Corso pratico di letteratura russa per amministratori locali

Alla luce dei recenti fatti accaduti in provincia di Imperia, onde evitare altre spiacevoli bufale postsovietiche e rassegnarsi a trovare nella letteratura la soluzione per una politica migliore ho deciso di dedicare alcuni post di questo blog ad un corso pratico di letteratura russa per amministratori locali.

Naturalmente anche gli amanti della letteratura comparata alla cronaca possono leggerle: serviranno un po’ a tutti per accorgersi che spesso il destino della nostra terra è lo stesso di quello di un personaggio inventato da uno dei grandi autori del Volga. Il corso avrà un andamento diacronico, dunque non ce ne vogliano gli esperti se non seguiremo la cronologia delle opere, ma ci lasceremo contaminare da esse a seconda degli eventi rivieraschi.

La prima puntata – visto clamoroso fallimento dell’asta di villa Carpeneto di Imperia, prima aggiudicata ad un magnate russo e poi smentita con grande disappunto del sindaco Strescino – è dedicata a Oblomov, capolavoro di Ivan Aleksandrovič Gončarov, scritto nel 1859.
Protagonista del romanzo è appunto Oblomov, giovane figlio di un ricco proprietario terriero che va a San Pietroburgo per compiere gli studi. Educato secondo tutte le convenzioni della società partiarcale russa, i suoi genitori non gli trasmettono tuttavia lo spirito d’iniziativa e l’intraprendenza necessaria a compiersi come individuo. Per cui, nonostante gli incontri con attivisti politici e giovani idealisti, finisce ben presto col trascinarsi nell’inoperosità, nell’accidia, nell’inerzia più totale eleggendo come sede prediletta della sua esistenza un divano da cui non si sposta che per le necessità fisiologiche e poco altro.

La sua inedia è forse dovuta al rimpianto della stagione felice della sua fanciullezza, trascorsa nella magnifica tenuta dei genitori. Ma non si rende conto che la vita, anche su quel comodo sofà, continua a scorrere anche senza di lui, che gli altri, in un modo o nell’altro, compiendo errori o riscuotendo successi, vanno avanti, mentre lui resta lì, immobile, come una figura in un dipinto di Hopper, come il fermo immagine di un film di Hitchcock. Eppure occasioni di smuoversi ne avrebbe eccome: il suo amico Stolz continua a spronarlo con i progetti e ideali rivoluzionari, una ragazza, Ol’ga, si innamora di lui. Ma quando è ora di sposarla abbandona a lei i preparativi del matrimonio disinteressandosene e ricadendo nell’apatia più totale. Nel frattempo, affida il suo patrimonio a due furfanti che lo consumano quasi del tutto.

Ora, l’esegesi di questo romanzo nella realtà del Ponente Ligure, è chiara. Non sappiamo se Gončarov sia mai giunto in Riviera per la villeggiatura come tanti suoi conterranei nel periodo di stesura del romanzo, ma la storia di Oblomov sembra tagliata perfetta sulla cartina del comprensorio di Imperia, una provincia, una popolazione che sta da anni appollaiata sul sofà di un passato dignitoso ma effimero, ripetendo all’infinito modelli ormai superati e dannosi, in attesa di chissà quale novità proveniente dall’esterno, senza riuscire a risollevarsi con le proprie forze.
Non la smuovono nè l’idealismo dei pochi, sparuti, Stolz che si affacciano ogni tanto alla porta e nè un estremo atto di amore per una Ol’ga che non è altro che la propria dignità di cittadini o l’attaccamento al proprio territorio. Come se non bastasse, abbiamo affidato tutte le nostre ricchezze a qualcuno che non fa altro che sperperarle e utilizzarle a proprio rendiconto.

Il finale del romanzo non lo raccontiamo. Non si sa mai. E se Strescino, Zoccarato & C. si mettessero a leggerlo? Non vorrei rovinare loro la sorpresa.

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3 commenti

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3 risposte a “Corso pratico di letteratura russa per amministratori locali

  1. Mario

    Magnifico, e, temo, vero come minimo. Estendibile agevolmente a levante del ponente, su di una provincia come quella di Savona, priva dei fasti che furono non suoi e carica del noto autolesionismo letargico ponentino.

  2. giarevel

    Certo, sempre in maniera diacronica, naturalmente…

  3. il dato drammatico è che gli Oblomov dei nostri tempi fanno politica. il libro (questo) ed altri non li leggono ma li creano. e la cosa drammatica è che ci sono dentro anche ed armai tutti anche quelli che un tempo avremmo dei “i nostri”.
    ci aspettano seduti sul divano per spiegarci che la gente non capisce.

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