A A A Amaie open

La palazzina ha cinque piani e, di per sè, già senza quel dettaglio macroscopico che ne caratterizza il tetto, non è difficile distinguerla nella marea di fabbricati e fabbrichette della bassa Valle Armea.

Il design, certo, non è nulla di speciale: una specie di fortino quadrangolare, con due torri dalla parte della strada e le facciate suddivise, nel lato lungo, da otto austere lesene in cemento Portland, ciascuna con due finestre quadrangolari per piano, regolate da veneziane. Sull’intero perimetro sono applicati pannelli in simil granito color rosa, probabilmente acquistati all’asta fallimentare del vicino marmista. Dallo sbalzo rispetto al piano strada si deduce che l’edificio deve comprendere anche due piani sottostanti destinati probabilmente a magazzini, autorimessa e parcheggio dipendenti.

Fin qui nulla di strano. Anzi, sarebbe, quella dell’AMAIE, (Azienda Autonoma Municipalizzata Acquedotto e Impianto Elettrico di Sanremo), la sede perfetta per una azienda del servizio pubblico. Così com’è, senza quel piccolo particolare del tetto di cui prima, suggerirebbe solidità, fermezza, efficienza, tutto ciò che serve per far dormire tranquilli i cittadini, soprattutto nel caso specifico dell’Amaie, la cui mission è qualcosa di liquido come l’acqua o intangibile come l’elettricità. E poi con quel nome “Amaie” che richiama nel dialetto qualcosa di tranquillizzante e consueto, di familiare, divenuto subito un brand di posto fisso da Capo Verde a Capo Nero.

Tutto però viene immediatamente compromesso se si osserva l’edificio non a livello strada, bensì da una delle fasce soprastanti, meglio dall’adiacente scorciatoia per Poggio.
Sul tetto, ritagliato nell’abbondante superficie del solettone (1450 mq lordi) c’è un bellissimo, megagalattico, olimpico, campo da tennis.

Ciò, naturalmente, nulla toglie alla serietà e all’operatività dell’azienda, ci mancherebbe. Ma a guardarle, al giorno d’oggi, quelle linee bianche tracciate sul sintetico verde 78 x 36 (piedi anglosassoni, non metri decimali come da regolamento), quella net tesa e pronta per intrappolare la prima di servizio, quei corridoi, teatri certamente di ardue contese aziendali al pari di quelli dei piani sottostanti, fanno venire in mente tutto un mondo di sfide lanciate alle macchinette del caffè, di borse con calzini e scarpette, di racchette nascoste dietro le scrivanie, di polsini sudati esibiti come trofei a memoria di epici scambi nelle cene dei quadri rampanti.

E, perchè, allora, non pensare anche al mitico dialogo Fantozzi-Filini:
– Allora Ragionere che fa? Batti?
– Ma… mi da del tu?
– No no! Dicevo: batti lei!
– Ah, congiuntivo!
(Tanto più che l’attuale Amministratore Delegato dell’azienda fa di cognome “Fracchia”).

Certo, nessuno è autorizzato a pensare male di una azienda solo perchè sul tetto della sede centrale hanno costruito un campo da tennis. Anzi, ai tempi in cui fu realizzato, doveva suonare un po’ come “mens sana in corpore sano”, più che una manifestazione di opulenza da Sanremo da bere. E nulla ci sarebbe da obiettare se tale azienda non avesse accumulato negli ultimi 10 anni passivi considerevoli, tali da costringerla a mettere in vendita la sua magnifica sede (vedi l'”Invito a manifestare interesse per l’acquisto o la locazione di immobile” sul sito www.amaie.it).
Che differenza rispetto all’austerità dell’AAMAIE di una volta, quella che viene fuori dalle foto del 50° anniversario dell’azienda che Claudio Porchia ha tratte dall’archivio Moreschi.
Immagini che mostrano lavoratori, opere e realizzazioni più che prestanza manageriale e scenari da Club Med.

L’iniziativa rientra nel “processo di ottimizzazione e razionalizzazione aziendale, indispensabile per una società che viaggia con un disavanzo annuo di 1,3 milioni di euro”. La vendita servirebbe a coprire le spese di gestione ed evitare la cessione della rete elettrica all’Enel, mentre per quella idrica sono molti gli “squali” pronti a colpire, grazie anche al recente decreto governativo che obbliga i comuni a privatizzare le reti.

Ma la soluzione potrebbe essere dietro l’angolo. Per fronteggiare il deficit e la crisi economica i megadirettori generali della finanza creativa matuziana sarebbero sul punto di lanciare un’idea geniale. Tutti i ragionier Filini, tutte le signorine Silvani, tutti i geometri Calboni del comune di Sanremo sono già impegnati nell’organizzazione dell’evento. Non è ancora chiaro come si chiamerà, se “Amaie Open”, o “Armea Meadows”.
E’ solo questione di tempo.

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2 commenti

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2 risposte a “A A A Amaie open

  1. Vedi cosa succede a non pubblicare foto, al contrario di quello che faccio io in abbondanza. Che la fantasia viaggia sulle tue parole e si immagina, perché se ci fosse l’immagine non immaginerebbe.

    E comunque io “squali” lo metterei senza virgolette.

    Ciao.

  2. giarevel

    Grazie Alberto 😉

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