Piazza Eroi Senegalesi

Per cominciare, qualche ritaglio di giornale:

“Quattro marcantoni senegalesi sbarrano l’ingresso alla strada proprio in corrispondenza dei fittoni che impediscono l’accesso ai veicoli. Nei successivi dieci metri ce ne sono altri 12. Anche loro con la merce esposta sui ciottoli che portano verso San Siro o portata in mano, in questo caso per essere pronti a scappare all’eventuale arrivo di poliziotti, vigili o carabinieri.
[…]
«Abbiamo paura – dicono (i commercianti n.d.r.) – perché loro sono tanti, e sono qui a tutte le ore, quando apriamo, quando chiudiamo e anche dopo. Chi protegge le nostre vetrine di notte? Non vogliamo che ce le spacchino». Per questo nessuno vuole comparire sul giornale, limitandosi ad una protesta anonima e, sotto certi punti di vista, rassegnata. «Noi paghiamo per avere le vetrine, e la gente non si può nemmeno avvicinare per guardarle perché davanti ci sono gli abusivi. Non è una questione di razzismo, non ce l’abbiamo con loro, ma vorremmo riuscire a lavorare anche noi». Ma gli abusivi sono davvero
tanti, se si contano anche quelli nell’altra parte di piazza Eroi si arriva quasi a cento. Tanti, troppi.”
Paolo Isaia, Il Secolo XIX
10 agosto 2008

Mercato “sotto assedio” scompaiono i clandestini operazione interforze ieri a Sanremo
Applausi dei commercianti: «Ma questi blitz devono essere frequenti»

Ieri l’operazione è scattata pochi minuti dopo le 9, seguendo un programma “tattico e logistico” definito nei minimi dettagli nel corso della riunione del tavolo tecnico avvenuta i primi di agosto in questura, alla presenza dei vertici di tutte le forze di polizia. Una parte degli agenti e dei militari è andata a posizionarsi intorno al perimetro dell’area di mercato, un’altra tra le bancarelle. Altre tre pattuglie hanno presidiato il lato est di piazza Eroi Sanremesi, dove i venditori abusivi sono soliti stazionare a decine per offrire i propri articoli ai francesi in cerca di un posteggio. Infine, quattro pattuglie hanno chiuso gli ingressi principali alle bancarelle. I senegalesi che abitualmente svolgono il ruolo di vedette, con i cellulari hanno subito avvisato i colleghi della massiccia presenza di poliziotti e carabinieri. E nell’arco di un quarto d’ora, l’intera area del mercato si è svuotata di abusivi. In zona è rimasto solo qualche senegalese, ma senza merce. E, guarda caso, si trattava di cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno: clandestini e senegalesi con precedenti specifici in materia di merce contraffatta, si erano volatilizzati.
Fabio Pin, Il Secolo XIX
20 agosto 2008

Dirigente del commissariato cattura ambulante abusivo legandolo con una corda
Arresto in stile western al mercato
In borghese e senza manette, Salvatore Campagnolo si è servito di un grosso spago trovato su una bancarella
Fabio Pin, Il Secolo XIX
6 aprile 2009

Clamorosa protesta a Sanremo
Manifestazione davanti alla cattedrale di San Siro
Cartelli contro il razzismo. «La polizia ci perseguita»
Paolo Isaia, Il Secolo XIX
30 aprile 09

Non è Soweto, ma Sanremo. Se sostituissimo i nomi di vie e strade con i loro corrispondenti in inglese o africans del Sudafrica di 33 anni fa, le differenze tra i giornali che descrivevano le rivolte dei lavoratori neri e quelle parole abbastanza livide delle nostre edizioni locali sarebbero poche. Uguali i toni di esaltazione dei buoni contro i cattivi. Uguale la leva sulla “paura”, sull’ordine (di una parte) che va garantito. Medesimi i ritratti dei cattivi, guarda caso neri, descritti come topi che fuggono quando arriva la massaia con la scopa.

L’apartheid è anche questo: cola dalle parole della gente nelle cose di tutti i giorni, filtra dai fatti, ai giornali, ai lettori. All’apartheid ci si abitua. Convince e disperde, s’incunea nei portoni finchè ogni piccola differenza diventa un “noi e loro”, istituzionalizzato.

A Sanremo la comunità senegalese è stata una delle prime ad arrivare. Tant’è che parecchi di loro nella Pigna hanno comprato casa, ci si sono sistemati come tanti altri. Chi li conosce sa che sono di una onestà assoluta. Lavorano, portano i figli a scuola. Pagano le tasse.
Le frotte di venditori ambulanti, invece, sono un fenomeno piuttosto recente. Sono arrivate quando la ‘ndrangheta ventimigliese le ha cacciate dal mercato del venerdì (perchè attiravano sul confine troppa polizia). Altri senegalesi si sono riversati su Sanremo, anche grazie alla presenza dei turisti francesi e russi, i maggiori fruitori delle loro false griffes. Una vita dura: stendono i loro lenzuoloni con sopra la merce. Al minimo accenno di divisa annodano tutto e fuggono via.

False griffes. Aberrazioni di oggi: a Sanremo le borse identiche si fronteggiano a pochi metri di distanza ma gli zeri aumentano a dismisura se sono dietro le vetrine. E’ il gioco del vero e del falso. Ma qual’è la verità? Basta non porsi il problema, basta nasconderlo. Così, ecco subito il levarsi delle voci dei commercianti con lo spadone, dei commessi con l’armatura: sicurezza, legalità, ordine. Linea dura.

Ma Sanremo a volte riesce a stupire. Va di moda, il celodurismo, in Italia, d’estate, non appena le temperature superano i 28 gradi e l’umidità salta al 55%. Ma, mentre un po’ ovunque fioriscono i dictat padani, Sanremo va controcorrente. Lo stesso sindaco che qualche mese fa faceva il pieno dei voti del centro-destra, oggi se ne esce con una trovata di sinistra: incontra i senegalesi, li accoglie in massa nella sala del comune, promette loro un “mercatino etnico” se la smetteranno di vendere le false griffe. Addirittura ipotizza una ronda mista italo-senegalese. Potrebbe anche essere puro marketing politico, ma, per la prima volta, i “senegalesi” sono diventati “sanremesi”. I giornali parlano di “svolta etnica”. Intervistano i senegalesi.
Dalla parte dei celoduristi sono rimasti solo quelli della Lega e la “terribile” Legio Matutia.

Ma che sta succedendo nella Città dei Fiori?
Non finirò mai di ringraziare colui che sotto in Piazza Eroi, sotto “Sanremesi” ha scritto “Senegalesi”.

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2 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente

2 risposte a “Piazza Eroi Senegalesi

  1. pia

    Quando saremo tutti mulatti questi problemi finiranno, come quando la persecuzione dei terroni si è dovuta allentare per i matrimoni tra nordici e loro.
    Schiumosi e ottimi cappuccini misceleranno il nero caffè con il bianco latte… Spetta alle nuove generazioni mettero in moto l’indiscutibile miscellanea.

  2. Francesco

    E’ oramai noto purtroppo che essere forti con i deboli è più facile.
    Proviamo ad essere forti con chi vuole cementificare definitivamente la costa. Nel seguito un’intervista alla imprenditrice Parodi. Spero di sollecitare un tuo scritto in merito

    In provincia di Imperia non c’è partita: si sfiora il monopolio. Portosole, Marina degli Aregai, Marina di San Lorenzo, Cala del Forte a Ventimiglia (progetto approvato) e Bordighera, dove la Parodi si è aggiudicata il raddoppio del porto. Le prossime iniziative non hanno ancora il timbro dell’ufficialità, ma a giudicare dal piglio che la contraddistingue e dalle sinergie che potrebbero scaturire dalla collaborazione con l’impero imprenditoriale di Francesco Caltagirone, suo nuovo compagno, con il quale già condivide la realizzazione del nuovo mega-porto di Imperia, c’è da aspettarsi di tutto e di più. E poco importa – a lei – se sabato mattina, sulla spiaggia della Galeazza, a Oneglia, il popolo del centrosinistra e dell’ambientalismo, si ritroverà a marciare dietro a un gonfalone che la ritrae nei panni di “Nostra Signora dei Porticcioli”, con tanto di panfilone tra le braccia.
    Di tutto e di più, si diceva. E Beatrice Parodi ne spiega i presupposti. Che confermano la prospettiva di assistere alla costruzione di nuovi posti barca, nel segno di quel modello di sviluppo che, secondo ciò che resta dell’ecologismo locale e regionale, fa a pugni con la salvaguardia della costa, considerata ormai satura.
    «Non sono della stessa opinione, e non lo dico solo da imprenditrice. La riviera di ponente – attacca – presenta ancora consistenti margini di espansione in materia di portualità. Basta adottare le soluzioni più adatte e compatibili con il profilo costiero. Gli esempi più calzanti sono rappresentati da Marina di San Lorenzo, unanimemente considerato un gioiellino, e dal progetto di Cala del Forte, a Ventimiglia: un porticciolo che non andrà a occupare la costa ma a completarla».
    Se ci riferiamo a Capo Verde, ribadisco ancora una volta che la proposta è quella di realizzare un molo tecnico collegato ai cantieri. Si tratta di una struttura che potrà ospitare al massimo un paio di yacht di grandi dimensioni, fino a novanta metri, in attesa di essere sottoposti a lavori di rimessaggio. Non sarà un porticciolo».
    Riguardo a Capo Pino, dall’altra parte della città, Beatrice Parodi precisa che la questione è di competenza del padre Piergiorgio. «So che il progetto prevede un albergo e un piccolo approdo. Ma, francamente, non ho idea degli ultimi sviluppi e se questa operazione andrà, per così dire, in… in porto».
    In attesa che i tempi maturino e i piani concreti vengano svelati, Beatrice Parodi tiene a precisare «che il mio gruppo non ha interesse a intervenire nella riqualificazione del porto vecchio di Sanremo».

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