Attenti al rubinetto

A Sanremo si preparano a privatizzare l’acqua.
Il sindaco Zoccarato presenterà stasera in consiglio comunale il suo progetto per salvare l’Amaie e rivoluzionare i rubinetti della città dei fiori. Massimo riserbo sui contenuti.
Il sindaco nei giorni scorsi non ha rilasciato dichiarazioni e ha gonfiato le guance gia paffutelle facendo intendere “acqua in bocca”. Ma da palazzo Bellevue trapelano ora alcune delle ipotesi dell’ultimo minuto.
Ne diamo qui un breve elenco:

– innanzitutto, verranno tartassati i rubinetti marca Borea. Dopo il trionfo alle recenti elezioni, la nuova giunta è sempre più intenzionata a rimuovere il passato e gli orrori della vecchia amministrazione.

– la prima proposta è davvero avvenieristica e farebbe di Sanremo una città all’avanguardia nella gestione idrica a livello mondiale. Essendo l’acqua composta da due molecole di idrogeno e una di ossigeno, si procederà prima di tutto a privatizzare l’idrogeno, per evitare disagi polmonari alla cittadinanza.
Successivamente, prevedendo il decreto Ronchi l’obbligo di affidarne la gestione a favore di imprenditori e/o società di capitale al 100% privato, (o in alternativa a società di partecipazione mista pubblica e privata, ma con capitale privato non inferiore al 40%), si procederà a capitalizzare l’intera formula.
La giunta avrebbe tuttavia pronto un emendamento al decreto Ronchi per estendere a 6 la valenza dell’idrogeno in una molecola d’acqua, testo già consegnato al ministro Scajola che di fisica nucleare se ne intende.

– in alternativa, se la mozione non dovesse passare in prima battuta, lo staff del sindaco starebbe pensando ad una privatizzazione meno drastica e più fedele. Si partirebbe con le “A”, poi con le “C”, e successivamente le altre lettere, fino a completare la parola “Acqua”.
Dal famoso zampillo in corso Orazio Raimondo, come dai rubinetti dei cittadini, usciranno quindi per prime le lettere pubbliche, che si raccoglieranno in un vascone in attesa delle altre una volta pagata la bolletta privata.
Qui il problema potrebbe essere la grammatica: non sia mai che a Sanremo si bevvano bicchieri d'”Acua” o di “Aqua”. La Lega inoltre potrebbe imbizarrirsi e pretendere il ligure “Aiga”.

– Altro scenario: privatizzare prima l’acqua nelle vie con nomi consoni. Si parla di partire con un progetto pilota in via fratelli Ascquasciati e poi estendere la sperimentazione in via Fiume. Ma il quartiere Foce starebbe già formando comitati di protesta.

Se invece passasse la petizione di Sanremo Sostenibile, probabilmente l’acqua rimarrebbe un bene di tutti. La petizione chiede di modificare lo statuto comunale per scongiurare la privatizzazione del servizio idrico. Sanremo Sostenibile ha raccolto più di mille firme per chiedere che venga riconosciuto il diritto umano dell’acqua, ossia “l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene pubblico”.

Attenti al rubinetto

A Sanremo si preparano a privatizzare l’acqua.
Il sindaco Zoccarato presenterà stasera in consiglio comunale il suo progetto per salvare

l’Amaie e rivoluzionare i rubinetti della città dei fiori. massimo riserbo sui contenuti.
Il sindaco nei giorni scorsi non ha rilasciato dichiarazioni e ha gonfiato le guance gia

paffutelle facendo intendere “acqua in bocca. Ma da palazzo Bellevue ora alcune delle

ipotesi dell’ultimo minuto.
Ne diamo qui un breve elenco:

– innanzitutto, verranno tartassati i rubinetti marca Borea. Dopo il trionfo alle recenti

elezioni, la nuova giunta è sempre più intenzionata a rimuovere il passato e gli orrori

della vecchia amministrazione.

– la prima proposta è davvero avvenieristica e farebbe di Sanremo una città all’avanguardia

nella gestione idrica a livello mondiale. Essendo l’acqua composta da due molecole di

idrogeno e una di ossigeno, si procederà prima di tutto a privatizzare l’idrogeno, per

evitare disagi polmonari alla cittadinanza.
Successivamente, prevedendo il decreto Ronchi l’obbligo di affidarne la gestione a favore di

imprenditori e/o società di capitale al 100% privato, (o in alternativa a società di

partecipazione mista pubblica e privata, ma con capitale privato non inferiore al 40%), si

procederà a capitalizzare l’intera formula.
La giunta avrebbe tuttavia pronto un emendamento al decreto Ronchi per estendere a 6 la

valenza dell’idrogeno in una molecola d’acqua, testo già consegnato al ministro Scajola che

di fisica nucleare se ne intende.

– in alternativa, se la mozione non dovesse passare in prima battuta, lo staff del sindaco

starebbe pensando ad una privatizzazione meno drastica e più fedele. Si partirebbe con le

“A”, poi con le “C”, e successivamente le altre lettere, fino a completare la parola

“Acqua”.
Dal famoso zampillo in corso Orazio Raimondo, come dai rubinetti dei cittadini, usciranno

quindi per prime le lettere pubbliche, che si raccoglieranno in un vascone in attesa delle

altre una volta pagata la bolletta privata.
Qui il problema potrebbe essere la grammatica: non sia mai che a Sanremo si bevvano

bicchieri d'”Acua” o di “Aqua”. La Lega inoltre potrebbe imbizarrirsi e pretendere il ligure

“Aiga”.

– Altro scenario: privatizzare prima l’acqua nelle vie con nomi consoni. Si parla di partire

con un progetto pilota in via fratelli Ascquasciati e poi estendere la sperimentazione in

via Fiume. Ma il quartiere Foce starebbe già formando comitati di protesta.

Se invece passasse la petizione di Sanremo Sostenibile, probabilmente l’acqua rimarrebbe un

bene di tutti. La petizione chiede di modificare lo statuto comunale per scongiurare la

privatizzazione del servizio idrico. Sanremo Sostenibile ha raccolto più di mille firme per

chiedere che venga riconosciuto il diritto umano dell’acqua, ossia “l’accesso all’acqua come

diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene

pubblico”.

E’ la richiesta contenuta nella petizione con oltre mille firme presentata

dall’associazione Sanremo Sostenibile, anche in vista del Consiglio comunale di questa sera

(20,30), chiamato ad approvare l’iter burocratico per l’avvio dell’Aato. Nella petizione si

chiede al Comune di «

ualche problema potrebbero presentarlo
lasciando per ultima la “Q” per evitare strafalcioni grammaticali.

archimede

l’acqua razionata… un bel problema: dal rubinetto del lavandino mi escono solo delle “C”, da

quello della vasca soltanto “Q”, dalla cucina solo “U”, per favore, avresti mica delle “A”?

Sai, devo innaffiare i gerani…, Infine ecco, telefona Erica, Uh! sapessi Nettuno, gli dice

(è il solito fiume di parole), anche da me hanno razionato l’acqua, ma, forse per

risparmiare di più o per un tragico equivoco, hanno preso le cose troppo alla lettera e dal

mio rubinetto stamattina sono uscite due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Pensa un

po’. Il caffè: una bomba H. Lo sciacquone: meglio Hiroshima. E quando ho provato a lavarmi i

capelli sono diventata bionda…!

Dalle prime indiscrezioni si tratterebbe di qualcosa di avvenieristico che permetterà di

superare l’empasse del contestato decreto Ronchi,

Nulla trapela dalle s
Il riserbo è altissimo. Nessuno

un progetto avvenieristico che permetterà di coinn il recente e contestatissimo Decreto

Ronchi con le

Poi Neptuno è da Domenico, Ah, già che sei qui, gli dice con il cappuccino pronto, Volevo

chiederti perché avete razionato l’acqua, e in quel modo poi, a semu nesci? Oggi ho letto

sul giornale che  chi vuole bere, lavarsi, lavare il cane o la macchina deve, anzi, può

farlo soltanto in determinate zone della città: tutte quelle vie con un nome che richiama

l’acqua. Che buridda! I più si sono riversati in piazza Fontane Marose, altri sono andati

all’Acquasola ma, lì, essendo “sola” di acqua ce n’è poca, e vedessi piazza AcquaVerde, ci

vanno le famiglie nei weekend. In via Acquasanta invece ci si ritrovano preti, frati, suore

e l’arcivescovo ci va a fare le abluzioni. Ma, sai com’è, la gente ormai s’è fatta furba e

ha cominciato ad andare anche dove c’è un qualsiasi richiamo all’acqua, anche vago, ad

esempio in Via delle Fontane, in vico dell’Acquidotto, vico Usodimare. Io, fortuna che mia

sorella abita in salita Acquamarsa così vado a trovarla per farmi la barba… Poi lo chiama la

signora Rita, la vicina di casa,

Ciao Neptuno, guarda un po’, hai visto, anche noi abbiamo

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10 Dicembre 2009

APPELLOE STASERA IN CONSIGLIO C’E’ L’AATO

Petizione al Comune
per non privatizzare
un bene come l’acqua

Clicca sull immagine per ingrandirla

Modificare lo statuto comunale per scongiurare la privatizzazione del servizio idrico a

Sanremo, come nel resto della provincia, dopo il via libera del Senato al discusso testo di

legge in materia. E’ la richiesta contenuta nella petizione con oltre mille firme presentata

dall’associazione Sanremo Sostenibile, anche in vista del Consiglio comunale di questa sera

(20,30), chiamato ad approvare l’iter burocratico per l’avvio dell’Aato. Nella petizione si

chiede al Comune di «riconoscere il diritto umano dell’acqua, ossia l’accesso all’acqua come

diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene

pubblico».
E ancora: «Confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico

integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, sono pubbliche e costituiscono

una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà»; «riconoscere che la gestione del

servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale provo di rilevanza economica, in

quanto essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti».
Sanremo Sostenibile e il Coordinamento imperiese per l’acqua pubblica evidenziano che la

«privatizzazione del servizio idrico non può che portare all’inevitabile conseguenza di un

aumento delle tariffe per gli utenti, oltre a una peggiore qualità del servizio e un serio

rischio occupazionale per i lavoratori del settore». Le due associazioni spiegano che il

testo di legge nel mirino «sancisce, di fatto, la privatizzazione di tutti i servizi

pubblici locali caratterizzati da rilevanza economica, prevedendo l’obbligo di affidarne la

gestione a favore di imprenditori e o di società di capitale al 100% privato, o in

alternativa a società di partecipazione mista pubblica e privata, ma con capitale privato

non inferiore al 40%». Evidenziano: «Tale provvedimento sottrarrà ai cittadini e alla

sovranità di Regioni e Comuni l’acqua potabile del rubinetto, il bene più prezioso, per

consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle multinazionali e farne quindi un nuovo

business per i privati». In provincia già diversi Comuni hanno variato lo statuto per

difendere il servizio idrico pubblico.\

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