Mettete i fiori nelle vostre canzoni

Io non sono di quelli che non guardano il Festival di Sanremo.
Lo guardo solo per il fatto che in una settimana nell’aiuoletta in cui sono cresciuto arrivano molte specie diverse da ogni parte del pianeta Terra. Tutti la guardano, tutti ne parlano. E tutti anche la calpestano.
La mia opinione è che se fossimo nel mondo perfetto dei vegetali, l’arrivo di nuove specie non farebbe altro che migliorare il tutto. Nascerebbero ibridi resistenti al tempo e alle malattie.
Purtroppo, invece, siamo in quello degli umani e non c’è più fertilizzante per le buone idee, mentre i parassiti imperversano.

In casa mia la prima serata del Festival di Sanremo, era fino a qualche anno fa, qualcosa di eminentemente tecnico. Fregava niente delle canzoni: potevano cantare La vispa Teresa o Vola Colomba, l’importante per noi era vedere che fiori avevano messo sul palco dell’Ariston. Era anche una soluzione di comodo: se le canzoni (come al solito) non piacevano, almeno ci si beava dei colori dei fiori e della soddisfazione che a coltivarli potevamo essere stati se non noi, il nostro vicino.
Allestire il palco dell’Ariston con in fiori di Sanremo era (ed è) per i floricoltori locali, come mandare i propri figli al primo giorno di scuola, con il grembiulino nuovo e la riga bella tirata sulla testa.
Immaginatevi che delusione, dunque, vedere che le scenografie delle ultime edizioni non comprendevano nemmeno un ranuncolo, una strelitia, il misero pomo di una rosa.
Beh, si dirà, cosa volete, è la TV baby, che ci vuoi fare. Invece la cosa pesa, dà fastidio, smuove le coscienze. Lettere indignate ai giornali, proclami dei sindaci, assessori che tuonano. Viene da chiedersi perchè.

E’ che il palcoscenico dell’Ariston in quella settimana ha ancora quel valore cattedratico, tautologico, liturgico che vuoi per un motivo, vuoi per l’altro, aveva la vecchia TV. Quando guardano il Festival, vedo gli occhi dei miei cercare qualcosa che gli è scappato troppo presto di mano: la cara vecchia TV di una volta. Quella che adesso si vede solo su Fuori Orario alle 3 di mattina, con i soliti numi sacri, Mina, Paolo Panelli e tutti gli altri. Con quegli studi che sembravano grandi, slabbrati dai grandangoli e dalle prospettive, quelle scalinate distorte da espressionismo tedesco, esattamente come l’Ariston. Nelle nostre case, in quelle in cui sono cresciuto, quegli ambienti sono diventati come un salotto, una stanza degli ospiti che non apriamo mai, piena di fotografie, cianfrusaglie e ricordi che nessuno può spostare di un centimetro senza procurare traumi familiari.

Che contrasto questa visione con la nonluoghizzazione della TV dei giorni nostri: tutto avviene in un luogo indefinito, come in un enorme Autogrill dell’etere, le cose ci piombano in casa e non abbiamo nemmeno il tempo di digerirle che sono già indigeste perchè è diventato impossibile selezionarle, farne un blob emotivo.

Ecco spiegato perchè tanto rancore, tante polemiche tra i floricoltori e la RAI. Non credo che i programmisti registi capiscano queste cose. Anzi facile leggere i loro pensieri: Che palle quelle telecamere che si muovevano tra le corolle degli anemoni…, Uffa, sempre il solito bouquet di mughetti alla bellona di turno…, Oddio, hai visto mai che una delle conigliette sia allergica alle violette…

Che fare? Si potrebbe organizzare un Controfestival in una serra di plumosus, ma credo che l’acustica ne risentirebbe. Si potrebbe dare un premio floricolo alla canzone più fiorita (quest’anno certamente a Tricarico per “Il bosco delle fragole”) e un po’ di sequestrene a quella più idiota (Povia, Luca era gay). Oppure fare flower mobs o azioni di floro-terrorismo con i soliti striker che salgono sul palco ignudi e lanciano gèrbere.
Ricordiamogli che non sono solo canzonette. Mettiamo i fiori nelle loro canzoni.

Annunci

2 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente

2 risposte a “Mettete i fiori nelle vostre canzoni

  1. pia

    Acuto osservatore di sempre e capace di estrapolare le sensazioni più svariate…
    Sai, ho visto qualche festival ancora alla tv pubblica, nell’osteria di Luré bafòn, perchè non avevamo ancora comprato il televisore.
    Era un rito sacrale: pulito dal concetto di ospiti e di parole inutili, canzoni ascoltate con il massimo dell’attenzione e commento immediato tra un brano e l’altro (“sta chi a nu passa, sta chi a pò gagnà”) e poi i fiori, immancabili, adorati, importantissimi.
    Al mattino dopo le più orecchiabili qualcuno le fischiava già alle 4 del mattino sul mercato di via Garibaldi e il loro andare a Sanremo e tornare non sfiorava minimamente quel mondo che in quelle ore era avvolto nel sonno.
    Adesso è tutta una merda. Più che altro è uno spreco, un grosso spreco che il mondo dello spettacolo sperpera senza ritegno.
    Negli ultimi anni addietro i fiori erano tornati alla ribalta, ma senza continuità: certi anni c’erano, certi no.
    Solo il bouquet fa fede al nostro lavoro, ma sempre poco valorizzato: sembra quasi che Sanremo ami la popolarità del Festival e del Casino e molto meno quella di essere la città dei fiori.
    Che ci vuoi fare… se pensi che l’8 marzo è Giornata e non Festa della donna e che hanno introdotto la vendita delle Gardenie nelle piazze per la Sclerosi multipla, mi sai dire che beneficio ne ha la mimosa che ne è l’inconfutabile simbolo?
    Simbolo, poi, legato ad un evento di sofferenza…

  2. alessio

    Giacomo, scrivi davvero bene.
    Stile personale, ironico quanto basta, descrittivo e introspettivo.
    Chissà se un giorno scriverai anche di atolli o di film anni ’70 che tanta popolarità anno nella nostra “conca”.
    E se facessi il paroliere della Zanicchi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...