Tenco, bella ciao

Vinicio Capossela commosso che ricorda Renzo Fantini. Il dizionario demenziale di Roberto Freak Antoni. Il cantastorie Enzo Del Re che batte e ribatte su una sedia. Questo e altro nella serata conclusiva, quella di sabato 13 novembre 2010. Ma cosa resterà di questo 35° (e, speriamo no, ma forse ultimo) Premio Tenco?
Ai discografici, alla Rai, al Comune di Sanremo l’ardua sentenza. Ma le premesse non sono un granché. Il Tenco merita di più.

Le dirette radio sono una bella cosa, ma condizionano – spesso sconvolgono – le scalette. Così Vinicio Capossela inaugura la serata, ma arriva a pubblico ancora freddo (gli spettatori del Tenco se la prendono sempre con molta calma) e la sua commozione vera, il suo racconto (a metà tra Fante e Bukowsky), non sono arrivati a tutti come dovevano arrivare. L’artista è apparso genuino, privo di quell’aria da prestigiatore dell’anima che aveva nelle passate edizioni, ha regalato anche un inedito, Le sirene, e si è sinceramente commosso parlando del suo amico Renzo Fantini, manager anche di Guccini e Paolo Conte.
Forse andava collocato in un momento diverso, a pubblico più caldo. Sono un po’ i conti che devono fare quelli del Tenco: il pubblico che lo segue, che si aspetta sempre emozioni nuove e forti dagli autori; e quelli che lo organizzano, alle prese con dirette radio/Tv che fanno tanto bene ai conti della manifestazione.

Per fortuna questa edizione ha avuto un tappabuchi d’eccezione, Roberto Freak Antoni, che, incalzato simpaticamente nei tempi dal bravo Silva, ogni tanto arrivava a sparare uno dei suoi esilaranti e riflessivi aforismi («se non piacciono, lo si dica, ne ho dei nuovi», ripete spesso): «Se le persiane di casa sono chiuse è a causa degli uomini iraniani»; «Se la fortuna ti tocca, magari ti ha preso per un altro», «Le merde che s’incontrano per strada a volte si salutano, più spesso si pestano».

Uno ride per Freak Antoni e non si accorge che hanno cambiato il palco per l’artista successivo.
Vestito di rosso, con il pugno alzato, popolare nel vero senso della parola (la sera prima l’ho incontrato alle Cantine Sanremesi a mangiare sardenara) arriva Enzo del Re. Lui stesso non vuole essere considerato un cantautore, ma un cantastorie. Il suo è stato il cambio palco più veloce del Tenco: solo un microfono e una sedia di legno, una carega la chiamano a Sanremo. Potrebbe cantare alll’Ikea.
Qualcuno lo definisce un corpofonista, ma Del Re ha la sua poetica, non sta in nessuna classificazione, preferisce la lentezza, adora il lavoro ma detesta la fatica. Quando dice che lavorare per i padroni lo stanca, qualcuno nel pubblico dissente e gli urla qualcosa di maleducato. Forse per questo esce di scena in fretta e non torna subito a prendersi gli applausi quando Silva lo chiama.

Marco Fabi invece non convince, una musica un po’ piatta, testi già sentiti, rime banalotte: «rumore/amore».
Bisogna incontrare di nuovo Freak Antoni per tirarsi su: «Lei era un tesoro, lui la seppellì», «Grazie dei fiori. Anch’io ti farei un mazzo così».

Poi spazio alla chitarra catalana di Amancio Prada (Premio Tenco operatore culturale), che musica una poesia di Garcia Lorca, e Piero Sidoti (Targa Tenco opera prima, leggi l’intervista) assieme a Battiston, presenza scenica e fisica indiscutibile del cinema italiano di oggi – proclama «La gentilezza è una qualità rivoluzionaria».
Paul Brady (Premio Tenco al cantautore), onora il premio ricevuto parlando in italiano quasi perfetto. Ma sta leggendo. Il pubblico comunque apprezza: non sono molti gli artisti anglosassoni che dimostrano questo tipo rispetto per chi ascolta.

Poi arriva di nuovo Freak Antoni, ma stavolta per fare il tappabuchi di se stesso: i tecnici stanno montando gli strumenti degli Skiantos.
«Al posto del cimitero voglio essere parzialmente scremato»; «L’omossessuale è quell’amico che si diverte alle tue spalle».
A lui si deve molto di questa edizione un po’ spenta, lo si è già detto. Ma lo si proclama, dopo l’esibizione con gli Skiantos: insieme un salto indietro nella storia della musica e nella storia italiana. Non si capisce perchè continuino a etichettare la loro musica come demenziale. Un gruppo che chiude la serata intonando Bella ciao e definendo questa canzone come «un classico della resistenza psico-fisica», s’inserisce da sè, di prepotenza, nella polemica attualissima se cantare o no il canto delle mondine e Giovinezza al Festival di Sanremo.
Quando gli Skiantos vanno via, molti continuano a cantare Sono un ribelle mamma.

Cala il sipario. Anche quest’anno. Ma un sipario più pesante, più cupo. Adesso per mesi niente musica, ma, parole, parole, parole, soltanto parole. Spiace che nessuno degli artisti invitati abbia cantato una canzone di Tenco, come al solito. Speriamo non sia un triste presagio.

Immagini su: http://imperia.mentelocale.it/28486-premio-tenco-capossela-e-freak-antoni-per-la-serata-finale/

6 commenti

Archiviato in Ascolti, Da Mentelocale

6 risposte a “Tenco, bella ciao

  1. pia

    Sei sempre “centrato” sulle cose… Bravo.

  2. Ponentino

    Togliere il Tenco dall’Ariston, portarlo in una delle tante piazze storiche dei nostri paesi antichi, in posti veri dove si scopre musica vera, portare parole profonde in spazi ricchi di significato.
    Il Tenco a Dolceacqua!!!!! (o Apricale, Triora, Villa Faraldi, va tutto bene).
    All’Ariston l’ardua scemenza…

  3. giarevel

    Bello lo scenario del Tenco nelle piazze in paese, ma difficile con i tempi di oggi, visto che non riescono a farlo nella piazza più grande di Sanremo, quella mediatica intendo, dell’Ariston.
    Piuttosto, ci servirebbero dei bei concerti come una volta (ricordate De Andrè a Dolceacqua?)

  4. Ponentino

    Certo che mi ricordo di De andrè a Dolceacqua, e non solo lui: il mip riferimento non era casuale.
    Sarò semplicistico ma se fai sbigliettamento un concerto di Conte o Guccini o Baustelle o Capossela riesci a farlo ovunque, anche nel parcheggio di via Chiappori. Se poi hai spazi adeguatamente suggestivi e se motivi adeguatamente gli artisti, puoi portare un Max Manfredi, un Alessio Lega, un Baccini o un Cirianni, un Van de Sfroos a Pigna o a Lucinasco, a Terzorio o a Torre Paponi a costi assolutamente accessibili.
    Ma Rambaldi non aveva un commercialista, aveva un progetto!
    Pensa Lluis Llach o Joan Manuel Serrat sulla piazzetta di Riva Ligure……. o Ute Lemper ai domenicani (Careggio permettendo)…. Laurie Anderson a piazza S. Brigida…… UN FESTIVAL DIFFUSO!!!!…

    Buonanotte a tutti, e sogni d’oro

  5. giarevel

    Sono d’accordo con te, soprattutto Ute Lemper ai Domenicani, che tanto così vuoti come sono non servono a nessuno, nemmeno a Careggio…

  6. arBELLA LA SERATA DEL VENERDI, lette

    e Tom WAITS al menestrello…o in qualke bella cantina di taggia, umida dove per la musica prende un rimbombo MAGICO. Meno noiosa la serata di venerdi, VINICIO trasudava troppa tristezza, quasi sofferenza x l’ amico RENZO scomparso, anke quando l’ ho salutato al bar, …in effetti nn assaporo più il profumo di una volta, ma nn toglietecelo. CIAO Giacomo, sempre amabile leggerti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...