Sette piani di destrezza

L’annunciata sagoma del futuro ospedale unico del Ponente Ligure, come apparsa di recente sui giornali, mi fa venire in mente un geniale racconto di Dino Buzzati: Sette Piani.

Un tale Giuseppe Corte, si ricovera presso un noto nosocomio per curare una sua leggerissima malattia, una febbriciattola. L’ospedale è rinomato per la cura di quell’affezione e dunque Corte è certo di uscirne in tempi brevi. Ma una volta comodamente accomodato nella sua stanza al settimo piano dell’imponente edificio, il protagonista viene a conoscenza delle regole della struttura che lo ospita:

I malati erano distribuiti piano per piano a seconda della gravità. Il settimo, cioè l’ultimo, era per le forme leggerissime. Il sesto era destinato ai malati non gravi ma neppure da trascurare. Al quinto si curavano già affezioni serie e così di seguito, di piano in piano. Al secondo erano i malati gravissimi. Al primo quelli per cui era inutile sperare.”

Inutile dire come andrà a finire.  Giuseppe Corte scalerà alla rovescia uno dopo l’altro i piani dell’ospedale. Prima per futili motivi, una gentilezza nei confronti di una paziente, poi per una decisione della “dirigenza sanitaria” si direbbe oggi, per una serie di esami altrimenti impossibili, per un consiglio errato di uno specialista, per le ferie del personale infermieristico, per un errore del personale, arriverà al primo piano sempre assolutamente convinto della non gravità della sua malattia, ma incapace di reagire alle decisioni altrui e al corso degli eventi.

Ora, nella metafora di questo racconto, non voglio identificare naturalmente il glorioso “ospedale unico del ponente ligure” con il nosocomio di Buzzati. Piuttosto è la sanità in provincia di Imperia che sembra subire questo atroce destino di scendere uno dopo l’altro i piani della salute. Da una gestione decentrata, funzionale al territorio, con picchi di eccellenza e normale amministrazione, si sta passando, progressivamente, per risparmiare sulle strutture, per gestire al meglio il personale, per distribuire gli esami e le prestazioni, per  una serie di scelte politiche errate, da più sedi sparse da Imperia a Bordighera a un solo, grande nosocomio da edificarsi nella martoriata Valle Argentina.

In un futuro non troppo lontano, chi si rompesse una gamba ad aurigo, come chi ha un raffreddore a Seborga o, pure, chi avesse la cataratta a Badalucco, finirebbe nella stesso posto. Ora, nella migliore delle ipotesi possibili, sappiamo che nella nostra zona, nel nostro territorio i trasporti sono un problema. Non c’è Aurelia Bis che tenga: tra Dolceacqua e Taggia ci sono almeno 50 minuti d’automobile. Dunque, non si capisce quale sia il vantaggio per gli utenti reali dell’ospedale, i cittadini.
Facile da comprendre è invece il vantaggio dei soliti che tramano nell’ombra di questa operazione: per costruire l’ospedale l’Asl1 Imperiese dovrà “alienare” (=vendere) i vecchi ospedali dismessi di Bordighera, Imperia, Sanremo e il polo di Villa Spinola, tutti dotati di ottima vista e accessibilità e dunque potenziali future soleggiate tricamere servizi delle solite speculazioni immobiliari. C’è già chi pianifica di costruire mono e bilocali al posto del reparto maternità, o comodi box in otorino.

La Cisl di Imperia ha avviato una raccolta di firme contro la costruzione del’ospedale unico. Questo è il link: www.imperia.cisl.it

Sull’argomento leggi anche questo post

Annunci

2 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente, ZirichilTaggia

2 risposte a “Sette piani di destrezza

  1. pia

    Ovvero: il Supermercato della salute.

  2. pia

    Per la zona estrema del ponente, l’H di Bordighera è un punto base importantissimo, anche se sembra sempre meno un H e sempre più qualcosa in via di dissolvimento.
    Sanremo e Imperia sono operativamente molto validi e ubicati in posti molto belli, ma hanno il problema annoso dei parcheggi.
    Ad Imperia li hanno ampliati e vorrei sapere chi è quell’ingegnere che ha progettato la piazzola in alto, perchè è veramente senza senso…
    Se immaginiamo di essere dei forestieri che devono raggiungere l’H di Sanremo, il percorso diventa un delirio, a meno che non si arrivi dall’Aurelia bis.
    Il Supermercato della Salute avrebbe senso solo per risolvere dei problemi di viabilità e di parcheggio, che sono secondari rispetto al vero scopo di un Ospedale…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...