I bombaroli

Non so se Fabrizio De André sia mai stato a Taggia. Le cronache locali, a questo riguardo, tacciono. Da noi sono arrivati Erasmo da Rotterdam, Napoleone e Gianni Morandi. Gli ultimi avvistamenti VIP riguardano Vittorio Sgarbi. De André nessuno se lo ricorda a passeggio per il Pantan. E nemmeno passerotto solitario sul ponte romano.
Però, c’è una canzone che mi desta il grandissimo sospetto che Faber negli anni ’80, magari sotto mentite spoglie, travestito da turista francese, con la giacca di velluto, un buon dolcevita della gauche e una berretta, sia venuto alla notte dei furgari, a San Benedetto.

Dev’essere. Per forza. Altrimenti, come la spiegate una canzone come “il bombarolo”? Chi sa che cosa accade a Taggia la settimana tra il 10 e il 14 febbraio sa già a cosa mi riferisco. Presa in analisi, quella canzone, descrive tutto nei dettagli: tranquilli impiegati che improvvisamente si mettono a maneggiare “pinocchi fragili parenti artigianali di ordigni costruiti su scale industriali”,
cantine, portoni zeppi di polvere nera in cui una scintilla, un’interruttore potrebbero giustiziare decine di persone (e c’è già chi c’ha rimesso la pelle), i carrugi che pullulano di “profeti molto acrobati di ogni rivoluzione” e “trentenni disperati, se non del tutto giusti, quasi niente sbagliati”.

I furgari sono una cosa metafora della lotta, un’utopia fatta realtà, la revoluciòn in una notte, non credo che esista un altro luogo in cui uno stato democratico conceda ad un intero paese di organizzarsi a costruire ordigni pericolosissimi ed esibirli poi in una escalation di attentati alla tranquilla vita borghese. E con la benedizione della Santa Romana Chiesa, per di più. Altro che anarco-insurrezionalisti.
A Taggia, se non è mai passato De André, figuriamoci Bakunin e Durruti, nemmeno il cugino di Voltaire.
Eppure con la potenza di fuoco che riusciamo a mettere su con delle semplici canne di bambù, potremmo abbattere qualsiasi regime.

Ma niente paura. Alla fine tutto va come nella canzone di Faber. I trentenni si perdono nelle piazze “cercando il luogo idoneo adatto al loro tritolo”. E siccome a Taggia non c’è il Parlamento, s’accontentano di Castelìn, del monumento ai Ruffini, della fontana della Trinità, del Ciazo. Il “chiosco di giornali” effettivamente ce l’abbiamo in piazza Eroi, ma nessuno l’ha ancora fatto saltare: povero Pasquetti, forse si deciderà prima o poi a tenere anche giornali che non la pensano come lui.

Il finale poi è quasi freudiano. Il furgaro come metafora sessuale. Perchè tutta questa esibizione di potenza, perchè tutto questo furore, questa eiaculazione di scintille? Per una donna naturalmente. E poi alla fine che rimane? Uno stupazzo di carta che parte. Una nuvola di fuoco che strina la pelle. Un minuto in prima pagina. Ma da bombarolo.

Su Zemiafilm il documentario della notte dei furgari.

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1 Commento

Archiviato in Ascolti, ZirichilTaggia

Una risposta a “I bombaroli

  1. nadina.anfossi@gmail.com

    questa festa è proprio una serata basata sulla imprevedibilità e chi non la conosce certo ne prova paura e timore.Però tutta l’ansietà che precede il sabato sera,scoppia come hai detto tutta in questa folle serata che però è tanto attesa tutti gli anni.ciao anna

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