Il limone di Natale

Il mio albero di Natale è un limone.
Anni fa, in famiglia, quando ero bambino e ancora usavamo gli abet, la settimana prima di Natale salivamo a Monte Merlo e nel bosco, u boscu negru, cercavamo il nostro albero di Natale.
Non era facile. Non doveva essere troppo grande, nè troppo piccolo. Doveva avere la cima bella lunga, sennò non c’entrava la stella. Non doveva avere i rami troppo fitti, altrimenti non ci stavano le palle e gli angeli. Doveva piacere a mamma.
L’albero tremava mentre mio padre, chino, dava di Opinel per staccarlo dalla terra. Lo caricavamo sulla 128 giardinetta e giù a casa.
Il 6 di gennaio quell’albero era un cadavere. Tutti lo guardavamo tristi mentre papà lo portava giù al cassonetto, seminando aghi per casa e per il condominio.

Ora sono cambiate molte cose.  Sono grande, vivo da solo. Passo il Natale con i miei, ma non saliamo più nel boscu negru a scegliere l’abete.  Mia mamma ne ha comprato uno finto. S’è stufata dispazzare via tutti quegli aghi. E poi il polipropilene è davvero realistico, pure il gatto si confonde e lo rovescia come faceva con quello vero.

In casa mia, io, come albero di Natale, ho un limone. E’ bello, verde scuro come un abete, grande abbastanza da occupare la sala. In più ha già delle bellissime palle colorate che profumano la casa. Vedeste con le lucine a intermittenza che figurone che fa, il mio limone di Natale. Non credo che Babbo Natale avrà qualcosa da ridire. Se sì, tampìs, è Natale pure senza di lui.

Me l’ha fatto mio padre, ecco come: a primavera, si lega attorno ad un ramo di una pianta di limone un sacchetto di plastica con della torba. Lo si lascia così fino alla fine di agosto bagnandolo ogni tanto. A quel punto il ramo avrà messo radici e si potrà tagliare e reimpiantare. Funziona, il mio limone è nato in questo modo.

Così, leggendo un post di Pia su goodvalley, pensavo che sarebbe bello lanciare dalle nostre parti, i Limoni di Natale. Sarebbe un bel modo per nostranizzare una tradizione. I limoni hanno una nobiltà tutta meditarranea, pari a quella nordica degli abeti. Lo so che l’abete è l’abete e che ha mille significati. Ma pensate a quanti ne muoiono a dicembre. Noi cerchiamo assurdamente di ripetere la festa il più uguale possibile ogni anno. Ma l’albero, purtroppo è sempre diverso. I limoni, a differenza degli abeti, non moriranno. Anzi, godono della temperatura mite dei nostri appartamenti. Infatti, di solito, d’inverno li si progegge con il cellophan.

In più, sarebbe il primo albero di Natale che regala qualcosa. L’Epifania, che tutte le feste si porta via, lascia appesi i bei pomi gialli, buoni per il the e la sogliola.

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3 commenti

Archiviato in Centroterra

3 risposte a “Il limone di Natale

  1. Anonimo

    Bentornato, giarevel!
    Urca, l’idea del Limone di Natale è proprio bella… Però bisogna studiarla bene, sapere quali canali percorrere per promuoverla in modo incisivo. La materia prima è presto reperibile: qui da noi, ad esempio, siamo in grado di riprodurli sia tramite margotta, sia tramite innesto.
    Il limone, poi, può essere gestito come albero di natale per alcuni anni, finchè non diventa troppo grande e, nel frattempo, può dare i suoi frutti. Certo che tagliare ogni anno tutti ‘sti abeti è un peccato.Vero è anche che sono abeti provenienti da coltivazioni apposite e non da disboscamenti: comunque sono sempre piante che vanno incontro alla morte…
    P.S: mi farebbe piacere farti avere un libro che ho scritto l’anno scorso, di cui ha parlato Alberto in un post sul mio blog. Mi esprimo un pò come fai tu, “dialettando” e rivivendo la nostra storia di liguri indigeni…
    Potresti trovarlo presso la Cooperativa Riviera dei Fiori (quella dei concimi) a Prati Pescine chiedendo di Giorgio Genari oppure posso mandartelo per posta previo invio del tuo indirizzo. Se invece decidi di fare un giro durante le feste a Vallebona per goderti un momento “u fògu du bambìn” ancora meglio, te lo do direttamente io…
    Nel frattempo ti auguro buone feste!

  2. pia

    …non so perchè il post è uscito come anonimo…
    Ero io, Pia.

  3. giarevel

    Grazie Pia,
    verrò di sicuro!
    E cercherò di sicuro il tuo libro.

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