La poubelle aigre

“Se la Provincia di Imperia non metterà in moto al più presto tutti gli atti necessari per completare il ciclo dei rifiuti, procederemo con il commissariamento”. 
Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, 9 ottobre 2008.

Quando sul tavolo rimangono i resti pranzo, quando finisco il cartone dei miei amati Corn Flakes, quando finisco un barattolo di polpa di pomodoro, un’arbanella di marmellata, quando, insomma, m’accorgo di aver prodotto qualcosa avendone consumata un’altra, allora trovo una strana serenità nell’occuparmi delle mie scorie. Le separo, le riconosco, le suddivido in quello che realmente sono, le bucce di patata con le bucce di mela, i cartocci di latte con quelli del Tavernello di mio padre, il vetro con il vetro, la plastica con la plastica, eccetera con eccetera.
Non è per educazione, non credo che tutta la propaganda sulla differenziazione dei rifiuti abbia più efficacia su di me che su altre persone, la mia è proprio una passione per la segregazione della spazzatura, per l’apartheid della monnezza: l’umido con l’umido, l’organico con l’organico, l’inorganico a sè.

Non lo vivo nemmeno come un dovere civico, un obbligo morale stipulato da un contratto tra me e la società: nessuno mi obbliga a non fare di ogni rifiuto un sacco e a percorrere anche distanze serie per incontrare il cassonetto più adatto.
Ah, quello dei cassonetti giusti poi, è uno dei temi che più mi appassionano: quello del generico ce l’ho sotto casa, ma quando devo “buttare via” il vetro devo mettere in conto di buttare via un bel po’ di tempo o fare una bella passeggiata perchè in via Mameli se ne trova uno solo circa a metà. Quello della plastica invece l’hanno nascosto, da giorni non si trova, l’ultima volta l’hanno visto vicino agli ex carabinieri, ma circolano voci che se la stia spassando assieme alla campana della carta, in via dell’Argine. Passo la giornata a cacciare cassonetti, sembriamo giocare a rimpiantino (o, meglio a guardie e ladri) io e quelli della nettezza urbana, appena mi vedono uscire con un sacco giallo o azzurrino sanno già che devono scappare.

Non è, dicevo, per educazione, che mi ostino a differenziare la mia rumenta. Non lo è nemmeno per una ragione economica: non ci guadagno nulla, anzi, perdo del tempo. E’, forse, più per una questione antropologica, esistenziale se volete.

Nella mia relativamente breve esperienza di vita sono arrivato alla conclusione che gettare l’immondizia sia un nostro progressivo ricongiungimento con la madre terra, alla quale, biblicamente, prima o poi dobbiamo tornare. Bene, c’è chi lo fa in un’unica soluzione con tanto di pompe, cortei e prefiche e chi, invece, preferisce affrontare quest’impegno dividendolo in comode rate, giorno per giorno. Devo dire che, messa così, la cosa è molto meno gravosa. In sostanza, attraverso questa cura per l’inutile, l’incurabile, il rifiuto, cerco di ricondurmi io per primo alla terra, prima che sia lei a raggiungere me.
Nella mia immaginazione non penso affatto che i resti dei miei pranzi fisiscano nello sconfinato esilio di una discarica: li vedo invece ritornare a far parte della terra del mio orto e fecondarla, per produrre qualcosa di nuovo.

Ora, si può immaginare la mia frustrazione quando leggo sul giornale che la Provincia di Imperia è l’unica in Italia a non avere un piano di smaltimento dei rifiuti e rischia il commissariamento per evitare un collasso ecologico simile a quello tristemente noto della Campania.

La storia della spazzatura in provincia di Imperia sembra avere il destino segnato. Siamo di fronte ad una vera e propria speculazione immondizia.
Anni di appalti, di suddivisione di profitti, di alleanze, acquisizioni, joint-venture, proclami, riunioni, gare degli imperi del pattume sono stati inghiottiti dalle stesse discariche che le “Premiate ditte della Monnezza” (come le definì l’Espresso qualche mese fa) avrebbero dovuto gestire.

Le discariche di Ponticelli e Collette Ozotto sono infatti private e l’amministrazione pubblica ha dovuto patteggiare condizioni non sempre favorevoli per il loro sfruttamento.
Ad agosto l’attività a Collette Ozotto è stata sospesa a seguito di un provvedimento della Regione Liguria, emesso dopo che l’amministrazione provinciale aveva riscontrato che il gestore aveva già utilizzato gli spazi in assenza dell’Autorizzazione di impatto ambientale. Per la nuova discarica di Taggia in zona Colli (gentilmente offerta all’A.T.O. dalla passata amministrazione Barla in cambio di presunti vantaggi sull’ICI mai arrivati) la gara deve ancora partire. Gli accordi per l’inceneritore di Tolone sono saltati per questioni di confine.
I camion carichi della spazzatura dei 23 Comuni tra Sanremo e Ventimiglia che si servivano di Collette Ozotto, sono stati così dirottati su Ponticelli, inizialmente riservata ai comuni tra Taggia e Cervo. In breve lo spazio a disposizione è stato esaurito e ora solo un permesso di ampliamento di 180.000 metri cubi ha permesso di evitare una crisi.

L’ultimatum della Regione Liguria dovrebbe smuovere qualcosa nell’immediato, ma resta sempre una cosa. La “poubelle” nel ponente ligure, più che quella “agréée” “pattuita” e cioè regolamentatata della Parigi di Calvino, è “aigre” “agra” e rischia di diventare un boccone davvero amaro.

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4 commenti

Archiviato in Cose Nostre, Cronache del Sol Ponente

4 risposte a “La poubelle aigre

  1. io a essere sincero ancora non differenzio, se non raramente. un po’ per pigrizia, un po’ perché sono un po’ risentito con il comune che fa poco o nulla per agevolare la raccolta differenziata. raccolgo carta e vetro perché ho i cassonetti comodi sotto il portone. per la plastica devo fare un chilometro buono, l’organico penso che dovrei smaltirlo nell’orto, se ne avessi uno.
    sono stato a francoforte e ho visto che significa organizzare davvero il differenziato. nei quartieri di nuova costruzione davanti a ogni abitazione ci sono i bidoncini già predisposti. ogni numero civico ha il suo, sembra incredibile ma è così.
    ma anche a berlino nei quartieri anni trenta, per dire, la raccolta è organizzata per condominio sfruttando i cortili interni. un bel vantaggio poter mettere subito l’organico fuori di casa. basterebbe volerlo e si potrebbe fare anche qui.

  2. Andrea

    differenziata porta a porta in tutta la provincia subito! come a camporosso

  3. giarevel

    Ma anche differenziando, in Provincia di Imperia mancano le strutture per riciclare. E’ questione di mentalità e di investimenti. Da noi si preferisce costruire che riciclare.

  4. giarevel

    Pubblico qui un email giunto da Cino Drago, collaboratore di ZemiaFilm:

    “Come a Napoli, andrà a finire come a Napoli !”

    “Bisogna fare qualcosa altrimenti faremo la fine di Napoli!”

    “Ma come è possibile che accada quello che è successo a Napoli”.

    Non si possono quantificare al giorno d’oggi i danni di immagine che lo scandalo dei rifiuti ha apportato alla città di Napoli ed all’Italia in generale. Coi rifiuti non si scherza.
    Le citazioni che ho scritto, e che vi ho gentilmente tradotto dal francese, provengono dall’opinione pubblica di Marsiglia e dalle bocche dei candidati presentatisi alle ultime elezioni municipali. Si fa presto con i rifiuti, la Naples di “O sole mio” è diventata la Naples d’ “a mondezza”.

    La provincia di Imperia corre sul filo del rasoio. O meglio, su quello della discarica. Non è la prima volta che lo si dice. Non è la prima volta che lo si sa, ma l’opinione pubblica tace ed acconsente, vota e rivota funzionari poco capaci e corrotti.

    Con Zemiafilm (www.zemiafilm.wordpress.com) due volte abbiamo fatto notare il pericolo. Insieme alla CGIL, in occasione della realizzazione del documentario ACQUANOSTRA, abbiamo evidenziato il pericolo della discarica di Piena Alta , in val Roia una discarica che avrebbe inquinato la principale risorsa d’acqua franco/italiana. Il circolo Legambiente Valle Argentina non si è risparmiato nel organizzare incontri e discussioni durante le elezioni nel comune di Taggia, comune che si vede sorgere sulla testa una discarica di grandezza non precisata e di materiale non precisato.

    In modo autonomo con il cortometraggio Usa e getta abbiamo cercato di sorprendere lo spettatore con la triste fine dell’uomo comune che non riesce piu ad eliminare il sacco nero d’immondizia dal suo salotto.

    Diversi anni fa, quando già si annunciava il sovradosaggio di rifiuti a Ponticelli, la principale discarica imperiese, mi sono occupato di ricostruire la storia dei rifiuti urbani tra Imperia e Sanremo. Non ho fatto fatica a dimostrare come dall’avvio della rivoluzione industriale, la guerra tra città degli uomini e città dei rifiuti si sia trasformata in un peso economico terribile per le casse municipali. Ebbene, è sempre più evidente che questa guerra che si combatte contro la propria ombra (il rifiuto altro non è che la propria ombra, dove c’è luce e attività ci sarà ombra e scarto), è una guerra più costosa di quella fredda, calda, etnica, antiterroristica, etc etc. Ma se la si combatte, come tutte le guerre, è perché qualcuno ci trova interesse, e nel mondo capitalista l’interesse sono gli euro, i milioni di euro che fanno arricchire i pochi gestori di RSU rifiuti solidi urbani.

    Ecco spiegata la situazione in provincia di Imperia: un solo gestore, Pizzimbone. Così bravo nella gestione da far benedire i rifiuti imperiesi dal Papa Benedetto XVI (Il Secolo XIX, 28 maggio 2008, p.29).

    Ma chi deve fare gli interessi dei cittadini?

    Lo si sa bene: una provincia totalmente incapace. Una provincia corrotta e sovraccarica di raccomandazioni e ridotta a semplice strumento di approvazione di abusi edilizi. Io stesso, per il documentario Acquanostra intervistai un funzionario che qualche mese dopo è stato condannato a un anno e quattro mesi. All’epoca non aveva nemmeno voluto dare risposta ad un ingegnere dell’Amaie che invocava una maggiore vigilanza sui i rifiuti nell’area Roia.

    Ma in democrazia di chi è la colpa?

    Cari abitanti della Provincia di Imperia a voi tocca la risposta. Chi ha consegnato piu di una volta la presidenza della provincia ad un personaggio conosciuto per immobilità e servilismo. Niente più scuse! Potrete portare i rifiuti a Tolone, ma sappiate che queste cose si pagano, e si pagano proprio care. Fate un’altra bella discarica sopra Taggia, ma poi non lamentatevi per l’acqua inquinata, i gabbiani, i camion e la fuga di turisti (che poi, magari qualche giapponese, che viene a fotografare una discarica sopra un centro storico lo trovate pure).

    E allora dove sta la soluzione?

    Prima di tutto imparate a votare e a CRITICARE! Secondariamente la risposta è una sola: RICICLAGGIO! Occorre forzare la mano ed organizzare quartiere per quartiere un porta a porta efficiente. Già solo in Lombardia l’ho visto coi miei stessi occhi ed ho riempito i diversi sacchi con le mie stesse mani Date fiducia alle associazioni, occorre partecipare di più e rendere la società civile piu vigile ed attiva..

    Sveglia! Ma ve lo ripeto: SVEGLIAAAAA!

    A breve tutta la Provincia sarà ricoperta di debiti e di rifiuti.

    Io il mio sacco nero da gettare sulla porta del mio comune di referenza e su quella della provincia lo comincio a preparare; perché, se capitasse, come si dice, “di fare la fine di Napoli”, i vostri rifiuti non gettali per strada ma consegnateli direttamente agli amici amministratori…

    Cino Drago

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