Liguria, il noir del cemento

La speculazione edilizia uccide il ponente ligure. Domenica scorsa l’ultimo atto: posata prima pietra di Baia Verde, il porto di Ospedaletti. Tutto come in un romanzo giallo

 

 

C’è il ministro, barbone bianco e occhialetti tondi e scuri (vedi Totò, lo iettatore) abbacinato, nella luce della Riviera. Ha un mattone in mano, è pronto a pucciarlo in catino di purissimo cemento Portland, preparato per l’occasione. Attorno a lui politici, assessori e imprenditori esultanti: il sindaco con la giacca un po’ larga e la cravatta troppo corta sulla pancia, il presidente della Provincia con le mani giunte come raccolto in preghiera, l’impresario, con quel fare da commenda che noi da queste parti conosciamo bene.

Mancavano solo la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare e l’Arcivescovo domenica 30 settembre 2007 alla cerimonia della posa della “prima pietra” di “Parco & Marina di Baia verde” il progetto che in 48 mesi cambierà i connotati della costa di Ospedaletti: 400 posti barca, hotel, residence, case (per vacanze) per 1000 posti letto ristoranti, lounge bar, negozi.

C’erano tutti: il Presidente della Provincia Giuliano, l’assessore regionale Vesco, l’attuale sindaco di Ospedaletti Crespi (e dietro, nascosto, quello “trombato” Parrini). Dulcis in fundo il barbone bianco del Ministro dei Trasporti Bianchi.

 

Se il calendario non indicasse “2007” si potrebbe pensare che il tempo nel ponente ligure si sia fermato: 1957. E’ cambiato davvero poco dagli anni della Speculazioni edilizia di Calvino, pubblicata proprio nel ‘57, 50 anni fa. Anche allora si posavano prime pietre. Anche allora si costruivano “case vacanze”. Uguali, quasi anastatiche, le fotografie sui giornali: le strette di mano, i sorrisini, gli applausi. Facile anche indovinare i sermoni: “E’ ora di riqualificare le nostre città arrivando ad una fruizione estetica dei ciò che ci circonda” dichiara il Ministro Bianchi. “Dobbiamo recuperare il divario con la vicina Costa Azzurra”, il Presidente della Provincia Giuliano. “Baia Verde creerà almeno 500 nuovi posti di lavoro”, Mauro Mannini, amm. delegato di Fin.Im, l’impresa costruttrice.

 

Come tutti i grandi, Calvino è stato un precursore. Il suo libro è già un noir, il vero noir ligure.

La Liguria continua a rivestirsi di una spessa crosta di cemento. Anzi, in 50 anni, i meccanismi delle speculazioni edilizie, anziché fermarsi si sono perfezionati e dalla terraferma ci si è spostati sul mare: per dirla come lo scrittore sanremese, dalle “soleggiate-tricamere-servizi” si è passati agli “exclusive-yacht-villages”, o simili. Se un tempo i commenda padani colavano cemento sulle colline di Imperia, Taggia, Sanremo, Bordighera e Ventimiglia, oggi i loro eredi li emulano gettando pilastri e solette direttamente in mare. Ci troviamo nella gattopardesca situazione delle cose che cambiano per restare sempre uguali. E’ come se improvvisamente, 50 anni fa, in provincia di Imperia si fosse aperta la bocca di un grande vulcano che, invece di lava, continua a eruttare cemento.

 

Si chiamano Baia Verde. Cala del Forte. Oppure “Marina di qualche cosa”, “Marina di quest’altro”. Hanno nomi pittoreschi, corsari o esotici, da “Lost” o da Isola dei Famosi i nuovi porti turistici che sorgeranno sulle coste della Liguria di Ponente.

E’ la trama, la sceneggiatura dell’ennesimo noir ligure, di cui si conosce già tutto: la vittima, strangolata, soffocata dalle possenti  braccia e dalle benne dei caterpillar; il movente: gli interessi economici di un gruppo di imprenditori, vero e proprio cartello del cemento (non occorre citarli, basta leggere i giornali per trovarli); il luogo del delitto: oggi Ospedaletti e Imperia, domani Bordighera, Ventimiglia (ma nelle menti dei serial killer ci sono anche i progetti di Diano Marina, Alassio, Loano, Savona, Albissola, Arenzano, Santa Margherita, Portovenere); lo scenario: un tessuto sociale, economico e culturale allo sbando in cui l’assassino può agire indisturbato.

 

Ma se in letteratura c’è sempre un detective, un ispettore, un commissario che fermerà il mostro, qui, invece, sappiamo già come andrà a finire, il delitto resterà impunito: la Liguria, a detta dello stesso Presidente Claudio Burlando “è lo sbocco sul mare per quindici milioni di persone”. Non stupiscono quindi i numeri dei progetti approdati in regione: 9.807 posti barca, 37.882 metri cubi di edilizia residenziale, 51.601 di uffici e negozi, 19.122 di alberghi, 33.918 per l’artigianato, 11.007 posti auto.

Dopo questi interventi gran parte della costa occidentale della Liguria non sarà più riconoscibile e, di certo sarà lontanissima dal declamato modello Costa Azzurra. Nei plastici montati ad hoc dagli ingegneri panorami di loft asettici si alternano a posti barca ordinati e puliti, campi golf al posto dei vetusti uliveti, spazi verdi piantumati tra le case come muschi da presepe. Ma chi pagherebbe per “parcheggiare” la barca in un luogo in cui tutto ciò che c’era di naturale è stato soffocato e si è spento? Forse qualche architetto post-moderno alla ricerca di modelli da non imitare.

 

Dalla Riviera non sembrano levarsi voci di disaccordo. I 500 posti di lavoro di Baia Verde, con il turismo in crisi, la floricoltura quasi agonizzante (e sempre più praticata da immigrati che da italiani), fanno gola a tutti e tengono buoni i sindacati. Le amministrazioni locali hanno ormai perso ogni cognizione della differenza tra progresso e sviluppo.

I comitati Calandre S.O.S.di Ventimiglia e “Un altro porto è possibile” a Imperia, non godono di nessun sostegno da parte dei mezzi di comunicazione e di stampa.

Un nuovo incipit è stato scritto. Il nostro noir tutto ligure, continua. Ma non sarebbe ora di cambiare genere?

 

Pubblicato su www.mentelocale.it il 2 ottobre 2007

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