Le Gendusiadi

C’è fermento in paese, c’è aria di buriana, c’è qualcosa che scuote gli animi. Sono le Gendusiadi.
Tutto è cominciato come nei migliori noir. Qualcuno ha seminato la città di misteriosi bigliettini. Sopra c’erano parole critiche nei confronti dell’amministrazione comunale. “Ma questi stanno lavorando?”. “Ma questa giunta, cosa sta facendo?”. “I nostri amministratori ci sono o sono fantasmi?”. Ecco cosa dicevano le malepenne.

La gente ne parlava al bar, da Calcina si posavano sonoramente i gotti sul tavolo, p’u Pantan i vende u pan e, u gh’è a crisi, senza soudi propriu i nu ne dan. U paise u trepa.

Ma la verità stava per venir fuori. Per un momento però, anche chi sa come vanno le cose in bassa Valle Argentina può dire di aver avuto un sussulto. Da anni si aspettava un cenno di vita intelligente sul pianeta Taggia. Se non uno scatto d’orgoglio, almeno un cenno, un segnale della presenza, tra la grotta dell’Arma e il ponte dell’A10, di esseri biologici complessi, in grado di esprimere un’opinione che non fosse quella di quanto Sequestrene somministrare ad un orto di ruscus o quanto costa al mq un appartamento in via Cornice. Che si discutesse almeno una volta tutti insieme dei problemi della città e del futuro.
Non era la prima volta che in paese girava uno scritto anonimo contro il sindaco. Ne abbiamo parlato qui. Ma stavolta l’attacco era diretto e capillare.
Stavolta tutto è stato più raffinato. Il gesto e il mezzo hanno echi storici altissimi, come l’impresa di Gabriele D’Annunzio, che nel 1918 volò sulla nemica Vienna lanciando migliaia di bigliettini per ribadire la supremazia italiana.

Ma forse stiamo esagerando. Seppur nobile, non era così straordinario lo scopo dei misteriosi autori quando alla fine sono usciti allo scoperto. Solo che non si trattava di un manipolo di arditi con un cugino in copisteria, né una brigata di copioni da compito in classe: ad architettare tutto sono stati proprio coloro che venivano colpiti, le vittime stesse dell’azione. Dal punto di vista comunicativo, un vero trabocchetto. Un “al lupo! Al lupo!” invocato però dal lupo stesso. Davvero spiazzante.

Quelli di E’ tempo in questo sono stati bravi: devono anche aver calcolato i rischi. E’ stato come lanciare un sasso nel mare già molto agitato. Poteva anche non uscirne nulla.
Un gesto di sfida quasi decubertiniano. Per questo mi ha fatto venire in mente le Olimpiadi, in cui gli atleti si sfidavano in pubblico senza però che nessuno vincesse davvero.

Tutto è servito per promuovere una serie di incontri che il sindaco Genduso ha organizzato per rendere conto del proprio operato con i propri elettori. Le Gendusiadi, appunto. Certamente gli va riconosciuta una certa audacia e anche una buona dose di finezza psicologica. Mai le amministrazioni precedenti (Gilardino – Gilardino; Barla -Barla) si sono anche solo lontanamente immaginate di convocare gremite fosse dei leoni e di buttarcisi dentro. E, se l’avessero fatto, con il senno di poi, forse sarebbe stato meglio. Per tutti. Genduso non si smentisce mai, il suo approccio è quello di spiazzare la piazza, spaesare il paese. Come quando, di recente, al consiglio comunale che lo voleva inchiodare sulla discarica a Taggia, ha votato pure lui contro l’impianto (qui). Sta di fatto che questi sono sistemi che funzionano una volta, poi se nulla cambia, sappiamo bene la favola di Esopo come va a finire. Anche se è il lupo stesso a chiamarsi i pastori contro.

La prima Gendusiade s’è svolta giovedì 2 luglio ad Arma, a Villa Boselli. Chi vi ha partecipato, oltre a boccheggiare dal caldo, ha dichiarato che non è stato granché di speciale. Nessuno si è presentato davanti al sindaco coltello tra i denti o pronto a farsi esplodere. S’è parlato del più e del meno, poi l’attenzione s’è spostata su un problema annoso che Taggia per fortuna condivide con tutte le città del mondo. Chi le chiamava “deiezioni canine”, chi “escrementi”, chi, populisticamente, “merde di cane”.

E i cantieri dell’Aurelia Bis, che spaccano in due il paese? E il destino della stazione ferroviaria (quella nuova sempre più cattedrale nel deserto e quella vecchia sempre più catapecchia in centro?) E le ex caserme Revelli, l’ospedale unico, Trenitalia che ci ignora bellamente, la crisi della floricoltura? E la mancanza di idee per il divertimento estivo dei giovani? E la viabilità, le rotonde, il traffico, i parcheggi? E la presenza ingombrante della città nella città, Shopville? E il supporto alle tradizioni e alla cultura? E, soprattutto, l’intricata vicenda della “rumenta”?

Viene da chiedersi se verranno trattate nei prossimi appuntamenti:
– martedì 7 luglio alle ore 21 a Taggia, in Palazzo Lercari;
– giovedì 9 luglio alle ore 21 a Levà, nelle ex Caserme Revelli.

Ci sono naturalmente argomenti più importanti. Le briciole cadute dalla tovaglia del piano di sopra, il frigider del vicino che fa rumore di notte, le gatte in amore, i piccioni, i gabbiani, le meduse, le turiste con la cellulite.
Vale però anche qui la solita regola. L’importante è partecipare.

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