Lettera di un aspirante suicida ferroviario all’A.D. della società Trenitalia per il ripristino dell’Euronight 369

Gent. Signor Moretti, Amministratore Delegato Trenitalia,

troverà singolare la mia richiesta, ma, per quanto i suoi impegni glielo consentano – la trovo sovente su giornali, veline e rotocalchi la danno impegnata a inaugurare cantieri e stazioni in ogni parte d’Italia – la prego di tenerla in adeguata considerazione, perché, oramai, non si tratta soltanto della solita lamentela di un pendolare nei confronti di un ente dello Stato che offre un servizio pubblico, ma riguarda l’esistenza stessa, il valore stesso della vita di un viaggiatore in quanto uomo.

Dunque: per questioni personali ma ancor più congiunturali, mi sono trovato spesso a viaggiare tra una nota località del Ponente e il capoluogo ligure. A Genova ho, infatti, trovato lavoro, cosa che nella provincia in cui sono cresciuto, purtroppo, scarseggia. Ogni giorno o quasi mi trovavo a spostarmi con i Suoi mezzi, perché, per questioni economiche e logistiche, riconoscerà anche Lei che il treno non ha pari.

Per quanto riguarda l’amore, invece, nel ponente non scarseggiavano le occasioni, ma per risparmiare energie e per dare una svolta alla mia vita da pendolare mi ero fidanzato con una genovese. Un’altra passione tuttavia, ha sempre rivaleggiato con quest’ultima: quello per un’altra e non meno avvenente signora, molto più vecchia di me: la mia terra, la provincia di Imperia.

Ebbene, i primi tempi, non fu difficile far convivere queste due amanti. Anzi, parevano essersi innamorate reciprocamente, amarsi entrambe come io amavo loro, e tutto procedeva bene come nella migliore delle tresche. Ricordo stupendi, infiniti viaggi estivi sui mezzi della Sua azienda, nella tratta da Andora ad Arma di Taggia: c’affacciavamo dal finestrino e il mare baciava gli scogli e il vento le sollevava la frangetta, a tratti raccoglievamo fiori d’oleandro e nelle curve il treno c’abbracciava come un divano.

Le cose non durarono però a lungo. Con l’autunno e ancor più con l’inverno, gli umori peggiorarono: nacquero gelosie, attriti, rancori.

Io continuavo a spostarmi sui Suoi binari per raggiungere i miei olivi, ma ciò provocava malumori, sensazioni di tradimenti e timori d’abbandoni. Sa anche Lei come vanno queste cose: presto mi trovai a decidere tra l’una e l’altra, una decisione che metterebbe a dura prova chiunque quando si tratta di cambiare non solo la propria destinazione, ma i binari stessi della propria vita. Infine mi decisi, e la mia scelta la può immaginare: optai per Genova. Era lì che avevo ormai la mia stazione centrale, la mia terra l’avrei raggiunta soltanto più con la memoria e forse l’avrei ancor più amata, impossibilitato a constatarne l’inevitabile degrado ambientale. E poi, il Ponente oltre ad allontanarsi nei ricordi, è diventato sempre più lontano a causa dei trasporti: se consideriamo Autostrade e ferrovie, nel giro di pochi anni i pedaggi sono aumentati e il Suo servizio, mi perdoni se glielo dico, peggiorato, fino a diventare un vero Calvario, per non dire un’omerica Odissea.

Pensi, una volta che andai in treno al funerale di un mio zio, impiegai ben più di tre ore e giunsi che il morto era già sepolto.

Il viaggio di ritorno tuttavia, era sempre molto migliore: l’Euronight 369 Nizza – Roma correva veloce ed era una vera babele: gente d’ogni dove, americani, inglesi, cinesi, tedeschi in arrivo e in partenza per il loro Grand Tour nel nostro paese. Tuttora scambio appassionate email con ragazze del Kentuky e avvocati di L.A.

Condussi la mia nuova vita genovese nel miglior modo che mi fu possibile, ma credere di programmare la propria esistenza a tavolino sarebbe come aspettarsi il rispetto dell’orario ufficiale da parte dei Suoi treni e ciò, lei ne converrà, è impossibile. La distanza dalle mie colline, l’assenza dei severi rilievi alpini, la lontananza da quel modo di fare dei miei indigeni, certamente primitivo rispetto a quello del capoluogo, ma di gran lunga per me più accessibile, (nonché le giuste dosi mensili di sardenara e olio di taggiasca) ebbero l’effetto di spegnere le mie energie.

Il mio rapporto amoroso non superò quindi mai la crisi dovuta ai miei spostamenti. Lei mi ha lasciato per un milanese (nell’ultimo orario, un Eurostar copre la distanza Genova – Milano in appena 59 minuti).

Sul lavoro cominciarono poi infiniti problemi, diventai estremamente taciturno per poi rivelarmi eccessivamente burbero e verboso, mi trinceravo dietro mal di testa e mutue inspiegabili, al che, quando si trattò di tagliare il personale, fui io il primo della lista.

Ora, disoccupato, senza prospettive, vedo la mia terra allontanarsi come una novella California staccatasi per un immane terremoto dal resto del continente.

Sconsolato, demoralizzato, depresso, mi sono deciso infine per il gesto estremo. Non La stupirà che abbia scelto proprio il treno come veicolo del mio ultimo viaggio.

Ma, poiché conosco i disagi arrecati ai miei colleghi pendolari da uno sprovveduto che si lanci sui binari (ritardi non precisati e soppressioni poco democratiche), ho pensato che, forse, sarebbe stato meglio farlo sull’ultimo treno, proprio il 369 che verso le 23 attraversava la Riviera diretto al capoluogo. In questo modo ci sarebbe stata tutta la notte per permettere agli ufficiali giudiziari di fare il loro mestiere e ai medici legali di comporre per bene le mie spoglie disseminate per un lungo tratto di traversine e selciato.

Così, l’altra sera ho messo il mio miglior vestito, ho lasciato una lettera ai miei cari e sono andato alla stazione.

Mi scusi se, in quest’occasione, non mi preoccupo di fare il biglietto. Se esistesse, glielo assicuro, pagherei anche un supplemento rapido.

Seduto su una panchina del secondo binario, senza valigia, sarebbe stato facile indovinare le mie intenzioni, ma, stranamente, con me non c’era nessuno. Inutile dire che ho atteso il convoglio invano. Immaginavo fosse il solito ritardo, ma la voce amica del capostazione non ha dato nessun annuncio. Dopo 40 minuti sono stato io a bussare alla sua porta. E quello, (non faccio nomi perché non è mia intenzione compromettere un’altra carriera e un’altra famiglia oltre la mia) forse colto nel sonno, m’ha pure allontanato a male parole, dicendomi che il mio treno non era in ritardo, né era stato soppresso, ma soltanto definitivamente per sempre “cancellato”.

Ora, dunque, avrà già capito il motivo per cui le scrivo. Non sono propenso a usare il metano perché abito in un condominio e potrebbe nuocere al mio vicino. I cappi e le armi da fuoco non mi sono mai piaciuti, nemmeno nei film di Sergio Leone. Ho finito le lamette da barba e in campagna non ci sono mai stati abbastanza topi da giustificare l’acquisto di veleno.

La prego, mi basta una corsa speciale, un convoglio straordinario. Un treno che corra veloce e buchi la notte, su cui la mia anima possa salire, qualunque sia la sua destinazione.

Giacomo Revelli

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Cronache del Sol Ponente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...