Com’è sagra la vita

Tutto comincia al mare. Distesi sul sabbione, intontiti dal caldo e dalla noia, stiamo ad aspettare.

Non si sa che cosa dovrebbe accadere, non succede mai nulla: il napoletano del cocco con le sue nenie piccanti non passerà prima di mezz’ora; l’onda anomala delle 16.08 è ancora lontana e comunque l’ultima è stata una ciofeca e non ha bagnato nessun asciugamano. In cielo non passa nemmeno un aeroplano.

Le donne almeno ciapettano (che gran dono). A noi uomini non resta che scrutare il viavai del bagnasciuga. Ma anche lì niente, sempre le solite facce, i soliti colpi d’anca. La vicina colonia norvegese quest’anno è avara. Sarà la crisi economica, la recessione.

Poi ecco, piove una domanda. Quella domanda: E stasera? Che si fa?

Improvvisamente il mare tace. I gabbiani si bloccano per aria. I bambini non strillano più. La fatica di vivere tocca in quell’istante il suo apice. E’ l’enigma che può sconvolgerti una vita: che cosa fare il sabato sera, d’estate.

Qualcuno ci prova, ma dalle risposte nascono mille altre domande, Andiamo a ballare. Sì, Ma dove? E prima? Pizza? Aperitivo? Cena? Sì, no, forse, già fatto, già dato, va bene, c’ho parenti, uffa, boh. Tutte le proposte si sciolgono sotto il sole.

La soluzione arriva poco dopo. Passa una macchina per strada: “Questa sera a Pompeiana, sagra delle rostelle e carne alla brace. Musica ’60- ’70 – ’80. Ampio parcheggio, accorrete numerosi”. Quelli della pro-loco hanno calcolato benissimo i tempi: a quell’ora è impossibile resistere. Il messaggio fa strage di consensi. E, allora, tutti a Pompeiana, evviva Pompeiana.

Io penso davvero che non l’estate non sia estate senza rostelle. Con quel gusto di selvatico la rostella (o arrosticino per i puristi), dona la giusta dose di incertezza alla tua serata. Dopo aver smangiucchiato tutti i quadratini di carne caprina (l’ideale sono 5 o 6, 7 già sono troppi), allinei la bacchetta sul tavolo e via, altro giro, altro regalo. Alla fine hai costruito il tuo personale Mikado. Accada quel che accada.

La rostella è un poi la migliore metafora della vita estiva. Ci si distende sulla spiaggia, si cuoce a lungo sotto il sole e problemi, idee, sogni, pensieri si sciolgono, colano via come il sudore. Siamo un po’ tutti arrosticini.

L’appuntamento è per le 20.30. Giusto il tempo di andare a casa e farsi una doccia. Con calma, che siamo d’estate. Quando arriviamo, però, ci rendiamo conto che, l’ampio parcheggio, il glorioso campetto di Pompeiana, è completo di auto in ogni ordine e grado. I persuasori del litorale hanno fatto proprio un ottimo lavoro: Pompeiana stasera è l’ombelico del mondo.

Io per fortuna arrivo in Vespa e parcheggio poco lontano. Una signora in SUV mi ferma: Scusi, lei che è del luogo, dove posso parcheggiare neh?, mi fa un certo effetto, Io? Del luogo?, le rispondo, a volte dimentico le mie origini, per fortuna c’è sempre l’occasione di ribadirle: Ma sì, continua quella, non sarà venuto da Torino in vespa, spero?, Prima di tutto, le dico, io sono di Taggia. E Taggia è lontana da Pompeiana come… Torino da Trofarello. Che non è poco.

Avrei continuato, ma da dietro la fila di auto ha cominciato a strombazzare, Guardi, con il suo panzer può andare un po’ più avanti – le ho detto – c’è l’autorimessa dell’RT.

La Sagra della carne alla brace di Pompeiana è segnalata da una colonna di fumo alta parecchi metri. L’accesso è avvolto da una nebbia compatta che ammanta tutto, quasi come certe giornate in Val Padana. Non si tratta però di un fenomeno atmosferico, piuttosto di uno gastronomico: è generata dal grasso di decine e decine di rostelle, salsicce e braciole che cola dalle graticole e vaporizza sulla brace. Se volete mantenervi addosso il vostro Chanel, lasciate ogni speranza o voi che entrate.

L’odore è intenso, ti stordisce, ti avviluppa, dopo un po’ ti accorgi di farne parte, diventi anche tu un arrosticino di carne umana.

Paghiamo 10 euro per una birra e un tagliandino che dà diritto a 5 rostelle. C’è grossa crisi pure alle sagre ormai.

L’attesa aumenta la fame, la bruma nasconde i visi, quelli della fila vicino vanno spediti e ripassano con i piatti pieni, Perché noi no? Sgomito con il mio dirimpettaio. Non sia mai che lo servano prima di me. Pian piano ci avviciniamo all’inferno: la brace c’è eccome, bistecche e spiedini stanno a consumarsi disposte su più piani, un tipo sudato con un berrettino di carta li manovra come tastiere di organetto Hammond. Davanti a lui, decine di piatti di plastica tesi per elemosinare arrosticini. Chi li raggiunge non si preoccupa d’altro che correre via il prima possibile per evitare che raggiungano la temperatura ambiente. Un tipo nella corsa perde il suo prezioso carico addosso ad una ragazza. Come farò poi ad andare in discoteca? Non esiste smacchiatore al mondo capace di eliminare un alone di rostella.

Sono pronte le salsicce: le cucinano in spirali arrotolate, infilzate a croce, hanno un che di esoterico e di unto e di appetitoso. Cibo degli dei. Ti danno anche il pane per la puccetta. Ma si prende più in là ed è meglio non abbandonare la posizione per un tozzo di pane raffermo. Ecco, il cuoco toglie dalla pianola una decina di rostelle. Non sono le mie. Toccano a due milanesi che fuggono in un cantuccio a divorarle. Incontro un mio amico, il Richi, eravamo compagni di scuola e di pallone, ma non lo riconosco subito per via del fumo. Per fortuna che la Fede che mi organizza una carambata. Ho trascorso un buon quarto d’ora a chiedermi se era lui e altri dieci minuti a ricordare i bei vecchi tempi, di quando le rostelle costavano 500 lire l’una. Da allora io sono stato in giro e lui s’è sposato e ha avuto una bellissima bambina.
Per un po’ ci distraiamo dalla fame. Ma la fame alla fine vince.

Arrivano i nostri, gli arrosticini, le rostelle che tanto abbiamo aspettato. Sono mezze crude e magre come top model di Valentino.

Vabbè, almeno ci siamo incontrati, pensiamo. A volte, com’è sagra la vita.

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3 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente

3 risposte a “Com’è sagra la vita

  1. Pingback: pagine di Gian Marco » Blog Archive » bravi giovani

  2. …non tutte le sagre avevano i medesimi prezzi. A Mendatica con 15 € assaggiavi 16 piatti diversi… missione impossibile per uno solo tra l’altro.

    Non facciamo di tutte le rostelle un fascio!

  3. giarevel

    Ok. Me lo segno. L’anno prossimo si va a Mendatica.

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