C’era una volta il West

Sabato sera estivo.
Sono appena arrivato a casa da Genova dopo un viaggetto di 4 ore in treno. I miei sono usciti e mi tocca di cenare da solo. Accendo la TV. (Non lo faccio mai. Solo il sabato sera quando non c’è nessuno in casa e mi metto davanti una pastasciutta aglio olio e peperoncino).
Il canale è “u terzu”, come lo chiama mio padre. E’ l’unico che può definirsi ancora così. Sul nostro telecomando il n°3 è consumato, gli altri (soprattutto il 4, il 5 e il 6 (italia 1) sono nuovi, intonsi.
Non mi tradisce: comincia un film. Sgrano gli occhi: guardo la TV dalla cucina e un po’ per la fame un po’ per l’età che avanza sono diventato miope. Non credo comunque ai miei occhi: danno un film di Sergio Leone. C’era una volta il west.

C’è una stazione nel deserto. Quattro tizi aspettano il treno a lungo. Poi arriva e trovano un tipo che suona l’armonica che li fa tutti secchi.
Poi c’è un padre con i suoi tre figli che sta preparando una festicciola. La tavola è già imbandita, manca l’ospite. Aspettano la nuova moglie di lui, che arriverà alla stazione e qualcuno sta per andare a prenderla. Ma arriva una banda di pistoleri in spolverino che li fa secchi tutti, compreso il più piccolo.

La sposa arriva, è bella e ha carattere. Non accetta questa sconfitta in partenza e decide di restare anche se tutto sembra difficile. Piano piano scopre perchè il marito è stato ucciso. Aveva acquistato un terreno anni prima, un appezzamento di deserto su cui non cresce nulla, ma presto su quella terra passerà la ferrovia e quindi il suo valore è schizzato alle stelle. Era stato molto previdente e l’attesa lo aveva premiato. Lì voleva fondare una città: Sweetwater. Progettava di costruirvi la stazione, il saloon, l’ufficio dello sceriffo, tutto, insomma, quello che può esserci in una cittadina del Far West.

Il cantiere della ferrovia avanza e con esso il treno. Il Far West ogni giorno è un pochino più vicino, ma, allo stesso tempo, perde a poco a poco la sua arida bellezza, c’è chi si lamenta del fatto che la ferrovia servirà soltanto ai ricchi, chi ne approfitta per rimediare un lavoro, chi specula a sua volta sull’ “indotto” (oggi si direbbe così). Intanto i pistoleri assoldati dal potere impongono le regole senza che nessuno stato intervenga.

Il sogno del marito diventa quello della moglie che, per portarlo avanti, arriva a compromettersi per realizzarlo.  Tutti i personaggi si consumano negli aspetti più meschini, divisi tra questa donna facoltosa e bella e i ricchi che vogliono eliminarla. L’unico che mantiene la sua coerenza è “Armonica”, che prosegue per la sua strada compiendo la sua vendetta. E’ lui il vero vincitore (morale) della storia.

Durante il film, mi sono venute in mente alcune straordinarie analogie tra questo capolavoro di Leone e la situazione del Ponente Ligure.
Eccone alcune, si può poi giocare a scovarne altre:
– una ferrovia che avanza lentamente da est a ovest
– una speculazione spietata sul territorio
– una donna tenace che raccoglie l’eredità del marito defunto e diventa responsabile dei cambiamenti del territorio
– un vecchio amministratore locale (nel film si sposta in treno, da noi preferisce l’elicottero) collegato con la politica centrale che dirige favori e sfavori
– pistoleri e banditi senza scrupoli che approfittano delle mancanze o delle carenze di uno stato poco efficiente o troppo permissivo.
– anche da noi c’è una città chiamata Sweetwater: Dolceacqua
– anche da noi ci sono stazioni mai terminate (Sanremo) o costruite in mezzo al nulla (Taggia-Arma)
– anche noi, infine, abbiamo una terra bellissima che sta vivendo una fase di trasformazione da cui, forse non si risolleverà, o ne uscirà incredibilmente diversa: C’era una volta il west, C’era una volta il Ponente.

Nei titoli si coda del film, faccio la spunta dei personaggi e di chi può interpretarli al giorno d’oggi in provincia d’Imperia. Mi accordo che ne manca uno fondamentale.  Da noi non è mai arrivato un tipo con l’armonica a sistemare le cose.
Chissà, come quello del film, forse anche il suo treno è in ritardo.

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5 commenti

Archiviato in Cronache del Sol Ponente, Visioni

5 risposte a “C’era una volta il West

  1. eh eh…
    mi piace soprattutto la terza analogia: nostra signora dei porticcioli.

    ciao

    Gianni

  2. giarevel

    Caro Gianni,
    hai indovinato. Hai vinto un weekend al Castellaro Golf Resort… 😉

  3. controreazioni

    Io l’ho letto secondo un’altra chiave.

  4. giarevel

    Quale? Qui ci ri riferisce al grande, sconfinato, lontano west della Liguria…

  5. controreazioni

    Mi riferivo a Sergio Leone e al West americano

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