U Bama

Lo chiamano “butterfly effect”: un battito d’ali di farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ora ne abbiamo le prove. Mai legge della fisica è stata così vera.

Invertendo i termini, se consideriamo che ciò che è accaduto l’altra notte in America non è esattamente un battito d’ali di farfalla (piuttosto, direi, rispettando la simbologia, di un’aquila) allora possiamo immaginarci perché le sue conseguenze non hanno tardato a vedersi anche da noi, in Europa. Sì, anche nel nostro piccolo, infimo quotidiano vivere locale, nel cuore del cuore della nostra vecchia Europa, nella civiltà fossile-vivente di Taggia, l’avvento di un presidente USA di colore non rimane senza conseguenze. Barack Obama comincia già a cambiare le nostre vite.

Come? Basta fare un giro in paese.
L’edicola in piazza Eroi, che per anni, prima del TG4, è stata l’unico media dei pensionati e delle casalingue più varie, dove la Rosa distribuiva i suoi ciapetti su intrallazzi e tradimenti più che le notizie su Tanzi e Barla, dove, se chiedevi la sola e unica copia del Manifesto in tutta la bassa Valle Argentina poi ti arrivava a casa l’Inquisizione Spagnola, beh, adesso la frequentano anche i “democratici” taggiaschi, quelli che i tempi duri hanno costretto a rifugiarsi nell’enclave del bar da Castelìn, l’unico luogo in cui si possono fare ancora certi discorsi.

Di fronte invece, al bar da Calcina, tinello buono e buen retiro delle teste pensanti della politica tabiese, qualcuno comincerà a ricredersi su questi immigrati, sul fatto che anche da noi ormai da anni lavorano e mandano i loro figli a scuola, e che quindi, forse, se proprio non li vogliono chiamare taggiaschi, debbano almeno consentirgli di andare a rimpolpare le liste elettorali. Perchè le sezioni soprattutto a Taggia si sono ridotte all’osso perché ultimamente molti novantenni sono stati richiamati dal Creatore e dunque le elezioni ormai sono più un momento per vedere chi manca all’appuntamento che per votare qualcuno.

Ma le rivoluzioni straordinarie, si sa, cominciano nel piccolo, in famiglia: ieri sera mio padre ha portato mia madre fuori a cena. Erano anni. Forse l’ultima volta è stata quando il Torino ha vinto il campionato.
Papà aspettava da tempo questo avvenimento. Lui, appassionato amante di Spirituals, innamorato cronico di Louis Armstrong, Count Basie, Ella, attendeva da anni un presidente afro-americano. In casa, ormai, Barack Obama è “U Bama”, un taggiasco, uno di famiglia. Mia madre s’è adeguata: a lei piaceva Celentano, ma u Bama l’è in bravu garzun cu parlla ciaiu.

Per fortuna, nelle nostre campagne e nei nostri orti, non ci sono mai stati schiavi. E nemmeno si può parlare di segregazione e apartheid. C’è dell’altro, purtoppo, però queste cose, almeno, a Taggia ce le siamo evitate.
Ma il battito d’ali di questa farfalla, (speriamo non rara e longeva, visto che di solito le farfalle hanno vita breve), può rincuorare qualcuno. Coloro che sono stufi di vedere che esiste un paese dove tutto è possibile e vivere in un altro in cui tutto cambia per non cambiare mai.

Speriamo bene. Più che altro per mia madre. Ha aspettato anni per un invito a cena. Dovesse fallire u Bama, chissà quando sarà la prossima occasione.

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2 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente

2 risposte a “U Bama

  1. pia

    U Bama u n’à dau ina grossa speransa e ghe n’é tantu besògnu!
    Solo che, giunti a questo punto, non si sa più se si potrà raddrizzare questo mondo così storto e così complesso. Non che in passato le cose fossero più semplici, per carità, le distanze e le opposte sponde sono sempre esistite, ma in quest’epoca è che anche i più sani principi possono smantellarsi da un momento all’altro. Essere “umani”, ad esempio, comporta dei rischi, perchè gli interlocutori hanno già subito di tutto e di più e non puoi prevedere le loro reazioni. Io, per esperienza, posso dire che l’umanità che ho messo in atto ha sempre funzionato, ma non so se sarà sempre così… Succede di tutto e cmq cidanno notizia solo del peggio!

  2. giarevel

    Dubito anch’io che u Bama riuscirà a raddrizzare il mondo… è davvero un’impresa impossibile. Ma a volte accadono cose che fanno sperare, eventi di cui abbiamo bisogno per far avverare altri sogni che aspettano.
    Speriamo bene…

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