Dell’approvvigionamento idrico della città di Genova

Mi si perdoni il tono promozionale di questo post, ma accade che a volte le strade dell’editoria corrano parallele a quelle della cronaca, anche se in modo del tutto involontario.

Proprio in questi giorni, in cui l’approvazione del contestato Decreto Ronchi ha fatto letteralmente emergere la situazione della gestione pubblica dell’acqua, una risorsa data da tutti come scontata e assolutamente necessaria per il benessere della nostra civiltà, la Frilli Editori manda nelle librerie il mio romanzo, “Dell’approvvigionamento idrico della città di Genova”.

Si tratta di un noir, ovviamente, e i puristi della letteratura non me ne vogliano se ho ceduto anch’io alle leggi del mercato. Mah, segno dei tempi: oggi se vuoi essere pubblicato, devi ammazzare qualcuno. E io l’ho fatto perchè volevo raccontare la storia tutta particolare degli acquedotti di Genova, una città che, dai tempi dei romani, passando per il medioevo fino all’epoca moderna, ha sempre cercato l’acqua potabile con sistematica avidità, trovandola nei sistemi montuosi alle sue spalle, ricchi d’acqua quasi al pari del Mediterraneo che le sta di fronte. E ha praticato questa ricerca trovando soluzioni ingegneristiche d’avanguardia, applicando regolamenti e strategie di autocontrollo, costruendo una vera “Grande Opera”, un acquedotto pubblico lungo 27 km che ha dissetato donne, uomini, marinai e carugi per quasi 5 secoli e che ora – dopo che dalla seconda metà dell’ottocento a Genova sono nati i due grandi acquedotti privati Nicolay e De Ferrari Galliera – è un monumento a cielo aperto.
La storia più recente narra di due “cordate” di impresari, di industriali, commercianti, armatori, grandi famiglie borghesi che si contendono la città in via di sviluppo via su via. Ancora oggi camminando per i carugi, non è difficile trovare tombini Nicolay vicini a tombini DFG (De Ferrari – Galliera). Lo stesso numero civico può essere servito da due acquedotti diversi. La mia storia prende avvio proprio da questa peculiarità.

Trova qui la scheda del romanzo:
http://www.frillieditori.com/books/approvvigionamento.htm
Sul sito http://www.frillieditori.com c’è il primo capitolo.

Qualcosa sta cambiando nei nostri rubinetti. Ora, soprattutto ora, è importante parlarne.
Per tornare nel ponente ligure, segnalo martedì 1 dicembre alle 21 la riunione del forum imperiese per l’acqua, presso il circolo dell’ARCI “Faustini” di Armataggia.

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3 commenti

Archiviato in Letture

3 risposte a “Dell’approvvigionamento idrico della città di Genova

  1. daniela

    Che bello leggere di genova dei vicoli e perdersi un pochino, tanto dentro le tue parole che dentro il budello intestinale genovese. Curioso tornare a Genova dopo averti letto e cercare tombini Nicolay e DFG, curioso perchè nel mio basso piemonte autorizzo proprio quelle derivazioni che servono a genova per l’acqua, faccio il bagno e passeggiate nel Gorzente .. verso il LAgo Bruno!! Contenta della scoperta e della tua ottima scrittura! DADA

  2. giarevel

    Ciao Daniela! Sono molto contento tu abbia letto il mio libro. Una domanda: dove lo hai trovato? Grazie del commento!

  3. daniela

    fabrizio lombardo di sanremo mio ex compagno di università, mi ha anche prestato quello dell’autostrada .. e m’è piaciuto anche quello!

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