Giovedì, 10 Dicembre, 2009

Attenti al rubinetto

A Sanremo si preparano a privatizzare l’acqua.
Il sindaco Zoccarato presenterà stasera in consiglio comunale il suo progetto per salvare l’Amaie e rivoluzionare i rubinetti della città dei fiori. Massimo riserbo sui contenuti.
Il sindaco nei giorni scorsi non ha rilasciato dichiarazioni e ha gonfiato le guance gia paffutelle facendo intendere “acqua in bocca”. Ma da palazzo Bellevue trapelano ora alcune delle ipotesi dell’ultimo minuto.
Ne diamo qui un breve elenco:

- innanzitutto, verranno tartassati i rubinetti marca Borea. Dopo il trionfo alle recenti elezioni, la nuova giunta è sempre più intenzionata a rimuovere il passato e gli orrori della vecchia amministrazione.

- la prima proposta è davvero avvenieristica e farebbe di Sanremo una città all’avanguardia nella gestione idrica a livello mondiale. Essendo l’acqua composta da due molecole di idrogeno e una di ossigeno, si procederà prima di tutto a privatizzare l’idrogeno, per evitare disagi polmonari alla cittadinanza.
Successivamente, prevedendo il decreto Ronchi l’obbligo di affidarne la gestione a favore di imprenditori e/o società di capitale al 100% privato, (o in alternativa a società di partecipazione mista pubblica e privata, ma con capitale privato non inferiore al 40%), si procederà a capitalizzare l’intera formula.
La giunta avrebbe tuttavia pronto un emendamento al decreto Ronchi per estendere a 6 la valenza dell’idrogeno in una molecola d’acqua, testo già consegnato al ministro Scajola che di fisica nucleare se ne intende.

- in alternativa, se la mozione non dovesse passare in prima battuta, lo staff del sindaco starebbe pensando ad una privatizzazione meno drastica e più fedele. Si partirebbe con le “A”, poi con le “C”, e successivamente le altre lettere, fino a completare la parola “Acqua”.
Dal famoso zampillo in corso Orazio Raimondo, come dai rubinetti dei cittadini, usciranno quindi per prime le lettere pubbliche, che si raccoglieranno in un vascone in attesa delle altre una volta pagata la bolletta privata.
Qui il problema potrebbe essere la grammatica: non sia mai che a Sanremo si bevvano bicchieri d’”Acua” o di “Aqua”. La Lega inoltre potrebbe imbizarrirsi e pretendere il ligure “Aiga”.

- Altro scenario: privatizzare prima l’acqua nelle vie con nomi consoni. Si parla di partire con un progetto pilota in via fratelli Ascquasciati e poi estendere la sperimentazione in via Fiume. Ma il quartiere Foce starebbe già formando comitati di protesta.

Se invece passasse la petizione di Sanremo Sostenibile, probabilmente l’acqua rimarrebbe un bene di tutti. La petizione chiede di modificare lo statuto comunale per scongiurare la privatizzazione del servizio idrico. Sanremo Sostenibile ha raccolto più di mille firme per chiedere che venga riconosciuto il diritto umano dell’acqua, ossia “l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene pubblico”.

Attenti al rubinetto

A Sanremo si preparano a privatizzare l’acqua.
Il sindaco Zoccarato presenterà stasera in consiglio comunale il suo progetto per salvare

l’Amaie e rivoluzionare i rubinetti della città dei fiori. massimo riserbo sui contenuti.
Il sindaco nei giorni scorsi non ha rilasciato dichiarazioni e ha gonfiato le guance gia

paffutelle facendo intendere “acqua in bocca. Ma da palazzo Bellevue ora alcune delle

ipotesi dell’ultimo minuto.
Ne diamo qui un breve elenco:

- innanzitutto, verranno tartassati i rubinetti marca Borea. Dopo il trionfo alle recenti

elezioni, la nuova giunta è sempre più intenzionata a rimuovere il passato e gli orrori

della vecchia amministrazione.

- la prima proposta è davvero avvenieristica e farebbe di Sanremo una città all’avanguardia

nella gestione idrica a livello mondiale. Essendo l’acqua composta da due molecole di

idrogeno e una di ossigeno, si procederà prima di tutto a privatizzare l’idrogeno, per

evitare disagi polmonari alla cittadinanza.
Successivamente, prevedendo il decreto Ronchi l’obbligo di affidarne la gestione a favore di

imprenditori e/o società di capitale al 100% privato, (o in alternativa a società di

partecipazione mista pubblica e privata, ma con capitale privato non inferiore al 40%), si

procederà a capitalizzare l’intera formula.
La giunta avrebbe tuttavia pronto un emendamento al decreto Ronchi per estendere a 6 la

valenza dell’idrogeno in una molecola d’acqua, testo già consegnato al ministro Scajola che

di fisica nucleare se ne intende.

- in alternativa, se la mozione non dovesse passare in prima battuta, lo staff del sindaco

starebbe pensando ad una privatizzazione meno drastica e più fedele. Si partirebbe con le

“A”, poi con le “C”, e successivamente le altre lettere, fino a completare la parola

“Acqua”.
Dal famoso zampillo in corso Orazio Raimondo, come dai rubinetti dei cittadini, usciranno

quindi per prime le lettere pubbliche, che si raccoglieranno in un vascone in attesa delle

altre una volta pagata la bolletta privata.
Qui il problema potrebbe essere la grammatica: non sia mai che a Sanremo si bevvano

bicchieri d’”Acua” o di “Aqua”. La Lega inoltre potrebbe imbizarrirsi e pretendere il ligure

“Aiga”.

- Altro scenario: privatizzare prima l’acqua nelle vie con nomi consoni. Si parla di partire

con un progetto pilota in via fratelli Ascquasciati e poi estendere la sperimentazione in

via Fiume. Ma il quartiere Foce starebbe già formando comitati di protesta.

Se invece passasse la petizione di Sanremo Sostenibile, probabilmente l’acqua rimarrebbe un

bene di tutti. La petizione chiede di modificare lo statuto comunale per scongiurare la

privatizzazione del servizio idrico. Sanremo Sostenibile ha raccolto più di mille firme per

chiedere che venga riconosciuto il diritto umano dell’acqua, ossia “l’accesso all’acqua come

diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene

pubblico”.

E’ la richiesta contenuta nella petizione con oltre mille firme presentata

dall’associazione Sanremo Sostenibile, anche in vista del Consiglio comunale di questa sera

(20,30), chiamato ad approvare l’iter burocratico per l’avvio dell’Aato. Nella petizione si

chiede al Comune di «

ualche problema potrebbero presentarlo
lasciando per ultima la “Q” per evitare strafalcioni grammaticali.

archimede

l’acqua razionata… un bel problema: dal rubinetto del lavandino mi escono solo delle “C”, da

quello della vasca soltanto “Q”, dalla cucina solo “U”, per favore, avresti mica delle “A”?

Sai, devo innaffiare i gerani…, Infine ecco, telefona Erica, Uh! sapessi Nettuno, gli dice

(è il solito fiume di parole), anche da me hanno razionato l’acqua, ma, forse per

risparmiare di più o per un tragico equivoco, hanno preso le cose troppo alla lettera e dal

mio rubinetto stamattina sono uscite due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Pensa un

po’. Il caffè: una bomba H. Lo sciacquone: meglio Hiroshima. E quando ho provato a lavarmi i

capelli sono diventata bionda…!

Dalle prime indiscrezioni si tratterebbe di qualcosa di avvenieristico che permetterà di

superare l’empasse del contestato decreto Ronchi,

Nulla trapela dalle s
Il riserbo è altissimo. Nessuno

un progetto avvenieristico che permetterà di coinn il recente e contestatissimo Decreto

Ronchi con le

Poi Neptuno è da Domenico, Ah, già che sei qui, gli dice con il cappuccino pronto, Volevo

chiederti perché avete razionato l’acqua, e in quel modo poi, a semu nesci? Oggi ho letto

sul giornale che  chi vuole bere, lavarsi, lavare il cane o la macchina deve, anzi, può

farlo soltanto in determinate zone della città: tutte quelle vie con un nome che richiama

l’acqua. Che buridda! I più si sono riversati in piazza Fontane Marose, altri sono andati

all’Acquasola ma, lì, essendo “sola” di acqua ce n’è poca, e vedessi piazza AcquaVerde, ci

vanno le famiglie nei weekend. In via Acquasanta invece ci si ritrovano preti, frati, suore

e l’arcivescovo ci va a fare le abluzioni. Ma, sai com’è, la gente ormai s’è fatta furba e

ha cominciato ad andare anche dove c’è un qualsiasi richiamo all’acqua, anche vago, ad

esempio in Via delle Fontane, in vico dell’Acquidotto, vico Usodimare. Io, fortuna che mia

sorella abita in salita Acquamarsa così vado a trovarla per farmi la barba… Poi lo chiama la

signora Rita, la vicina di casa,

Ciao Neptuno, guarda un po’, hai visto, anche noi abbiamo

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10 Dicembre 2009

APPELLOE STASERA IN CONSIGLIO C’E’ L’AATO

Petizione al Comune
per non privatizzare
un bene come l’acqua

Clicca sull immagine per ingrandirla

Modificare lo statuto comunale per scongiurare la privatizzazione del servizio idrico a

Sanremo, come nel resto della provincia, dopo il via libera del Senato al discusso testo di

legge in materia. E’ la richiesta contenuta nella petizione con oltre mille firme presentata

dall’associazione Sanremo Sostenibile, anche in vista del Consiglio comunale di questa sera

(20,30), chiamato ad approvare l’iter burocratico per l’avvio dell’Aato. Nella petizione si

chiede al Comune di «riconoscere il diritto umano dell’acqua, ossia l’accesso all’acqua come

diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene

pubblico».
E ancora: «Confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico

integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, sono pubbliche e costituiscono

una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà»; «riconoscere che la gestione del

servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale provo di rilevanza economica, in

quanto essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti».
Sanremo Sostenibile e il Coordinamento imperiese per l’acqua pubblica evidenziano che la

«privatizzazione del servizio idrico non può che portare all’inevitabile conseguenza di un

aumento delle tariffe per gli utenti, oltre a una peggiore qualità del servizio e un serio

rischio occupazionale per i lavoratori del settore». Le due associazioni spiegano che il

testo di legge nel mirino «sancisce, di fatto, la privatizzazione di tutti i servizi

pubblici locali caratterizzati da rilevanza economica, prevedendo l’obbligo di affidarne la

gestione a favore di imprenditori e o di società di capitale al 100% privato, o in

alternativa a società di partecipazione mista pubblica e privata, ma con capitale privato

non inferiore al 40%». Evidenziano: «Tale provvedimento sottrarrà ai cittadini e alla

sovranità di Regioni e Comuni l’acqua potabile del rubinetto, il bene più prezioso, per

consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle multinazionali e farne quindi un nuovo

business per i privati». In provincia già diversi Comuni hanno variato lo statuto per

difendere il servizio idrico pubblico.\

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Martedì, 1 Dicembre, 2009

Assoluzione in formula extravergine

Troppo facile ironizzare sul “Processo all’olio” di sabato scorso a Olioliva.
Al giorno d’oggi due sono gli argomenti che imperano su giornali e TV: processi e cambiamenti climatici. Non parliamo poi dei processi dei cambiambiamenti climatici e dei cambiamenti climatici dei processi. Un delirio.

Stavolta, però, come taggiasco, mi sono sentito parte in causa.
Finalmente, mi son detto, era ora che lo beccassero. M”avessero chiamato, mi sarei dichiarato parte civile.
Voi non immaginate nemmeno che cosa possa voler dire vivere a Taggia, avere una nonna figlia di storici defiziéi (i Garaci), che ha fatto la sciascielina e racconta di continuo storie di gumbi e spurtin. Crescere tra lo sfrigolare delle padelle, giocare a rimpiantino tra le latte, sentirsi dire, dopo un brutto voto: “Ti l’hai a testa cume ina quarta!” (quarta misura, 25 litri, quasi 10 chili).
Essere obligati, ogni autunno, a battere le piante da cui precipitano sì, olive nere e verdi, ma anche ragni, moschette, coleotteri e quant’altro. Sopportare i dialoghi assurdi di quando poi si va a potare: no, questo ramo qui no, meglio l’altro è all’ubago. Na! Sta chi a l’è ina pendana!
In casa mia sotto i ponti, nei proverbi, non è mai passata acqua: solo olio extravergine di oliva taggiasca. Liscio come l’olio non si dice per scaramanzia.
Mia nonna faceva un sardernara che, dopo il secondo pezzo, aveva effetti diuretici quasi immediati. Per mia madre la parola “cundjiun” è uno scioglilingua. La carne all’uccelletto? Un guado.

Insomma, aspettavo giustizia.

Già temevo per questa storia del lodo Alfano e la riduzione della durata dei processi. Ho guardato subito l’etichetta: tempo due anni, sarebbe scaduto. L’avrebbe fatta franca anche stavolta.

Quando l’ho visto lì, alla sbarra, davanti ai giudici, con il suo sorriso gradasso, un po’ invecchiato, ma sempre in salute, come quelli che non passano mai di moda, ho avuto paura che la giuria si sarebbe lasciata influenzare. Che, sottobanco, sarebbero passate bruschette. Che ogni teste sarebbe diventato un “testu”. Funziona così, al giorno d’oggi, vedi il processo Mills. Del resto “Mills” in inglese, significa “mulini”. E perchè non “defizi”?

Ma stavolta lo scacco sarebbe stato totale: a seguire il processo c’erano le telecamere di Raiuno Serenovariabile e il fior fior di giornalisti gastronomici, esperti del settore. Altro che tangentopoli, spurtinopoli, gumbopoli.

Ho atteso il verdetto chiuso in camera mia, seduto sul cesso a leggere il menu di Mc Donalds.
Ma poi sapete tutti com’è andata. Ecco la scena, me lo sono vista e rivista: suona la campana, come a Forum. Esce il giudice, con tutto il collegio. Non Sante Licheri, ma Gianfranco Boccalatte il presidente del tribunale di Imperia. Prima di leggere la sentenza si guardano l’un l’altro. Un pelo di lingua passa sulle loro labbra. Deglutiscono. Assolto in formula piena.
La legge è uguale per tutti. Ma per l’olio di oliva taggiasca lo è un pochino di più.

Sabato, 28 Novembre, 2009

Dell’approvvigionamento idrico della città di Genova

Mi si perdoni il tono promozionale di questo post, ma accade che a volte le strade dell’editoria corrano parallele a quelle della cronaca, anche se in modo del tutto involontario.

Proprio in questi giorni, in cui l’approvazione del contestato Decreto Ronchi ha fatto letteralmente emergere la situazione della gestione pubblica dell’acqua, una risorsa data da tutti come scontata e assolutamente necessaria per il benessere della nostra civiltà, la Frilli Editori manda nelle librerie il mio romanzo, “Dell’approvvigionamento idrico della città di Genova”.

Si tratta di un noir, ovviamente, e i puristi della letteratura non me ne vogliano se ho ceduto anch’io alle leggi del mercato. Mah, segno dei tempi: oggi se vuoi essere pubblicato, devi ammazzare qualcuno. E io l’ho fatto perchè volevo raccontare la storia tutta particolare degli acquedotti di Genova, una città che, dai tempi dei romani, passando per il medioevo fino all’epoca moderna, ha sempre cercato l’acqua potabile con sistematica avidità, trovandola nei sistemi montuosi alle sue spalle, ricchi d’acqua quasi al pari del Mediterraneo che le sta di fronte. E ha praticato questa ricerca trovando soluzioni ingegneristiche d’avanguardia, applicando regolamenti e strategie di autocontrollo, costruendo una vera “Grande Opera”, un acquedotto pubblico lungo 27 km che ha dissetato donne, uomini, marinai e carugi per quasi 5 secoli e che ora – dopo che dalla seconda metà dell’ottocento a Genova sono nati i due grandi acquedotti privati Nicolay e De Ferrari Galliera – è un monumento a cielo aperto.
La storia più recente narra di due “cordate” di impresari, di industriali, commercianti, armatori, grandi famiglie borghesi che si contendono la città in via di sviluppo via su via. Ancora oggi camminando per i carugi, non è difficile trovare tombini Nicolay vicini a tombini DFG (De Ferrari – Galliera). Lo stesso numero civico può essere servito da due acquedotti diversi. La mia storia prende avvio proprio da questa peculiarità.

Trova qui la scheda del romanzo:
http://www.frillieditori.com/books/approvvigionamento.htm
Sul sito http://www.frillieditori.com c’è il primo capitolo.

Qualcosa sta cambiando nei nostri rubinetti. Ora, soprattutto ora, è importante parlarne.
Per tornare nel ponente ligure, segnalo martedì 1 dicembre alle 21 la riunione del forum imperiese per l’acqua, presso il circolo dell’ARCI “Faustini” di Armataggia.

Giovedì, 19 Novembre, 2009

Un grande balzo per un uomo un piccolo passo per la civiltà

Caro Mr.Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna, mi conceda di storpiare la frase con cui lei ha sceso il predellino dell’Apollo 11, perchè ciò che sto per annunciarle è qualcosa, ahilei, di gran lunga molto più importante di qualsiasi allunaggio o simili (che tanto non si sa nemmeno se sia vero che ci siete stati sulla Luna: siamo nella nuova età del dubbio).

Ebbene, so che storpiare quella frase storica è come photoshoppare la cellulite su Marylin Monroe ma ogni nuova avventura dell’assessore all’ambiente della provincia di Imperia Bellotti è certamente degna del sacrilegio.
E, non possiamo dire che stavolta abbia superato sè stesso perchè nessuno sa che cosa il futuro ci aspetti.

I problemi relativi all’ambiente della provincia di Imperia sono molti, ma le cronache recenti ne riportano due in particolare: quello, annoso, dei rifiuti, e quello recente dell’elettrosmog.
Sui rifiuti in queste pagine s’è detto moltissimo, ma giova ripeterlo: la provincia di Imperia viene mantenuta volontariamente in uno stato di arretratezza cronica che avvantaggia alcuni potenti, in particolare il gruppo Biancamano del sig. Pizzimbone e la Idroedil del sig. Ghilardi. Tutti i tentativi di realizzare un piano rifiuti che comprenda raccolta differenziata, riutilizzo e riciclo dei rifiuti sono falliti o stanno fallendo proprio per questo motivo. I comitati locali e le associazioni hanno promosso in questi ultimi mesi incontri e convegni con esperti (qui e qui), presentando casi virtuosi per promuovere alternative al sistema in vigore. Le autorità provinciali li hanno bellamente evitati o si sono fatte negare alle telefonate di invito.

Il problema dell’elettrosmog ha impegnato diverse famiglie che si sono schierate contro una gigantesca antenna innalzata in via Don Minzoni a Imperia (qui), a due passi da scuole materne ed elementari e in una zona ad alta densità abitativa (più sù c’è anche la villa de U Ministru, ma forse la sua scorta riesce ad allontanare anche le radiazioni ad alta frequenza). Battaglia persa: la mattina del 3 novembre due tecnici e una 30 di carabinieri hanno montato l’antenna per Ericsson e Vodaphone.

Ora, caro Neil, nello spazio lei avrà visto cose che noi umani non possiamo immaginare, ma le imprese dell’assessore superano di gran lunga la nostra immaginazione: il 24 e il 25 novembre 2009, in due sedi separate, prima a Imperia e poi a Bordighera, con un prodigioso balzo di una trentina di chilometri, Bellotti tratterà, in una conferenza di una mattinata  (con coffee-break alle ore 11 in punto) entrambi i temi, tanto al chilo.
L’evento avrà titolo “Riflessioni ed esperienze su raccolta differenziata e campi elettromagnetici in Provincia di Imperia”, il programma è qui.

Mi segnala poi Gian Marco che l’assessore, con un altro prodigioso balzo, sarà impegnato, lo stesso 24 novembre pomeriggio, dalle 15 in poi (con coffee break alle 16.30)  nella conferenza “Il valore sociale della relazione con il cane: riflessioni, esperienze, prospettive a confronto con il territorio imperiese” (qui il volantino).

Si immagini lei che cosa accadrà martedì prossimo in quell’aula Magna dell’Università a Imperia: vasetti di yougurt, bottiglie di birra e imballaggi di plastica non avranno nemmeno avuto il tempo di concludere la loro orbita e atterrare nelle pattumiere colorate della differenziata dell’assessore che verranno investiti da fasci di radiazioni ad alta frequenza dei telefonini UMTS, mentre orde di labrador e spinoni correranno da una parte all’altra assecondando il noto riflesso di Pavlov.

Chi lo sa, forse subiranno mutazioni genetiche e ci troveremo a combattere un blob di percolato di Ponticelli, oppure dovremmo fronteggiare all’invasione dei soliti ultracorpi che continuano a votare le stesse persone che da anni si adoperano per non risolvere gli stessi problemi.

Lunedì, 16 Novembre, 2009

La città centrifuga

Stamattina prestissimo era già tutto pronto. Le bandiere dell’Anas, sventolavano accanto a quelle della Comunità Europea e al tricolore nazionale. Il prato, bello sfalciato, sapeva d’umido come per la finale dei mondiali. L’asfalto nero e piatto, perfetto come nemmeno a Monza.

E la rotonda. Mai vista una rotonda più rotonda di così. Di una circonferenza tale che dentro ci potrebbe stare un eliporto o un campo da bocce, invece che dei poveri pitospori assetati.
“Rotonda” non solo nel significato di “rotatoria”, ma anche nel senso che, percorrendola, si ha la percezione di qualcosa che sottostà davvero alle leggi. Non tanto a quelle del Codice della Strada (di per sè, le ultime sentenze della Corte Europea hanno complicato più che chiarito la giungla delle rotatorie, in sostanza una metafora della vita di oggi: “vinca il più forte”), ma, più precisamente, alle leggi della fisica dinamica.

Una cosa è sicura. Dopo i due Claudii e il loro codazzo di portaborse e assessori, dopo vescovi, parroci, prelati con i loro aspersori, dopo i curiosi di turno e gli appassionati di due e quattro ruote motrici, giunti stamane per inaugurare il nuovo svincolo dell’Aurelia Bis, i fisici di tutto il mondo si daranno presto appuntamento nel ponente ligure per effettuare studi impossibili in qualsiasi altro sistema inerziale terrestre.

Taggia, prima città agricola, poi turistico-alberghiera, poi deposito-alveare di coppiette padane in climaterio, infine polo commerciale della macro-regione Alpi Marittime/Provenza, ora ha una nuova identità: Taggia, la città centrifuga.

Ad attirare i seguaci di Galilei, la frase con cui tutti i giornali descrivono da settimane l’evento (attenti alla lingua, forse i redattori erano appena usciti da uno degli esperimenti dei tecnici ANAS):
“Il primo svincolo, in corrispondenza dell’ex Statale 548, consisterà in una rotatoria di forma allungata in grado di risolvere, con un’unica intersezione a raso, i flussi veicolari convergenti dall’Aurelia Bis, dalla strada per Taggia e la Valle Argentina e dalla viabilità per il centro di Arma e per la stazione ferroviaria. Il secondo svincolo, tra l’Aurelia Bis e via Beglini, di collegamento con l’Autostrada dei Fiori e con Arma, è già parzialmente realizzato e aperto al traffico per le sole rampe in entrata e in uscita dal tratto di Aurelia Bis già attivo, in direzione Sanremo.”

Da capogiro. E così sarà. Già prima gli effetti delle 3 rotonde presenti in paese erano noti.
La prima, appena giunti dall’Autostrada dei Fiori, provocherebbe un brusco afflusso sanguigno con conseguente aumento dei bisogni primari: non per nulla nei pressi, si trova il centro commerciale Nordiconad.
La seconda, più piccola, subito dopo il parco commerciale all’immissione con l’Aurelia, sposterebbe i corpi negli abitacoli in modo così violento da provocare collisioni con i sacchetti della spesa, successiva rottura di uova e involontarie marmellate di caco-mela e passate di pomodoro.
La successiva imponente rotonda del Quadrivio Rossat provocherebbe, invece, con la sua forma a goccia, un deciso spostamento a destra dei cittadini. Come se ce ne fosse bisogno a Ponente. Ma, hai visto mai, a marzo ci sono le elezioni regionali.

E questa ultima alla stazione FS, non si sa ancora che effetti potrà avere. La fisica dice che chi la percorrerà sarà sottoposto ad una forza pari alla sua massa per il quadrato della velocità diviso il raggio. Ma qualsiasi ipotesi finora ideata deve essere attentamente vagliata. Newton trema nel sepolcro. Einstein ritira la lingua.
Per le autorità le rotonde o rotatorie servono per snellire il traffico e sono più sicure perchè eviterebbero i “vols à la portiére”. Ma in questo modo si rischia di favorire i “vols chez la portiére”.  Si perdoni il francese non  proprio corretto.

Staremo a vedere. Del resto, con la fisica e la geometria a Taggia siamo forti. Abbiamo appena finito con le tangenti, ora cominciamo con le rotonde.

P.S.: speriamo che le autorità presenti si accorgano di uno striscione su una casa poco sopra la rotonda, sulla strada per Castellaro. Sta scritto, in rosso su bianco: “LA CAVA CI UCCIDE, SCAJOLA COSA FAI? GIULIANO NULLA, E TU..??”. L’ha messo Brunello Valle, perchè ancora nessuno ha mosso un dito per chiudere e bonificare la cava di Rocca Croaire, in cui è abusivamente stato depositato amianto.