Quando ci si ritrovava dall’altra parte

La frontiera non finisce a Ventimiglia, dove la segnaletica e la lingua ci dicono che siamo arrivati in Francia. La frontiera, intesa come luogo di sentimenti, passioni, vita e, soprattutto, storia e storie, è un luogo a sè, più interiore e personale, che a volte supera i limiti stessi che vincolano gli stati nazionali.

Come quella tra Italia e Francia: molto più grande del confine, sale su, in alta val Roja, abbraccia colline, valli, montagne, fino ad arrivare “dall’altra parte” ad attraversarne un’altra, quella con la “Tera brigasca”, a Realdo, in alta valle Argentina.

Ma spesso a tracciarle, queste frontiere dell’anima più che di stato, non sono cartine, matite e gomme di geografi, nè tanto meno reticolati, filo spinato e trattati di pace.  Solo le vite degli uomini. Così, a volte le guerre finiscono e le frontiere restano.

A raccontarci che cosa sia la nostra frontiera, a scavare nella memoria per impedire che se ne perdano i dettagli e si trasformi in un banale confine, restano l’arte, la letteratura e il cinema. Come “E ci si ritrova dall’altra parte” il documentario che Nicola Farina, documentarista sanremese, sta girando in Alta Valle Argentina, tra Verdeggia, Realdo e Borniga.

Per riscoprire un po’ di cosa accadde lungo quella frontiera oggi quasi perduta e capire il valore della memoria, Farina ha organizzato per la sera dell’11 agosto, alla sala da ballo della Pro Loco di Realdo, una proiezione pubblica di “La Legge è Legge!”, un film di Christan-Jaque, con Totò e Fernandel, girato nel 1958 e idealmente ambientato da queste parti.

Il film è una commedia, qui in “tera brigasca” la definizione della nuova frontiera nel 1947 portò non pochi problemi, ma si sa, ridere aiuta a riflettere e a rimuovere ciò che ancora rappresenta un limite di silenzio e paura, a documentare la realtà.
Chissà se le avventure del gendarme francese Ferdinand Pastorelli e del contrabbandiere italiano Giuseppe La Paglia, interpretati dai grandi Fernandel e Totò, riporteranno indietro di 60 anni gli abitanti e i discendenti degli abitanti di Realdo e li faranno riflettere, oggi che il paese praticamente non esiste più (l’ultimo a viverci tutto l’anno, anche d’inverno, è morto da poco) e gli odi e i rancori di un tempo sono scritti solo nella memoria.

“E ci si ritrova dall’altra parte”, Il documentario di Farina, proprio questo vuole fare.
Restituire il giusto valore alla memoria, dopo anni passati in un silenzio assordante, in cui quel luogo è andato spopolandosi, perdendo lingua, cultura e identità. Il titolo è tratto da una frase de “Il sentiero dei nidi di ragno”, di Italo Calvino, che ben descrive quegli anni.
La storia è quella di Liliane e Jacqueline, due sorelle, divise dalla guerra e
dall’annessione del comune italiano di Briga alla Francia nel 1947, legittimato da un referendum dolorosissimo, cui a molti abitanti fu impedito di partecipare. Le vite delle due sorelle a quel punto si sono divise, ma entrambe ricordano ancora loro modo la frontiera: una, Jacqueline, rimasta italiana, è bravissima poetessa in brigasco; l’altra Liliane, diventata francese, partecipa al documentario compiendo un vero e proprio ritorno alle origini.

Il documentario, della durata di 52 minuti, ha ricevuto dei finanziamenti della Région PACA, del Conseil Général Alpes-Maritimes, dal Parco Regionale Alpi Liguri, ed è stato selezionato dal forum europeo di progetti di film documentari Docuregio 2009. E’ prodotto da Hélène Lioult (Airelles Vidéo, Aix-en-Provence) ed è stato preacquistato da TLP (Télé Locale Provence) e da UTLSP (Union des Télévisions Locales de Service Public) e avrà un’anteprima francese a fine 2011. Ancora nessuna proposta arriva dal fronte italiano, ma si sa, in Italia, non è un bel momento per il cinema e la cultura in generale. Speriamo lo sia almeno per la memoria.

7 commenti

Archiviato in Centroterra, Contromano

7 risposte a “Quando ci si ritrovava dall’altra parte

  1. I miei più sinceri complimenti!

  2. giarevel

    Grazie, il documentario di Farina è davvero interessante, speriamo anche in Italia venga distribuito

  3. pia

    Interessante, Giacomo… Lo segnalo a Gianpaolo, appassionato dell’argomento e dei luoghi in questione.
    Ciao, Pia

  4. gian paolo

    @ Pia: grazie della segnalazione, ma ne ero a conoscenza, avendo anche assistito ad alcune riprese.
    Personalmente sono un po’ stanco di tutti questi “amarcord”, pur valorizzando nel giusto modo la storia, bisogna guardare avanti. Oggi per fortuna c’è l’Europa unita e le nostre frontiere sono solo tracciate sulle carte geografiche.

  5. arlette

    ciao Giacomo, complimenti per l’ articolo…ma il documentario di Farina si trova da qualke parte? grazie leggerti è davvero piacevole.

  6. giarevel

    ciao Arlette, il documentario non è ancora pronto, lo sarà a riprese e montaggio terminati, vi terrò informati.
    Per quanto riguarda Gian Paolo, grazie dell’intervento, ma questo documentario non è uno dei tanti amarcord che passa la TV.
    E, fosse, le nostre frontiere non sono qualcosa rintracciabile solo sulle cartine geografiche. Come dice Eugenio Montale:
    “La storia non è poi la devastante ruspa che si dice.
    Lascia sottopassaggi, cripte, buche
    e nascondigli. C’è chi sopravvive.”

  7. Francesco

    Ciao Giacomo, ho saputo della tua disavventura.
    Vedrai che tutto andrà per il meglio.

    Il Comitao Oxentina è in letargo?

    Ciao!

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