L’anno della morte di José Saramago

Negli ultimi tempi, José Saramago aveva scoperto il blog, ed è stata una fortuna per l’umanità intera.

Visto che non potrà più scriverle, rileggere le sue cose è importante. Da http://caderno.josesaramago.org/2010/02/13/nem-leis-nem-justica/ tradotto su http://quadernodisaramago.wordpress.com/

“In Portogallo, nel paese medievale di Monsaraz, c’è un affresco allegorico della fine del XV° secolo che rappresenta il Buon Giudice e il Cattivo Giudice, il primo con un’espressione greve e fiera sul viso e tenendo in mano la verga della giustizia, il secondo con due facce e la verga della giustizia spezzata. Non si sa per quale ragione, questi dipinti sono rimasti nascosti dietro una parete di mattoni per secoli e soltanto nel 1958 hanno rivisto la luce del sole e sono potuti essere apprezzati dagli amanti dell’arte e delle giustizia. Della giustizia, dico bene, perché la lezione civica che queste antiche figure ci trasmettono è chiara ed eloquente. Ci sono buoni giudici e siamo grati per la loro esistenza, e ce ne sono altri che, autoproclamandosi giusti, di buono hanno poco e alla fine non solo sono ingiusti ma, in altre parole, alla luce dei più semplici criteri etici, non sono brava gente. Non c’è mai stata un’età dell’oro per la giustizia.”

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4 commenti

Archiviato in Letture

4 risposte a “L’anno della morte di José Saramago

  1. pia

    Ma questo mondo sarà sempre così?

  2. gianni bestagno

    per me lettore da una vita saramago è uno dei fari.
    come faccio ahimè quando qualcuno che amo se ne và rileggo qualcosa di suo.
    ho riscelto memoriale del convento, libro consigliatomi dalla libraia ivana, sanremo libri, mille anni fà, e cecità che mi ha colpito e forse anche un po’ cambiato

    ciao

  3. pia

    Rileggere chi è morto avvalora i suoi scritti, che si arricchisono automaticamente di significati.
    Diventano letteralmente preziosi.

  4. giarevel

    Se non fosse vero, potrebbe essere un suo romanzo, quello di uno scrittore portoghese mai esistito che si personifica. La sua letteratura è uno dei nuovi vengeli apocrifi. Cecità è quasi un reality a contatto con la realtà visto il giudizio che ha dato l’Osservatore Romano dopo di uno scrittore tra i più grandi del ‘900.

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