L’obelisco di Natale

Il suo bagliore illumina come un faro i naviganti verso la valle Argentina.
Qualcuno lo vede spuntare dalle mappe notturne di Google Earth.
Dal ponte sull’Autofiori s’erge come una torre di controllo.
Bambini di ogni età si fermano a guardarlo e fanno oh.

No, non è un nuovo hub di CAI. E’ l’albero di Natale di Taggia, in piazza Eroi Taggesi.
Ops, mi correggo, è l’obelisco di Natale. Sì, perchè dentro quell’addobbo avant-pop, nel cuore del cuore di quella conifera di acetato rivestita di lampadine, c’è una fredda stele di granito che qualcuno ricorderà, un tempo, essere stata destinata a ricordare alcuni illustri cittadini: i fratelli Ruffini.

Per esperienza, sono sicuro che i bambini delle elementari sanno alla perfezione chi sono e che cosa hanno fatto Giovanni (1807-1881), Agostino (1812-1855) e Iacopo Ruffini (1805-1833).
Quando sei piccolo non vedi l’ora di trovare qualcuno sul sussidiario di storia che sia nato dove vivi tu. I bambini di Genova, di Milano, di Torino avevano vita facile. Re, regine, santi, navigatori, poeti, pittori. Quelli di Roma, con tutti quegli imperatori, non facevano testo. Noi bambini di Taggia abbiamo dovuto aspettare fino alla quinta per trovare il nostro eroe. Incredibile: a Taggia era nato qualcuno che “organizzava moti”, per il Pantan erano circolati dei “rivoluzionari”, gente che nel 1833, fu costretta a fuggire in esilio in Francia perchè condanata a pagare con la vita per le proprie idee. Giovanni continuò ad amare la sua terra e la promosse con i suoi romanzi in Inghilterra, come sappiamo tutti. Agostino emigrò ad Edimburgo. A Jacopo andò proprio male: si suicidò in carcere per non confessare i nomi dei suoi compagni. Che storia.
Mi ricordo che all’epoca, nei giochi, tutti volevamo fare i carbonari e nessuno il borbone e l’austriaco. Eravano tutti con la Giovine Italia (per l’omofonia, scarto la battuta sui confronti con la politica di oggi).

Per questo mi sono un po’ arrabbiato quando ho visto che l’obelisco dei Ruffini è stato trasformato in un albero di Natale.
E per la seconda volta. L’anno scorso pensavo avessero preso tutti un abbaglio. Invece l’unico abbaglio l’ho preso io con tutte quelle lampadine.
Probabilmente, smaltiti i fasti del 200° anniversario della nascita di Giovanni Ruffini, l’assessorato al Turismo del Comune di Taggia, ha pensato bene che quel monumento potesse essere utile per sostenere il turismo di Natale più che per promuovere la città “natale” dei patrioti Ruffini tutto l’anno.

Ora, se è facile sparare a zero sui simboli natalizi, emblemi del consumismo sfrenato, lo è forse di più su quelli della storia patria, consumati dal tempo e dall’ignoranza collettiva?
Un monumento resta sempre un monumento: se fosse stato imbrattato dai graffitari, deturpato dai vandali, tutti si sarebbero prodigati a difenderne la memoria. Invece questo caso, aspettiamo Babbo Natale. E facciamo oh.

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2 commenti

Archiviato in ZirichilTaggia

2 risposte a “L’obelisco di Natale

  1. pia

    Quindici metri… subito in coda a quello di Milano che è 40 metri e che ha anche lui le sue colpe, come ci ha descritto Alberto nel suo blog.
    La tua descrizione come sempre è completa, nulla da aggiungere, nè da togliere.
    Le basi del rispetto non sono per tutti le stesse, sempre per quel motivo famoso “tu da che parte stai”.
    Cmq l’ignoranza al giorno d’oggi si spreca, anche se la scolarizzazione è così tanto aumentata.
    A Vallebona dicono “che l’ignuransa a nu se risolve cun l’istrussiun” e hanno ragione…

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