Le Frecce Tricolori spiegate a mia nonna

Nonna, che fai pomeriggio?, A pregu, mi risponde lei subito dopo mangiato. Sul tavolo c’era quel che resta del pranzo della domenica, le tagliatelle al tocco, la milanese e le sue patate fritte, ah, che patate, signor di patate, voi non immaginate come frigga le patate mia nonna Giulia, figlia di defiziei, gente che con l’olio c’ha sempre avuto un feeling, un rapporto unico: i tuberi tagliati a spicchi che danzano nella padella assieme al rosmarino, come in un campionato di nuoto sincronizzato.
E’ sempre lo stesso il menu la domenica quando mangio da lei: tajain au tuccu per primo (se c’è mio fratello lui li mangia in bianco, non sa che si perde), carne impanà de segundu (un filetto impanato che potrebbe assomigliare alla milanese se la povera infarinatura e l’olio d’oliva taggiasca non lo trasformassero in un qualcosa di barbaramente ligure) e poi loro, le gloriose patate fritte. Dopo quelle si chiude, non ci sta più nulla. E poi nonna è costantemente a dieta. Può strappare una volta ogni tanto e quando succede ne approfitta volentieri, ma il colesterolo, l’arteriosclerosi, i trigliceridi e tutto il resto sono in agguato dietro ogni tajiain, ad ogni ritaglio di carne impanà.

Dopo un pranzo così, di solito, vado in letargo. Un torpore m’invade subito dopomangiato. L’ideale sarebbe che cominciasse un bel Gran Premio, tipo Monza o Nurburgring: con il ronzare dei motori la ronfata è assicurata. Nonna invece no, lei non dorme. Segue tutto attenta e qualche volta mi sveglia con le sue acclamazioni. E’ tifosissima della Ferrari, segue i Gran Premi e pure le qualifiche. E’ il suo sport. Mentre le macchine girano, lei dice il Rosario. E come ogni gara ha i suoi primati, così anche lei. Tempo fa, nel G.P. del Belgio, ha stabilito il record: tre avemarie a giro. Un fenomeno. E’ la Schumi della Coronetta. Stava cominciando il Pater Ave Gloria quando Massa ha fatto testacoda per colpa di Hamilton. Ma u Segnù u l’ha vistu, ti vieai!  La Formula 1 è un disegno divino. Infatti Hamilton l’hanno squalificato.

Però domenica in TV non c’era nulla, niente GP. Così, tanto per dire, la butto lì, chiedo alla nonna Giulia se vuole venire a vedere la Pattuglia Acrobatica a Sanremo. Lei, 85 anni, una vita passata tra avemaie e sardenare, tra maxei e rouei, non si fa pregare.
Cos’u gh’è? A battajia arumatica?
Ma no! Nonna! La PATTUGLIA ACROBATICA, le Frecce Tricolori, gli aeroplani.

Alle 15.30 è già pronta, con il vestito bello, quello che mette per andare a messa, la borsetta di cuoio e lo scialle di lana, casumai ghe fusse aia.
Ho deciso: la porto a Poggio, alla Madonna della Guardia. Non conviene mai buttarsi dentro il traffico di Sanremo, soprattutto durante un’esibizione della Pattuglia acrobatica. E poi lassù si è in piano, e lei, che non cammina granchè bene, non avrà problemi.
Così prendo i tornanti del Poggio. C’è già molta gente seduta sui muretti e i guardrail, tutti a guardare gli aeroplani.
Che da gente! Ma i speita tütti i aeruplani?
Già.
Mi racconta del suo matrimonio. Me l’avrà già raccontato mille volte. Che era il ’44 e gli “aeruplani” allora facevano paura, che quando arrivavano bisognava nascondersi, che proprio il giorno in cui lei e nonno Chicò si sposarono gli americani bombardarono il ponte ad Arma e il tram quel giorno non arrivò. Addio gita di nozze a Sanremo.
Chissà che s’immagina lei adesso, a vedere che la gente gli aeroplani li aspetta con gioia. Forse è felice: effettivamente ha visto il mondo cambiare in meglio.

Quando arriviamo su lei cerca subito il contatto con il cielo. Non sono però gli aeroplani che la interessano, bensì la chiesa della Madonna della Guardia. Impossibile non visitarla. Entriamo e lei si mette a pregare, ma, siccome è sorda lo fa a voce piuttosto alta. Due turisti francesi escono imbarazzati. Mi fa accendere una candela gigantesca, che u Segnù ne pruteze. Consapevole della sorte toccata ad Hamilton, l’accendo senza obiezioni. Un rombo squarcia il silenzio, la chiesa trema. Non è Dio, menomale, sono i jet che arrivano.
– Nonna! Nonna! Andiamo! Presto!
Lentamente si alza, si fa il segno della croce e bisbiglia ancora qualcosa. Ci avviamo verso una balaustra, ma prima incontriamo una signora di Taggia. Non si vedono da vent’anni. Mi dice che è figlia di uno che suo zio era nostro vicino di campagna. Poi un vicino di casa e un cugino. Parole, parole, parole. Intanto la PAN disegna dei fiori in cielo. Finalmente arrivamo alla balaustra. In paradiso c’è il famoso cardioide.
– Nonna guarda che bello!
Azidente che du füme!
Ma no, è la bandiera italiana -le dico – non vedi, bianco rosso e verde.
E i aeruplani? Und’i sun?
Aù i ariva – dice il cugino.
– Gesù Maie! Ma stu lazù u ne vegne in colu!
Ma no nonna. Quello è un gabbiano.

Lei guarda gli aeroplani, ma forse non li vede. Poi tace.
Mi accorgo che nemmeno io li sto guardando. Guardo giù. Guardo le spiagge. Avranno fatto il pienone. Guardo la città. I bar, i ristoranti, le pizzerie brulicheranno di gente. Guardo gli alberghi, i condomini, le seconde case. Piemontesi e milanesi avranno fatto un mordi e fuggi.
Siamo a fine stagione, ma l’Air Show ha portato un sacco di gente, stavolta nessuno potrà certo lamentarsi.
Nemmeno noi.
– Nonna, allora, ti è piaciuta la Pattuglia Acrobatica?
Ah, che bellu! Quanta gente! E u cuxin Giuanin! A credevu c’u fusse mortu!

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5 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente

5 risposte a “Le Frecce Tricolori spiegate a mia nonna

  1. tanti comprimenti a a’ nona, e ascì au so’ nevu, che u n’ha contau cuscì ben cose i l’avei fau duménega. 🙂

  2. Ahh, la nonna è sempre la nonna!!
    Leggere questo articolo è un vero piacere.
    La prossima volta quando torno dalla Germania porto la birra bavarese – possiamo fare cambio, birra contro le patate fritte della nonna. 🙂

  3. giarevel

    D’accordo.
    Allora quando Thomas viene in Italia organizziamo una sagra di birra e patate della nonna Giulia!

  4. pia

    Che meraviglia!
    85 anni li ha mia mamma, e i taijarin li fa mia suocera (81) ogni domenica: le sue patate sono uniche così come i patatui; l’era della carne impanata l’abbiamo superata: un pò di prosciutto e salame prima della pasta e bon… D’estate a pumata a fette cun a mozzarella a fette, oriu, sa e baixaricò.
    Ma quelle descrizioni sono splendide, c’è tutto! E c’è tutto anche in te che sai cogliere ogni particolare e lo sai rendere con amore e ironia, bravo.
    Anche mia mamma si è sposata nel 44 e al pomeriggio, se non c’è da fare la ginestra, fa la calza (ne avrò già 30 paia!) e prega… Sono vecchi preziosi e meravigliosi!

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