La memoria disarmata

La foto è di quelle di una volta, in bianco e nero, senza molta focale e un po’ sovraesposta. Il soggetto sono quattro giovani pettinati all’antica, con la gelatina e i capelli all’indietro. Sono intenti a lavorare su una carta stesa su un tavolo.
Ma chi sono, cosa stanno facendo?
Una partita di briscola? Un ramino d’epoca?

Tutto è più chiaro quando si considera la cornice: “Dobbiamo dare l’esempio di una Italia rinata e sana”. Aldo Gastaldi, Bisagno. Regione Liguria. 25 aprile 2009.
E’ il manifesto ufficiale di Regione Liguria per celebrare il 64° anniversario della Liberazione.

Ah, ora capisco. Quelli sono partigiani che stanno studiando un’azione. La carta sul tavolo è una cartina. La sensazione di stranezza però resta. E’ così lontana quell’immagine da quelle tradizionali della Resistenza: camionette con ragazzi festanti che entrano in città, uomini armati in posa all’ubago dei boschi.
Infatti, manca qualcosa. Se ne sono accorti quelli de Il Giornale di Genova, che, una volta tanto, hanno fatto un buon servigio ad una causa, quella Resistenza, di solito proprietà privata della propaganda rossa. Hanno confrontato il manifesto della Regione con la fotografia originale. E si sono accorti che in tutto quel bianco della cartina, a poca distanza dalla matita di uno dei partigiani, c’era una pistola. Dietro la mano di uno di loro, invece, ci doveva essere la pigna di una bomba a mano.

La Regione, subito attaccata, ha giustificato la cosa attribuendola ad una ingenuità dei collaboratori. Su Il Secolo XIX è stato pubblicato tutto il seguito con tanto di confronto delle due immagini in stile Settimana Enigmistica.

La vicenda è un segno dei tempi. E ci illumina anche sui rischi che stiamo correndo.
Ora, per quanto fossero buoni i propositi dei taroccatori – in ogni altro caso sarebbe fuorviante, oggi, mettere in primo piano una pistola e una bomba a mano e, subito sotto, parlare di Italia rinata e sana – occorre a questo punto fare un discorso sul valore della storia, anzi della Storia.

Il fatto di essere intervenuti a modificare in qualche modo una immagine d’epoca, conservata in un archivio istituzionalizzato insieme a migliaia di altre, li pone sullo stesso piano dei revisionisti del nazismo e dell’olocausto.
Il fatto storico, in questo caso, passa in secondo piano. Ciò che accadde conta meno del rispetto per ciò che è accaduto. Parafrasando Gassmann, abbiamo un grande futuro alle nostre spalle. Ma se passa quest’idea che possiamo fare della storia e del suo patrimonio ciò che vogliamo perderemo ogni contatto con ciò che siamo e ciò che saremo. Vedendo quella foto, un giorno qualcuno potrebbe dire che quei ragazzi stavano davvero giocando a briscola o a ramino. Tuttalpiù a Risiko.

Oggi che i sistemi di manipolazione delle immagini sono potentissimi: chi ha mai minimamente usato photoshop se n’è reso conto. Ma, se si possono cancellare le rughe o ritoccare la cellulite sui calendari delle veline, non si possono eliminare le armi nelle foto dei Partigiani di una volta. Perchè, di questo passo, metteremo un abat-jour dietro le spalle di Aldo Moro prigioniero, correggeremo l’orologio spaccato della Stazione di Bologna, trasformeremo cioè tutta la nostra storia in un “Trova le differenze” della Settimana Enigmistica.
In ogni caso, buon 25 aprile a tutti.

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1 Commento

Archiviato in Cose Nostre, Visioni

Una risposta a “La memoria disarmata

  1. pia

    No comment.
    Buon 25 aprile anche a te.
    A Bordighera alta alle 17.30 un gruppo occitano presenta “il ballo della liberazione”, andremo lì dopo una zuppa di pesce consumata con alcuni partigiani.

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