Dove la morte non fa notizia

L’anno scorso furono due operai di San Biagio della Cima, caduti nella vasca del depuratore di Riva Ligure. Una fine terribile: la loro vita s’è spenta tra i liquami durante uno spurgo, un’operazione ritenuta banale, ordinaria amministrazione, ma letale perchè effettuata senza il rispetto delle norme di sicurezza.

Quest’anno è toccato ad un edile, schiacciato da alcuni blocchi di cemento, non si sa come crollatigli addosso durante una colata da una bettoniera.

Forse mai come in questi ultimi anni il ponente ligure si sta accorgendo di quanto costi lavorare, non solo in termini economici. Costa da morire.

Ma dalla cronaca, queste notizie passano immediatamente nella statistica, questi giorni terribili per le famiglie dei lavoratori colpiti divengono indici d’almanacco, consulti annonari, numeri: l’anno passato è successo questo, quest’anno quest’altro, pochi o nessuno riflettono sul passato in un luogo in cui le cose sono obbligate a succedere in fretta e venire sostituite da qualcos’altro di nuovo, in cui anche le notizie sono un cantiere continuo e si consumano, come il territorio.

Alla recente fiaccolata contro le mafie, a Sanremo, partecipammo con il “funerale del territorio”, una provocazione che dichiarava la morte della Liguria di ponente a causa delle speculazioni, tra cui le discariche abusive e l’eccessivo ricorso all’edilizia. Per una volta abbiamo avuto il coraggio di fare le “Cassandre”, visto che questi avvisi si trovano più facilmente sparsi attorno a noi, guardando semplicemente dalla finestra, che su giornali e media. Un modo per dire provocatoriamente, che resta poco, pochissimo spazio per costruire senza pagare in futuro un prezzo molto alto in vite umane.

Non avremmo mai immaginato che tutto si sarebbe presto trasformato in una tragica realtà. L’aggressione continua al nostro territorio è ormai un delitto perpetrato ai suoi abitanti e altrove come qui, nel ponente ligure, lo si sta sperimentando. Per ora a pagarne il prezzo sono loro, i lavoratori. In una provincia che considera il cemento come il motore principale della sua economia, è un po’ come se fossimo tutti su quelle impalcature, a indossare caschetti gialli mentre scaricano le bettoniere. Nulla deve fermare il treno che corre, l’importante è che vada tutto bene, che si costruiscano case anche se poi non le si venderanno. Che questi episodi, gli incidenti, le morti, passino in fretta e non rovinino l’immagine della Riviera: un luogo in cui si vive bene a contatto con la natura, a due passi da tutto, sull’Aurelia. Ma è davvero così?

A leggere i giornali in questi giorni, sembra proprio di sì. L’argomento della morte di Fausto Sandonato, l’operaio morto in un cantiere edile a Taggia, è stato chiuso in fretta entro giovedì, con qualche articoletto, i soliti annunci d’inchiesta, le solite richieste di maggiori controlli sui cantieri.

Forse perchè è successo il 21 luglio e d’estate non bisogna pensare, è tempo di vacanze, di ferie, di sagre. Dominano le non-notizie: l’elezione della nuova miss, il caldo, l’attacco delle zanzare tigre, il nuovo lungomare di Bordighera, non si può fare il bagno a Diano Marina.

Ma no, una provincia che basa sull’edilizia gran parte della propria economia, non può fermarsi a lungo sulla morte in un cantiere. Non può pensare che sia accaduto proprio qui, proprio a noi. Dà troppo fastidio mentre il sole scalda le nostre colline cariche di serre, che sempre meno sono coltivate, nella speranza che arrivi qualcuno e ci costruisca l’ennesimo villagetto anonimo, l’ennesimo progetto scolastico, l’ennesimo gruppo di villette da depliant.

3 commenti

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3 risposte a “Dove la morte non fa notizia

  1. L’alternativa ai villaggetti é un ripristino ambientale che preveda la demolizione delle serre, la realizzazione di alcune piccole unità immobiliari (piccole, alla toscana, da 16 m2 o poco piu’) da affittare da inserire nel verde.
    In questo caso, chi ha la forza di realizzarle non é costretto a cedere la proprietà.
    Perché nessuno ne parla?
    Su tre sindacati, speriamo che uno faccia suo il discorso.

  2. giarevel

    Hai ragione Marco, l’alternativa c’è, ma dalle nostre parti non se ne parla mai abbastanza. Non c’è prima di tutto la volontà di fare certi discorsi. Se non li fanno i sindacati e i politici tocca a noi almeno parlarne.

  3. pia

    E comunque intravedere delle alternative è dura. Anche chi coltiva è smarrito: le rese sono davvero basse, gli stimoli azzerati e le alternative inquietanti.
    Mi piacerebbe saperne di più su quanto dice Marco della Toscana.
    Parlare di cemento in Liguria è ormai un argomento estremamente angosciante, aggravato poi dalle morti bianche, naturalmente.

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