Manifesta superiorità

Ora che le elezioni sono un ricordo, che l’ebbrezza del verdetto s’è spenta, c’è chi si chiede cosa resterà di questa campagna elettorale.
Una cosa di certo: i manifesti.
Eletti o no, scrutinati o scantinati, i nostri beniamini continueranno a frequentare le nostre giornate ancora per molto, a sottoporci le loro prefiche, a seguirci con gli occhi ruffiani dalle loro affiche.

Non s’era mai vista come in quest’ultima tornata, una così grande passione per l’affissione, come se rappresentare se stessi 10 metri x 6 o replicarsi, clonarsi, centinaia di volte per chilometro quadrato servisse a moltiplicare anche i voti.
I fatti han dimostrato, che non è così. Metterci la faccia è per pochi ma non per tutti.
E ora questi poster la pioggia li bagnerà, il sole li seccherà, il vento li strapperà e quei visi tanto comuni fino a ieri lentamente appassiranno, li vedremo invecchiare e scolorire più o meno come le loro promesse. E noi poveri cittadini, se va bene, dovremmo aspettare almeno 5 anni per rivederli, per accorgerci che esistono davvero.

Ma, come in tutte le grandi icone, c’è nelle loro effigi qualcosa di più, che oltrepassa la semplice natura umana. Quei volti allegri, seri, ammiccanti, angelici, sono stati eletti ben aldilà dei sogli dei consigli provinciali e regionali. Qualcuno se n’è già accorto: attorno a loro accadono cose straordinarie. Sono fenomeni che la scienza non riesce a spiegare, i cui perché si perdono nella notte dei tempi.

Notizia dell’altro ieri, per lo più ignorata dai giornali: una rapina in pieno centro a Sanremo, panico in via Roma, il malvivente corre tra la gente pistola alla mano. Poi, il miracolo. A pochi metri dalla statua della Primavera il rapinatore è stato raggiunto e arrestato: l’hanno trovato paralizzato, ipnotizzato davanti agli occhi angelici della Barabino.
In alta valle Arroscia c’è chi invece raccoglie baffi di Sappa. Non si sa bene perchè, ma dai manifesti sparisce solo quel dettaglio. Si dice che a ritagliarli siano le bazure di Pieve di Teco. Li userebbero per i loro filtri. Avrebbero effetti straordinari come antipiretico e tranquillante. Qualcuno li userebbe pure per gli esorcismi.
Tutt’altro destino per il ciuffo di Marco Scajola: si dice che tritato finissimamente e assunto in forma orofaringea, risvegli potentemente il desiderio. Sul mercato nero avrebbe ormai sostituito il cialis.
E la foto di Giordano? Per le sue affinità con Toni Manero, un gruppo locale di disco music anni ’70 ha deciso di usarla per la copertina del loro ultimo album. Nell’LP solo cover: Never can say goodbye e I will survive di Gloria Gaynor.
Bertaina invece sarebbe utilissimo come pannello solare. Qualcuno s’è accorto che, data l’enorme superficie riflettente della sua fronte, i suoi manifesti sarebbero dei veri e propri specchi solari da far invidia a quelli di Archimede.
Migliaia di faccine di Saso sarebbero invece comparse sugli uliveti tra Vasia e Pantasina. Richiesti, gli olivicoltori hanno dichiarato che sono miracolose contro la moschetta della taggiasca.
Amaro invece il destino riservato all’effige di Gianni Giuliano. Compare sempre più spesso sulle porte di locali, bar e cinema, con sotto scritto: “Io non posso entrare”.

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