Assoluzione in formula extravergine

Troppo facile ironizzare sul “Processo all’olio” di sabato scorso a Olioliva.
Al giorno d’oggi due sono gli argomenti che imperano su giornali e TV: processi e cambiamenti climatici. Non parliamo poi dei processi dei cambiambiamenti climatici e dei cambiamenti climatici dei processi. Un delirio.

Stavolta, però, come taggiasco, mi sono sentito parte in causa.
Finalmente, mi son detto, era ora che lo beccassero. M”avessero chiamato, mi sarei dichiarato parte civile.
Voi non immaginate nemmeno che cosa possa voler dire vivere a Taggia, avere una nonna figlia di storici defiziéi (i Garaci), che ha fatto la sciascielina e racconta di continuo storie di gumbi e spurtin. Crescere tra lo sfrigolare delle padelle, giocare a rimpiantino tra le latte, sentirsi dire, dopo un brutto voto: “Ti l’hai a testa cume ina quarta!” (quarta misura, 25 litri, quasi 10 chili).
Essere obligati, ogni autunno, a battere le piante da cui precipitano sì, olive nere e verdi, ma anche ragni, moschette, coleotteri e quant’altro. Sopportare i dialoghi assurdi di quando poi si va a potare: no, questo ramo qui no, meglio l’altro è all’ubago. Na! Sta chi a l’è ina pendana!
In casa mia sotto i ponti, nei proverbi, non è mai passata acqua: solo olio extravergine di oliva taggiasca. Liscio come l’olio non si dice per scaramanzia.
Mia nonna faceva un sardernara che, dopo il secondo pezzo, aveva effetti diuretici quasi immediati. Per mia madre la parola “cundjiun” è uno scioglilingua. La carne all’uccelletto? Un guado.

Insomma, aspettavo giustizia.

Già temevo per questa storia del lodo Alfano e la riduzione della durata dei processi. Ho guardato subito l’etichetta: tempo due anni, sarebbe scaduto. L’avrebbe fatta franca anche stavolta.

Quando l’ho visto lì, alla sbarra, davanti ai giudici, con il suo sorriso gradasso, un po’ invecchiato, ma sempre in salute, come quelli che non passano mai di moda, ho avuto paura che la giuria si sarebbe lasciata influenzare. Che, sottobanco, sarebbero passate bruschette. Che ogni teste sarebbe diventato un “testu”. Funziona così, al giorno d’oggi, vedi il processo Mills. Del resto “Mills” in inglese, significa “mulini”. E perchè non “defizi”?

Ma stavolta lo scacco sarebbe stato totale: a seguire il processo c’erano le telecamere di Raiuno Serenovariabile e il fior fior di giornalisti gastronomici, esperti del settore. Altro che tangentopoli, spurtinopoli, gumbopoli.

Ho atteso il verdetto chiuso in camera mia, seduto sul cesso a leggere il menu di Mc Donalds.
Ma poi sapete tutti com’è andata. Ecco la scena, me lo sono vista e rivista: suona la campana, come a Forum. Esce il giudice, con tutto il collegio. Non Sante Licheri, ma Gianfranco Boccalatte il presidente del tribunale di Imperia. Prima di leggere la sentenza si guardano l’un l’altro. Un pelo di lingua passa sulle loro labbra. Deglutiscono. Assolto in formula piena.
La legge è uguale per tutti. Ma per l’olio di oliva taggiasca lo è un pochino di più.

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1 Commento

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Una risposta a “Assoluzione in formula extravergine

  1. Vivere a Taggia, senz’altro. Ma anche in val Nervia non hanno mai scherzato con l’olio. Però da noi le “quarte” sono di venti litri e il peso di circa 13 chilogrammi

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