Addio mamma Amaie

Il 15 aprile 2010 rischia di diventare una data storica per il Ponente Ligure: il Consiglio comunale di Sanremo delle ore 21 segnerà probabilmente il decesso di una delle realtà più importanti della provincia di Imperia: l’Amaie.

Proprio quel giorno, la società pubblica di gestione di acquedotti ed elettricità del comune di Sanremo, un tempo fiore all’occhiello dell’efficienza amministrativa sanremese, responsabile della realizzazione delle “Grandi opere” di cui tutti i cittadini ancora oggi godono i benefici, ma divenuta poi terreno di contesa politica e infine parcheggio dei poltroni nella Sanremo da bere negli infiniti anni’80 e ’90, subirà l’ultima e definitiva mazzata dal D.L. 135/09, ovvero Decreto Ronchi, che sta conducendo rapidamente ad una gestione privata delle risorse idriche.

Nulla di dichiarato, come al solito, ma i conti sembrano già stati fatti e la seduta di giovedì sembra una pura formalità: i paperoni del rubinetto gongolano.
Basta seguire il percorso con cui la delibera è approdata in consiglio, con un ordine aggiuntivo ad una seduta che doveva trattare tuttaltro: variazioni urbanistiche e regolamenti l’occupazione del suolo pubblico.

Una fretta, una premura – quella di assicurare ai sanremesi tariffe regolate dal profitto di una s.p.a. piuttosto che dalla rendicontazione del servizio pubblico – che non ha tenuto conto nemmeno dell’interesse degli stessi lavoratori dell’Amaie: la delibera parla esplicitamente di “incentivi all’esodo volontario di dipendenti”, un modo come un altro per dire che il personale valutato in esubero verrà prepensionato o trasferito altrove, a discrezione del privato che gestirà la cosa.
La riunione con i sindacati su questi argomenti si terrà infatti il 21 aprile prossimo. A giochi fatti.

E cosa dovrebbero dire i movimenti e le associazioni che in questi mesi si sono battuti per affermare il diritto all’acqua pubblica e che proprio giovedì sera si riuniranno alle 21 per assistere alla votazione come ultimo atto di protesta civile.

Conferenze, incontri, manifestazioni come quella del 20 marzo scorso a Roma a cui hanno partecipato nummerosi del CIMAP, il Coordinamento Imperiese er l’acqua pubblica, non sembrano serviti a nulla.
Sanremo Sostenibile, dopo aver raccolto 1200 firme e promosso in consiglio il voto di un emendamento che impegna a considerare l’acqua come bene senza rilevanza economica, ha dovuto aspettare 4 mesi per incontrare con il sindaco Zoccarato, incontro avvenuto pochi giorni fa, proprio poco prima dell’approvazione della delibera da parte della commissione, quando tutto era già deciso. Inutile dire che hanno ottenenuto soltanto un secco no dall’assessore Solerio, che, pur ammettendo l’emendamento votato 4 mesi orsono, ne ha gentilmente motivato lo stralcio passando la palla all'”imposizione del legislatore nazionale”.

Non resterà loro che constatare come, ancora una volta, gli interessi dei cittadini vengano calpestati quando entrano in concorrenza con quelli di un gruppo multinazionale. Come una procedura accelerata con il voto di pochi garantisca profitti ai grandi gestori dell’acqua e “asfalti” un diritto pubblico e costituzionale di tutti per cui sarebbe necessario come minimo un referendum.

Infine, in preda all’autolesionismo, i nostri dell’acqua pubblica potrebbero spulciare i dettagli della delibera, accorgendosi di come al comune resterà pochissimo dei ruderi della propria società in house (il 40% verrà privatizzato e l’Amministratore Delegato verrà nominato dal soggetto privato). Oppure potranno dedurre dal testo della gara dettagli così precisi (aver svolto attività nel settore idrico e elettrico, con fatturato di 60 milioni in ciascun indirizzo) da lasciare pochi dubbi su chi sarà il futuro proprietario dei rubinetti di Sanremo.
Le saracinesche, come bussole impazzite, puntanto dritte tra Genova e Torino.

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