Lettera di un bombarolo

Gent.mo Sig. Prefetto,
non pensavo sarebbe mai giunto questo momento, non credevo di doverlo fare così in fretta, speravo anche stavolta di farla franca.

Ma dopo aver letto stamane il giornale, ho deciso di costituirmi. Del resto, i controlli a tappeto annunciati dalla Polizia a Taggia non mi darebbero scampo. Proprio in questi giorni una squadra del Commissariato di Sanremo ha denunciato una di noi colta in fragrante. E chissà quanti altri cadranno prima di sabato sera.

Ebbene sì: sono un bombarolo. Io, come tanti altri, questa settimana ll’ho passata a fabbricare gli ordigni che voi domani, durante la festa di San Benedetto Revelli, mi sequestrerete. Per facilitarle il lavoro, la invito a visitare la mia cantina sita in Taggia, vico Brea 2. Troverà delle canne di bambù accuratamente riempite di polvere nera, volgarmente detti “furgari” (scrivetelo con la “r” sui verbali, vi prego).

Ma prima di condannarmi, mi lasci spiegare. Tutto ciò che dirò lo usi pure contro di me, perchè ne sono orgoglioso. Non appartengo ad un gruppo armato, non sono un adepto di Al Queda, non miriamo a rifondare la strategia e il clima che perdurava negli anni in cui siamo nati e cresciuti.
Ho passato i trentanni e, seppur non proprio disperato, mi sento quasi per nulla sbagliato. Non taglierò canne di bambù, non mescolerò miscele esplosive, non pianterò stupazzi per offendere lei nè nessun altro. Li fabbriccherò perchè è più forte di me.
Non so se può capirmi, signor Prefetto, lei è nuovo da queste parti. Ma se noi taggiaschi non passassimo i primi giorni di febbraio tra zolfo, carbone e potassa, a costruire i nostri “pinocchi fragili, parenti artigianali di ordigni costruiti su scale industriali”, la nostra vita in questo posto perderebbe di senso e certamente aumenterebbe tutta quella serie di reati minori di cui la gente si lamenta tanto.

In sostanza: ci macchiamo un giorno solo di attentare all’ordine costituito per riuscire a sopportarlo tutto il resto dell’anno. Come si può vivere in un’isola infelice dove il lavoro è sempre più un arragiarsi e trionfano servilismo e ammiccamenti, raccomandazioni, senza tentare di evaderne almeno una sera?
Il nostro esplosivo spacca taglia brucia tutto ciò che non vogliamo, sputa i nostri sogni al cielo, quelli che non possiamo o non sappiamo realizzare. E la domenica mattina, con la città in cenere, che ancora fuma, ci sentiamo più leggeri e pronti a ricominciare. Certo, con questo non cerco un’attenuante. Ha ragione: nessuna bomba ha una natura gentile, anche i nostri furgari, hanno fatto danni in passato, qualcuno poco accorto c’ha rimesso la pelle.
Ma noi, senza la nostra paura – e di quella degli altri – ci fidiamo poco: si fidi pure lei.
Mio padre, mio nonno, non mi avrebbero mai insegnato a costruirli se avessero pensato che potessero offendere.

Certo, capisco, vostro dovere è garantire l’ordine. Ma vi prego di non scambiare il letargo con la sicurezza. E se il vostro è il solito pro-forma, potevate fare come gli anni passati: avevo un magazzino a 150 metri dalla caserma dei Carabinieri dove per anni io, mio padre e mio fratello abbiamo armato decine e decine di furgari. Il maresciallo passava e salutava.

E poi, quando mai è stato un reato festeggiare un santo, abbandonarsi ad una tradizione popolare? Non è proprio questo che si ricerca oggi, per sfuggire al logorio della vita moderna?

Le rinnovo l’invito per sabato sera. Lo so, il suo ruolo la impegna 24 ore su 24. Un prefetto non può mancare di essere perfetto. Ma se le interessa capire chi siamo, che cosa sognamo, smetta una sera l’uniforme, si vesta di stracci, indossi un pastrano. Vedrà che, per quanto ci vedrà coinvolti, ci sentiremo per sempre assolti.
(Grazie a Fabrizio De André per avermi fornito le parole).

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5 commenti

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5 risposte a “Lettera di un bombarolo

  1. pia

    Se necessitava una spiegazione, meglio di così…

  2. Ho capito: la polvere va usata per andare a caccia anche dopo il 31 gennaio, non per festeggiare i santi patroni, mi pare ovvio…

  3. Parenti dei nostri “sparucheti”? E altra domanda. Potassa, quella delle pastiglie per il mal di gola?

  4. pia

    Niente furgari, quest’anno, per me, ma un post sul mio blog per ricordare “L’incontro” dell’anno scorso, pubblicando il raccontino revisionato e corretto.
    Ciao Giacomo, accogli l’invito che Alberto ha lasciato nei commenti…

  5. giarevel

    Ciao a tutti, onorato il Santo, anche quest’anno. Un po’ timidamente all’inizio per paura delle ispezioni, ma poi tutto è andato come doveva andare e i furgari han detto la loro. Sì, parenti degli sparucheti, forse qualcosa di più che parenti, una volta si maneggiava molto di più la polvere nera che il telecomando : – )
    Quello che noi chiamiamo “potassa” o “salnitro” è il nitrato di potassio, che, a parte essere l’utilizzo per concimare, è un componente della polvere pirica assieme a carbone e zolfo. Questo per dire quanto ancora delle nostre tradizioni sia legato al ciclo della terra.

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