Un sergente nel the Far West

Quarant’anni fa usciva il grande album dei Beatles. Ecco come lo ascoltiamo dalle nostre parti.

Buon compleanno, caro Sgt. Quando sei arrivato, in quei primi di giugno del ’67, nel nostro Far West le cose erano un po’ diverse. C’era qualche saloon in meno, qualche palma in più. Né qualcosa, del resto, è cambiato: banditi e sceriffi sono rimasti gli stessi. La banda del cemento era in piena attività, aveva già messo a segno parecchi colpi. Per fortuna, almeno, sei venuto tu: viviamo in una contea in cui “i nostri” non arrivano mai…

“It was twenty years ago today”, dice Paul. E invece sono già 40. Il tuo compleanno è una buona occasione per riascoltarti. E, questa volta, ti portiamo con noi nei luoghi dove siamo stati insieme, in macchina, in Vespa, in bici, a piedi.
Tredici tracce, tredici canzoni, che in tutti questi anni sono cresciute e hanno preso una vita propria, un po’ come le piante tropicali che altri inglesi, in altri tempi, hanno portato. Sei tutto e il contrario di tutto, un po’ fanfara di paese, un po’ foresto, un po’ cundijun, un po’ ratatuia, un po’ bouillabaisse. Un po’ novità, un po’ tradizione.

Tanto per cominciare, non hai inventato niente: da noi sono sempre esistite le Lonely Hearts club bands. Basta venire alle sagre, d’estate: a volte si forma qualche gruppo e salta fuori qualche numero, dipende dalla serata e da quanto Pastis si ha nelle vene. C’è sempre qualcuno con l’aria di chi ha passato un altro inverno da nomade o eremita, chissà dove e ha una strana voglia di divertirsi.

“With a Little Help From My Friends”: è il pezzo con il quale ti abbiamo tradito di più: la versione di Joe Cocker è irresistibile. Comunque, a cantarla in bici o in Vespa, sull’Aurelia, verso il confine, prima che cambi tutto, nel gomito di Latte, tra villa Hanbury, la Mortola e Grimaldi, giù in picchiata fino a Menton, capisci davvero chi sono questi amici che ti daranno una mano.

“Lucy” la scomodo in quelle giornate di sole e euforia. Mi ricorda Nizza e i suoi musei, mi pare di vederla sospesa in un cielo di Chagall, o a pattinare sulla Promenade. E i diamanti sono le scaglie di mare.

Con “Getting better” cambi marcia. Sì, perché, se fino a qui pensi di ascoltare un disco dalle radici rock-blues, è meglio cambiare subito idea. Anzi, meglio non averne proprio, come nelle giornate di maestrale, quando ha appena smesso di piovere: può succedere qualsiasi cosa. E, comunque vada, sarà meglio del giorno prima.

“Fixing a hole”. Un tuffo nel vuoto dagli scogli. Il buco che stai fissando è il sole, da sotto il pelo dell’acqua, mentre risali e nuoti. Ti manca l’aria, where it will go-o, non ne puoi più, ma stare laggiù a guardarlo è l’unica cosa che vuoi.

“She’s leaving home”: la prima volta che ho capito qualcosa di una canzonetta inglese. Ero alla spiaggia, disteso ai Tre Ponti insieme ad una tipa di cui non ricordo nemmeno il nome. Dal chioschetto del bar arrivava una canzone in una lingua fino ad allora per me incomprensibile. Poi, quella parola. “Handkerchief!” “Fazzoletto!”, urlai, “Ha detto fazzoletto!”. L’avevo capito. Lei invece no, “Come? Cosa? Fazzolétto?” . Poi m’ha lasciato. Tanto valeva: lei, nemmeno alla fine di agosto, se n’è partita con un treno per Milano. Quel disco dei Beatles, invece, ha continuato a ronzare al chioschetto fino a tutto settembre.

“Being for the Benefit of Mr. Kite!” : viene in mente il mercato del venerdì a Ventimiglia, i suoni, i rumori, le voci. Quel parlarsi addosso, un po’ ligure, un po’ calabrese. L’importante è fare casino, l’importante è vendere le Louis Vuitton finte ai francesi.

“Within You Without You”. Altro che Beatles, queste non sono solo canzonette. Harrison se n’era appena tornato dall’India quando ha scritto questo pezzo senza inizio e senza fine, un sogno dentro un sogno. Fa venire in mente le comunità freak del Rio Bendola o di Vignai.

“When I’m Sixty-Four”. Lo faccio ascoltare a mia madre che tra un po’ compie 64 anni. Non ha capito molto, ma le è piaciuto. Dice che le ricorda la banda della Battaglia dei Fiori. E, chissà, sarebbe un’idea da suggerire agli organizzatori che il tema quest’anno sia proprio Sgt Pepper…

“Lovely Rita”. Ogni estate c’è una nuova Lovely Rita. Magari non controlla i parcheggi come dice Paul ma, invece, fa la “studentessa”, la commessa o lavora al bar. Ma, sempre, quando le canti “Lovely Rita” sorride e non capisce. Forse ti prende per scemo perché non conosce la canzone. Ma va bene lo stesso.

“Good Morning, Good Morning” e “Sgt Pepper (reprise)”. Da quando hanno inventato il CD è più facile raggiungere le proprie canzoni preferite. Prima era un casino con le cassette. Ma qualcosa del nastro è rimasto: non si può ascoltare Sgt Pepper senza il canto del gallo di Good Morning Good Morning. È come andare a Sanremo senza passare da Bussana, da Costa Balena.

“A day in the life”. In tempi di I-Pod, dicono, puoi essere ovunque e sceglierti la musica che vuoi. È solo un’illusione: tornando a casa dal mare, sul sentiero delle Calandre, c’è solo A day in the life. La sabbia, un giorno c’è, l’altro chissà. Un tramonto infinito a occidente. È la nostra ultima spiaggia, ma se siamo qui vuol dire che esistono ancora giorni buoni nella vita.

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