato in salotto, una lotta di classe per allontanare i soliti ripententi e non commettere più gli stessi errori.
    Poi entro a Shopville (e dove sennò) e tutto ritorna nel più scuro dei medioevi. Taggia è una città medievale da sempre.

  4. Ponentino

    e il parco commerciale carrefour alla stazione? quello è bello, quello… si vede che lì si fa solo commercio equo e solidale, sviluppo sostenibile, e chissà quante belle opere pubbliche a scomputo degli oneri di urbanizzazione. e soprattutto non producono neppure un etto di rumenta.

  5. certo ponentino,
    il mio commento non era solo indirizzato a Shopville ovviamente, ma anche al Careffour della stazione, a tutta l’area commerciale di Taggia, ormai riconosciuta come modello da non seguire.

  6. Ponentino Sconsolato

    Magari quello di Taggia fosse ormai riconosciuto come un modello da non seguire…. Invece è una piccola icona del modello dominante, che tutti seguono ovunque, anzi, ti posso dire che, essendomi ormai da tempo trasferito in una grande città dell’industriosa Padania, il modello commerciale come è stato concepito a Taggia è ancora ampiamente a misura d’uomo… Aspetta che arrivi un’ Ikea, un Decathlon, in IperCoop e poi ne riparliamo.
    Comunque io vado a fare la spesa al Leclerc, e non solo perchè lo trovo conveniente (ovvio, no?), ma anche perchè, incernierato all’interno della collina e a ridosso di una zona già ampiamente distrutta (vd le Torri di Colombo) mi fa meno male rispetto al Parco commerciale Carrefour, che invece ha fagocitato interi ettari di buona pianura alluvionale. Altro che rivolta contadina, ci sarebbe voluta!
    Per questo ho temuto per un attimo che questo post ti fosse stato dettato da Olofsson in persona…….. Sorry.

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