L’urna non è più segreta

“Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no!”, recitava un vecchio slogan democristiano.
Ma al giorno d’oggi le cose sono cambiate. Un trafiletto pubblicato su Il Secolo XIX di ieri ci fa capire molte cose sullo svolgimento delle elezioni (comunali quanto meno) negli scorsi giorni.
E’ un articolo di costume, non destinato quindi a sollevare la curiosità nè dell’opinione pubblica e neppure quella di chi deve vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni di voto, ma per chi ha mai sentito parlare di voto di scambio non lascia campo a dubbi o altre interpretazioni.

Ne riporto solo la parte interessante:
“Fotografa la scheda con il telefonino. Rimproverato al seggio.
IMPERIA. Una domenica elettorale decisamente tranquilla, quella di ieri, che annovera due soli episodi, uno dei quali curioso, accaduto in una sezione di Porto Maurizio. Un elettore, probabilmente per provare la sua fedeltà a partito e candidato, ha voluto fissare con la fotocamera del telefonino la scheda e il simbolo, nonchè la preferenza, che aveva appena finito di compilare. È stato scoperto però dal presidente e sonoramente redarguito.”

Ora, invece, ecco quanto riportato dal codice civile:
“Chi introduce telefoni cellulari e apparecchi di ripresa video-fotografica all’interno del seggio è punibile con una detenzione che va dai 3 ai 6 mesi”. La stessa dicitura compare all’ingresso delle aule interessate dalle operazioni di voto.

Non credo proprio che l’elettore imperiese sia stato così coraggioso da sfidare la legge per sole questioni di fedeltà, come ingenuamente sottolinea il cronista. C’è ben altro sotto. E’ un sistema sperimentatissimo nelle comunali, particolarmente in Calabria e Sicilia. Esistono i cosiddetti “portavoto”, gente appartenente ad un quartiere e conosciuta bene o male da tutti, che prima delle elezioni si sbatte a telefonare, offrire caffè, cene, passaggi e promesse in cambio del voto. Voto che poi “deve” arrivare. La loro distribuzione è capillare e il loro operato è efficacissimo, anche perchè possono risalire, in base alle liste elettorali e agli aventi diritto, a chi ha votato bene e a chi a votato male. Addirittura a chi ha votato chi. Accade quindi spesso che, per provare il voto dato ad un consigliere ed ottenere dunque la giusta ricompensa evitando equivoci, si ricorra alla tecnologia, agli MMS.

Mi chiedo perchè queste notizie restano confinate nelle “curiosità”, assieme al vecchietto che scivola dalle scale e ai soliti casi di omonimia anagrafica.
Sarebbe opportuno avviare una discussione su fatti del genere.
Quantomeno, ora che abbiamo importato anche noi questo sistema infallibile, potremmo anche votare da casa e risparmiare tanti soldini.

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1 Commento

Archiviato in Cose Nostre, Cronache del Sol Ponente

Una risposta a “L’urna non è più segreta

  1. pia

    Sai, Giacomo, sono andata a votare con quel senso etico che pertiene al diritto-dovere del voto.
    Quasi come un rito, nonostante lo schifo in cui viviamo.
    Gli episodi che tu citi aumentano il bagaglio di tutto ciò che caratterizza questo momento di basso impero e così, inevitabilmente, mi sento più che mai un’imbecille… o forse ho solo bisogno di credere ancora in quel pò di pulito, di bello e di giusto ormai diventato una rarità.

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