Neopeplum

Nel primo film, Ursus, marcantonio della stirpe dei Marcomanni, è una specie di Rambo che torna dalla guerra e trova che il perfidone di turno gli ha fatto secco il padre e rapito la fidanzata.

Nel secondo Ursus è un emulo di tarzan, solo che cresce tra i leoni invece che tra i primati e alla fine le suona di santa ragione al malvagio Ajax che ha ucciso suo padre (è il secondo, sì, ma ai tempi non c’era ancora l’Anagrafe) usurpandone il trono e minacciato il suo amore con la bella Ania, comprata da un mercante di schiave in cambio del proprio prezioso medaglione.

Poi c’è la vendetta di Ursus, ambientato nella lontana Licia e Ursus gladiatore ribelle, che lo vede entrare nel correntone di Spartaco in Senato. Infine “Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili”, greatest hits, pout pourry, macedonia di bigodini, quadricipiti, tette e colonne doriche, forse il più kitch e moderno della serie, che infatti ebbe un grande successo oltreoceano dove in queste cose sono sempre stati avanti.

Adesso che gli animi sono maturi, che siamo di nuovo alle prese con usurpatori, imperatori e mercanti di schiave, non potevano che tornare di moda i grandi vecchi peplum degli anni ’60. Con qualche modifica in più, naturalmente, qualche ritocco, non solo chirurgico ovviamente, ma anche tecnologico, siamo nel 2010. O no?

Dunque Ursus, marcantonio dei Marcomanni, dopo anni di oblio si ripresenta in TV invece che al cinema. Nel frattempo ha cambiato sesso: ora non è più un marcantonio dei Marcomanni, assomiglia più alle principesse che una volta teneva sotto l’ascella. Ha un prosperoso decolleté, i capelli con la piega, abitini di Armani o Chanel, scarpe rigorosamente con il tacco, un sorriso a trentasette denti. Ha cambiato anche nome, ora si chiama D’Ursus, in arte Barbara.

Siede su una poltroncina e da lì, piuttosto che dai lidi della Licia o dagli scranni del Senato, sfida i suoi nemici.
Le cronache narrano già imprese leggendarie:
– D’Ursus contro Corona: di quando il re dei paparazzi minacciò di invadere l’impero con fotografie delle veline senza trucco
– D’Ursus e la vendetta di Sgarbi: di quando il dio Sgarbi, l’onnipresente, s’è adirato contro D’Ursus perchè non dice a tutti che è un trans
– D’Ursus e la luna bussò: di quando il tempio del gossip tremò alle urla della perfida Bertè.

E siccome D’Ursus sembra frequentare assiduamente il granducato di Sciaboletta, non poteva mancare di organizzare una bella puntata-macedonia con i due eroi locali, per declamare coram populo le loro imprese. Paolo Strescino e Maurizio Zoccarato, ducaconti di Imperia e Sanremo sono stati chiamati al salotto di D’Ursus per parlare di ciò che li ha resi famosi: il primo
s’invita a casa della gente (però sottolinea, porta 2 bottiglie di vino), il secondo ha vietato di sedersi in piazza (e, sottolinea, per non confondere la democrazia con l’anarchia, ha fatto togliere le panchine). Il tutto condito con l’applauso della claque, che solo in Italia continua a funzionare come aggregatore di consenso: solo noi viviamo ancora come nella più terribile delle situation comedy.

I nostri non erano soli: assieme a loro c’erano altri eroi, responsabili di imprese memorabili come diffondere simulacri cartonati di sè stessi in giro per spaventare i clandestini e quell’altro che ha messo su un ufficio di collocamento per i non più viventi, o quello che spazza le strade se lo spazzino ha il raffreddore.

Era dura, ma i nostri non hano sfigurato: entrambi si sono distinti per brillantezza, ironia, creatività. Soprattutto Zoccarato che ha sbaragliato tutti quando ha ipotizzato l’applicazione della teoria dei respingimenti per i camperisti: li mettiamo tutti su una bella chiatta diretta ad Ajaccio!

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