Apocalipse rinviata per impraticabilità del campo

Tutta questa storia del Piano Casa della Regione Liguria, mi fa venire in mente l’incipit de “La Guida Galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams.
La storia inizia con il protagonista, Arthur Dent, che scopre che la sua casa e il pianeta Terra intiero verranno presto demolite per fare spazio a una nuova superstrada intergalattica dalle astronavi Vogon.
Impossibile salvarsi. Per fortuna incontrerà un suo caro amico, Ford Prefect, che gli rivelerà essere originario di Betelgeuse e insieme chiederanno un “passaggio” ad una delle astronavi demolitrici. Arthur vedrà il suo pianeta esplodere dallo spazio.

Ecco, ieri, giovedì 29 ottobre, mattina, ho chiamato casa.
Mamma, guarda un po’ dalla finestra. Non è che vedi alcune astronavi gialle che tracciano segni, prendono misure?
No.
Ma come? Sei sicura?
Sì. Si vede solo l’insegna del’Euronics, le “Torri di Colombo”, il Le Clerk e il grattacielo dell’ex Hotel Vittoria.

Ah. Mi sono sentito subito. Il solito vecchio caro Hotel Vittoria invece di astronavi aliene. Che bello.
Però non so, mi pareva anche di non essere contento. Noi apocalittici siamo un popolo di frustrati. Passata un’apocalisse ne cerchiamo subito un’altra.
Io me le sono fatte tutte: quella di Nostradamus nell’84 (la Liguria inondata da uno tsunami: andai a scuola con le pinne e il boccaglio); quella dell’86 con la Cometa di Haley; la fine del mondo della Grande Fratellanza Bianca nel’93; il “mille e non più mille” del 2000; il millennium bug, l’11 settembre nel 2001. Recentemente ho sperato nell’infuenza aviaria, suina, maiala, nella crisi economica. Niente, nemmeno un temporale.
Ora attendo con ansia il 21 dicembre del 2012 o, tuttalpiù, l’asteroide Apophis nel 2036.

Ora ci siamo salvati anche dal Piano Casa di Regione Liguiria. La verità è che ci siamo salvati dalle astronavi Vogon grazie allo stesso sistema che le ha chiamate: l’intruglio di interessi privati che affligge la politica moderna.
Però forse, per la prima volta, nella votazione in consiglio regionale, qualcuno non ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di una nuova ennesima, cementificazione. E questo perchè, come dice Marco Preve, qualcuno – noi cittadini – ha alzato la testa, s’è fatto sentire.

In questi giorni ho visto il video di quel bimbo caduto nell’intercapedine in Cina e salvato dopo 6 ore. (qui). Ho pensato: beh, se continuano a costruire così una cosa del genere può accadere anche da noi. Adesso sono un pochino più tranquillo.

Ma come apocalittico non posso ancora rassegnarmi a sperare. So che l’apocalisse ligure è stata solo rinviata per impraticabilità del campo.

Sì, i “tr-emendamenti” dell’ex sindaco di Cogoleto Cola non sono passati, l’assessore Abbundo, grande stratega del Portland, s’è addirittura astenuto. Quelli dell’UDC se ne sono lavati le manine dicendo che preferivano fare tutto dopo le elezioni (il costruttore Caltagirone è il cogliato di Casini, con una giunta di centro destra sarebbe tutto più facile). Il PDL vuole addirittura ricorrere al TAR. Un grosso sospiro di sollievo l’ho tirato quando ho letto che alla fine non era contento nessuno: nè chi non voleva il Piano Casa, nè, soprattutto, i costruttori. Evviva!

Ma come apocalittico non posso ancora rassegnarmi a sperare. So che l’apocalisse ligure è stata solo rinviata per impraticabilità del campo.

Noi liguri l’apocalisse ce l’abbiamo dentro. Cascasse un ateroide davanti a Bussana, forse, l’accoglieremmo come una manna. Troveremmo il modo per cementificare anche quello.

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2 commenti

Archiviato in Centroterra

2 risposte a “Apocalipse rinviata per impraticabilità del campo

  1. pia

    Bella la constatazione che noi liguri siamo apocalittici, ci sta. Credo che sia una forma più umile del senso della tragedia che avvertivano i Greci, tuttavia è una verità.
    La cementificazione a volte è agognata dai liguri agricoli dell’entroterra che non sanno più come farsi rendere i terreni e, al contempo, non ci possono costruire nulla. Sarebbe anche bello avere quel senso dell’armonia e dell’equilibrio che potesse permettere di costruire piccole case in terreni meravigliosi che godono di ottima vista e che permetterebbero di mantenere il territorio: una sorta di abitazioni adeguate ai giorni nostri come un tempo costruivano i casoni. Al giorno d’oggi tutto è invasivo, violento, egoico, per cui i limiti sono un bene. La mentalità è molto arretrata per cui è impossibile fare dei ragionamenti di un certo tipo. Tuttavia sulla costa non ne hanno avuto ancora abbastanza degli scandali costruiti in cinquant’anni e intendono continuare.
    Ma che vadano tutti a cagare.

  2. gianni

    Condivido quello che ha detto Pia e, se non le dispiace, faccio mia la frase: “La cementificazione a volte è agognata dai liguri agricoli dell’entroterra che non sanno più come farsi rendere i terreni […].” Se potessi metterei lo stesso commento sul bellissimo post sui muretti di sostegno delle fasce. La decadenza dei maxei riflette bene lo “zeitung” odierno. Tutti aspirano a spremere la terra (e il territorio) per ricavarne tutto e subito non preoccupandosi della futura fecondità.
    Sarà che vengo da un posto dove la terra è sempre stata rappresentata come una donna (o una madre) ma ci vedo anche un parallelo con la storia delle varie Noemi.

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