Guerra di preposizione

Chi non è di Taggia, può considerarsi esentato dalla lettura di questo post.
Ma prego anche i lettori sanremaschi, castelini, ventimigliusi e baucogni di non ignorarlo. Almeno per solidaretà.

Come siete fortunati oh sanremesi, imperiesi, bordigotti, intemeli. Voi, almeno, avete problemi seri: la crisi del Casinò e del Mercato dei Fiori, la frontiera, i vari sfaceli dei porticciuoli. Noi, a Taggia, stiamo così bene che ce la prendiamo con le preposizioni, con la grammatica. Ci arrovelliamo con questiti che farebbero miglior figura nel “Forse non tutti sanno che” della Settimana Enigmistica: Perchè Taggia si chiama così? Perchè non cambiare nome all’intero comune? Perchè non eliminare quella dannata preposizione che unisce Arma e Taggia?

A dire la verità, non è che tutti i taggesi sentano questa necessità. La cosa nasce dalla città di sotto (ne avevo già parlato qui), da Arma di Taggia. I taggiaschi, cui del bagnasciuga giunge solo qualche sparuta eco, sanno poco o nulla di ciò che i loro fratelli-coltelli tramano all’ombra dell’ex Hotel Vittoria. Anche perchè preferiscono pensare a cose più serie, come l’annata delle olive o del ruscus.
Ma da mesi, il sedicente “Comitato Spontaneo pro Arma – Taggia”, effettua un battage serrato sulla questione, con passaparola, volantini e affiches (da non escludere che presto bussino alla porta i testimoni di Arma-Taggia), sostenendo la tesi della neonomia come se fosse un toccasana ai dolori della Valle Argentina. E a supporto apportano motivazioni giudidico-istituzionali e socio-culturali.

L’ultima notizia è una specie di “ultimatum”: il comitato invia una richiesta di “aiuto” ai presidenti della Provincia e Regione. Se anche questa dovesse cadere inascoltata, allora sarà referendum. A questo punto, visto che la questione minaccia di sconfinare sulle già affollate scrivanie dei nostri governatori, urgono alcune riflessioni.

La prima è che il comune di Taggia si trova di fronte ad un momento storico. Negli ultimi 10 anni sono cambiate molte cose: la stazione a monte, l’enorme zona commerciale, la pista ciclabile, l’Aurelia bis. Ciò non ha portato solo benefici, ma anche problemi: cantieri infiniti, traffico, anomalie che hanno riscritto la cartina del paese, ma non ne hanno cambiato certo il nome. A livello amministrativo si è passati dalla lobby affaristica concussiva della precedente giunta Barla ad un sindaco più attento e vicino alla gente, che magari non risolve i problemi, ma almeno ci prova, ci sta provando. Molto altro sta per accadere, ma quando le cose non vanno, cambiare loro il nome non è una soluzione: creerebbe solo ulteriori problemi.

E poi ci vogliono motivazioni più valide che un indirizzo errato su una bolletta dell’acqua o un codice fiscale per cambiare nome ad un comune. Occorre tenere conto e rispettare la realtà storica di Taggia, una città antichissima, il cui nome (Tabia) resiste da più di un millennio (si cambiò invece per un errore di un copista il nome del torrente, che da “Taggia” divenne “Argentina”). Come chiameremmo la più famosa cultivar di oliva italiana? Oliva Armataggiasca?

Anche Arma ha la sua realtà. E’ un centro infinitamente più giovane e per questo anche inesperto: forse i comitati pro Arma-Taggia dovrebbero tutelare di più alcuni aspetti legati all’immagine, come l’edilizia selvaggia per cui Arma è citata spesso come cattivo esempio, che ha portato alla costruzione delle “torri di Colombo” o a radere la vegetazione davanti all’hotel Vittoria per consentire ai facoltosi acquirenti dei monolocali di vedere il mare. L’immagine di un luogo è costituita anche da questi particolari. E che dire del simbolo stesso di Arma di Taggia, la grotta dell’Arma? Quella zona fa parte di un complesso di valore archeologico inestimabile. Vi furono trovati resti dell’uomo di Neanderthal e di un castrum medievale. Ora gli scavi sono in abbandono e in gran parte l’area appartiene ad una società che fa capo ad una notissima imprenditrice portuale del ponente ligure che da anni la sta sventrando con un cantiere per costruire alcuni box. Perchè non chiedere che quella zona venga restituita ad Arma e alla cittadinanza, per il suo valore storico?

Le promesse non mantenute dagli amministratori di cui si lamenta il comitato, sembrano una vera ingenuità. Nella prima pietra della nuova sede del comune di Levà esisterebbe una pergamena con la dichiarazione del nuovo nome “Armataggia”. Roba da Dan Brown. Forse è necessario chiamare un Indiana Jones che si avventuri nei pilastri alla ricerca della pergamena perduta. E se anche fosse? Quando mai dalle nostre parti le promesse degli amministratori diventano realtà, anche quando riguardano cose più importanti? Ci avevano promesso un megacomplesso sportivo alle ex caserme Revelli, una nuova passeggiata, una stazione ferroviaria efficiente, l’anfiteatro al Castello e tante altre belle cose. Dove sono?

Motivare poi il cambio del nome sulla base delle entrate fiscali mi sembra addirittura bieco. Se così fosse allora i quartieri bene di ogni città potrebbero cambiare nome al comune a loro piacere.

Il Comitato Spontaneo pro Arma – Taggia deve raccogliere mille firme per chiedere il referendum. E’ di moda, del resto. Di questi tempi tutti vogliono cambiare la costituzione, anche di poco, scriverci su qualcosa, metterci una boccaccia.
Ma se dovessimo andare al voto, sarò felice di apporre il mio “No” su questa assurda iniziativa. Anzi, proporrei un comitato spontaneo per chiamare Arma, “Taggia Lido”.

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4 commenti

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4 risposte a “Guerra di preposizione

  1. pia

    … o Piani di Taggia, visto che quasi tutte le cittadine a ridosso della costa hanno zone piane di proprietà sulla costa:
    Piani di Imperia, Piani di Borghetto, Piani di Camporosso poi diventati Camporosso mare, Piani di Vallecrosia ecc…

  2. Spesso passo dalle parti di via Queirolo e leggo incuriosito i manifesti e gli altri messaggi affissi da questo comitato nelle bacheche nei pressi dell’ex passaggio a livello.
    Sinceramente non sono ancora riusciti a convincermi dell’utilita’ di modificare il nome al comune. Il campanilismo va bene, ok che fanno ridere le lettere spedite alla Ciclistica Arma, via lungomare Taggia (davvero ridicole), ma il giusto campanilismo non passa per il cambio di denominazione, ma nella cura del territorio, della identita’ e delle tradizioni.

  3. giarevel

    Che bello,
    mi hanno letto e commentato una vallebonese e un pompeanino (ma si dirà così? vi consiglio di cambiare nome al vostro comune…)

  4. pretesto n.3

    per simpatia sono con te
    forza taggia!

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