Il muro di Argallo

No, nessuna paura, questa non è la notizia dell’ennesima speculazione
edilizia in Valle Argentina.
Ad Argallo, ridente e sperduta frazione della valle Oxentina, non è stato eretto nessun nuovo muro.
Questo, semmai, è il racconto di come ne è crollato un altro.
Non si tratta di un muro che divide in due il paese: nessun check point
Charlie per passare da una parte all’altra, nè Vopos armati sulle cornici.
(Certo però, quel bel graffito con il bacio tra Brežnev ed Honecker glielo invidiamo un pochino. Se ne potrebbe fare uno pure da noi, che so, con una bella limonata tra Scajola e Burlando.)

Il muro in questione è proprio quello di Berlino, quello che ha diviso la
città tedesca per 28 anni.
Ieri sera ero ad Arma di Taggia alla Cena dei circoli. C’erano anche Jurgen e Kornelia, tedeschi di Liguria.
Vivono ad Argallo, coltivano la terra. Ma sono connessi con il mondo: da Argallo con internet si spostano ovunque e potrebbero insegnare a molti di quelli che passeggiano in centro a Sanremo cosa vuol dire rispettare il territorio e l’ambiente e perchè sono importanti per il nostro futuro. Per questo sono sempre in prima linea quando c’è da fare qualcosa per la Valle. Ah, Jurgen fa pure una sardenaira che nemmeno in piazza Colombo.

Inevitabile che venisse fuori l’argomento. Quando gli ho chiesto del Muro di Berlino e di com’era la Germania di quel periodo la sua risposta mi ha stupito. “Io ero già qua!”, ha detto Jurgen.

E’ arrivato ad Argallo nel 1987 dopo aver abitato a Berlino per 14 anni. Da Berlino a Badalucco. Ha scelto la valle Oxentina e quel paesino in particolare, un po’ per quella passione che hanno i teutonici per le zone selvatiche, per quelli che i liguri chiamano (un po’ con disprezzo) “zerbi”. Ma anche per scappare dalla città. Sogno che molti coltivano e pochi mettono in pratica. Jurgen mi stupisce sempre: lui, prima che scappare dal Muro di Berlino, è scappato da Berlino stessa. Un grande.

E sul “Mauer” ha le sue idee. Dice che era molto comodo percorrerlo in
bicicletta perchè lì non c’era mai traffico. Come dargli torto. Ma il bello
arriva quando racconta di come è caduto il suo muro.
“Il nostro muro di Berlino è caduto qui, ad Argallo – dice – da giorni
seguivamo tutto con una piccola radio ad onde corte. Poi, finalmente il 9 novembre, l’annuncio. La gente dell’Est passava dall’altra parte. Anche da qui l’emozione è stata fortissima.”
Che dire. Caro Jurgen: Ich bin ein baucognu!

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5 commenti

Archiviato in ZirichilTaggia

5 risposte a “Il muro di Argallo

  1. pia

    Che forte…
    Invidio ‘sti tedeschi ruspanti, sono tosti e sanno cogliere ciò che noi ci siamo buttati dietro le spalle. Tra ruvèi, sbuire, gerbi (da voi: zerbi) i s’arama catru aurive, i se fan u pan, i se cianta in pò de verdura, due galine, in can e i se ne bate u belìn!

  2. Ne conosco parecchi di questi tedeschi che sono venuti nelle nostre terre. Persone amabili e ammirevoli. Certi hanno lasciato lavori sicuri per una vita incerta ma appagante in mezzo alla nostra natura. Però non ho mai approfondito i motivi di queste scelte. Lo farò. Ciao Giarevel.

    p.s. Andrò, spero quanto prima, a fotografare i müragni, noi li chiamiamo così, di cui mi ha parlato Pia.

  3. marco oliva

    sono davvero tosti e hanno a cuore l’ambiente…

  4. Francesco Massi

    SAREI PROPRIO CURIOSO DI SAPERE COME CAVOLO FANNO A VIVERE…. MA COSA COLTIVANO???

  5. Sandro

    ciao Francesco ho visto il tuo sms e ho letto questo post… si si questi sono proprio fuori di melone ogni tanto sale la Digos e ne arresta qualcuno per coltivazione di canapa indiana….

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