Psico-drama in piazza Cassini

Ormai s’è capito. A Sanremo la mafia e la camorra ci sono, eccome. E’ per come reagiscono un po’ tutti: c’è chi nonostante il proprio consiglio comunale verrà probabilmente sciolto dai carabinieri, definisce le infiltrazioni mafiose solo “articoli di gionale”. C’è chi parla apertamente di voti di scambio accertati nei comuni vicini però dice che la propria amministrazione è pulita, chi si riempie la bocca di belle parole “Stato” “onestà”, “legalità”. E’ come essersi svegliati da un brutto sogno, e in Riviera abbiamo dormito a lungo.

C’erano proprio tutti, ieri alla fiaccolata della legalità a Sanremo. Anche quelli che non c’erano, perchè partecipare o no era diventato per molti un po’ un dilemma morettiano: “Ma mi si nota di più se vengo e mi metto in disparte, o se non vengo per nulla?”. Presa la decisione (e qualcuno anche striscioni e bandiere di partito), ognuno non ha mancato di dare una risposta, politico o no che fosse, presente, in disparte o assente.

Più di tutti però, ha fatto il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato. Perennemente occupato a recitare lo spettacolo d’arte varia di uno innamorato di sè, all’inizio era indeciso se stare in disparte e farsi notare, infatti ha bacchettato il suo collega di Bordighera inquisito dai carabinieri ma presente per pulirsi almeno la coscienza. Poi ha deciso di partecipare e s’è preso una fiaccoletta dietro al presidente della regione Burlando.  Ma si sa, lui non è tipo da stare nelle retrovie, così infine visto che giocava in casa, ha scelto la soluzione migliore: lo psico-drama personale.

Preso il microfono in piazza Cassini, il nostro si trasforma, dà il meglio di sè. S’aspettava la contestazione, del resto un uomo politico deve rendere sempre conto del suo operato davanti ai suoi cittadini. Ma tra le sue abilità c’è anche quella di come incassare i colpi di chi non è d’accordo con quello che dice e “obbedire alle direttive del partito”. Questa è un po’ la cifra di un personaggio pubblico. Invece, colpito al cuore da un “Vai a casa”, che ci poteva anche stare da un contestatore in un momento di silenzio, s’è lasciato andare, ha mollato gli ormeggi. Prima ha chiamato il contestatore a singolar tenzone con un “Vieni qui” che sapeva davvero di camorristico. Poi ha confessato di aver deciso di disobbedire agli ordini del suo partito (nemmeno fosse “cosa nostra”), e se n’è andato piccato, scocciato perchè questa non era la sua manifestazione. E dice in faccia al presidente della regione una cosa che, si capisce, aveva sullo stomaco da tutta la serata: la manifestazione non s’era da fare a Sanremo, ma a Genova, perchè noi non compriamo dai fruttivendoli ma dai supermercati (allusione al recente arresto di Domenico Gangemi, camorrista genovese di mestiere verduraio). Perchè Sanremo è una città turistica e parlare di queste cose farebbe male a tutti.

Ora abbiamo capito: parlare di mafia e camorra a Sanremo non si può per il solito vecchio motivo, il turismo. E’ un po’ la scusa delle scuse, il grande corner i cui si salvano i politici nostrani negli ultimi anni. Con la scusa del turismo a Sanremo si salvano sempre. Fare  una cosa non si può perchè ne patirebbe il turismo. Farne un’altra nemmeno nemmeno, addio stagione. Adesso anche la mafia a Sanremo non c’è quando arrivano loro, i preziosi turisti che ci portano ogni bene come i Magi. Farebbe più danni dire ora “‘ndrina”, “cosca”, “‘ndrangheta” in Piazza COlombo che un’altra condotta fognaria che si sfonda in corso Imperatrice.
Il turismo sarebbe la panacea di tutti i nostri mali, anche della camorra.
Già lo vediamo: oggi, dopo la Fiaccolata di ieri sera, l’osservatorio di Portosole annuncia nuvole in arrivo. Alcuni turisti sono fuggiti durante i saldi in via Matteotti perchè hanno sentito odore di mafia.

Dopo il suo psico-drama il sindaco avrà meno problemi. S’è tolto un gran peso dalla coscienza. Ai cittadini resta invece una città una provincia con poche alternative. O accontentarsi di 340 giorni di sole all’anno, o assistere impotente a incendi dolosi e infiltrazioni malavitose.
Sanremo deve decidere ormai: se preferisce la qualità del tempo o dei suoi amministratori.

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2 commenti

Archiviato in Cose Nostre

2 risposte a “Psico-drama in piazza Cassini

  1. tiziana belli

    Bello e purtroppo vero quello che scrivi.
    ma alla fiaccolata c’era tanta gente comune, quella cha che passa tra le righe della storia senza lasciare traccia, ma che quando scende in piazza non lo fa per altri fini. Ciao

  2. giarevel

    Certo, eravamo in tanti. Il gesto sconsiderato di uno, anche se chiamato a rappresentare molti, non cambia le cose.

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